ROMA. Il mitreo di Santa Prisca.

Negli anni 1934-39, durante le indagini condotte dai padri di Santa Prisca nei sotterranei della chiesa alla ricerca dell’antica domus ecclesiae, il titulus di Prisca e di Aquila, nel quale avrebbero trovato asili Pietro e Paolo, si rinvennero i resti di almeno due abitazioni private (una delle quali sembra essere quella di Licinio Sura) e un grande mitreo.
Le case romane, databili al I e II sec. d.C., subirono vari adattamenti e forse quando nel lato sud si impiantava il titulus paleocristiano a nord sorgeva il mitreo.
Il culto di Mitra giunse a Roma dalla lontana Persia fin dal I sec. e si diffuse ampiamente nel II e III sec. tanto da costituire un temibile avversario del nascente cristianesimo.

                      Statua marmoerea di Cautes

A Roma sono localizzati con certezza almeno una quindicina di spelei mitraici, ma il loro numero effettivo doveva essere maggiore, se si prendono in considerazione i rinvenimenti sporadici avvenuti in tutta l’area urbana.
Il mitreo individuato sotto la chiesa di Santa Prisca all’Aventino è conservato in buono stato, se si considera che al tempo di Teodorico (378-395) venne distrutto e profanato intenzionalmente, forse dagli stessi cristiani.
Prima di accedere all’aula del mitreo, si raggiunge una sorta di atrio dove in due nicchie erano sistemate le statue in marmo dei dadofori (portatori di fiaccole) Cautes e Cautopates. La statua di Cautes, che è stata rinvenuta in frammenti e successivamente ricostruita, è ora visibile. Il vero e proprio mitreo è costituito da una grande sala coperta a volta, ai lati della quale sono disposti due banchine in muratura, che venivano utilizzate dai partecipanti al banchetto sacro. Sul fondo dell’aula si staglia su un alto podio una nicchia in muratura, con ai lati paraste corinzie, nella quale sono conservati stucchi rappresentanti divinità mitraiche. Si nota al centro la figura sdraiata di un Saturno, che forse sorreggeva una recipiente dal quale sgorgava acqua nella vasca sottostante e ai lati i resti di scene relative all’uccisione del toro. Sulla parete esterna della nicchia l’intonaco conserva un graffito datato al 202 d.C., nel quale, secondo recentissimi studi, si dovrebbe riconoscere una dedica commemorativa della costruzione del mitreo stesso.
Sulle pareti dell’aula si conservano due fasce affrescate tra il 200 e il 220, dove sono rappresentate una sequela di scene relative allecerimonie sacre mitraiche e dove personaggi in processione rappresentano tutti i gradi dell’iniziazione, puntualmente ricordati con scritte. Al termine di questo ciclo e, del corteo, è raffigurata una grotta con quattro personaggi, due sdraiati in banchetto (Mitra e Sole) e due in atto di servire.
Intorno al mitreo sono stati individuati vari locali secondari: la stanza degli arredi sacri dove il pontefice e gli atri membri del collegio indossavano le vesti, quella delle iniziazioni e quella per le cerimonie di purificazione.

Fonte: Carlo Pavia, Claudio Moccheggiani Carpano. Roma sotterranea e segreta. Arnoldo Mondadori Editore, Roma, 1985

ROMA. Il mitreo sotto la Crypta Balbi.

La grande esedra semicircolare, che si trovava contrapposta al teatro ed all’ampio giardino quadradestinata ad ospitare all’interno delle proprie nicchie alcune statue ornamentali, ed era originariadecorata con pavimenti a mosaico e molto probabilmente con fontane o giochi d’acqua. Quest’area era utilizzata come luogo d’incontro dei ricchi romani prima di assistere agli spettacoli teatrali fino a che, intorno al II sec., essa non venne trasformata in una monumentale latrina che correva tutto l’arco, ad utilizzo degli spettatori. È stato anche supposto, vista la vicinanza del Portico di Minucio Porticus Minucia Frumentaria dove avveniva la distribuzione delle razioni di frumento alla popolazione. Le latrine erano aperte ed accessibili anche ai passanti che percorrevano quella che è l’odierna Via dellr Botteghe Oscure.
Intorno al III sec., quando ilculto di Mitra stava vivendo la sua apoteosi, e molti imperatori romani, Commodo, si erano fatti iniziare ai suoi misteri, una delle aule che si trovavano al piano terra venne chiusa ed adibita a mitreo, con l’aggiunta dei banchi laterali e di un altare.
Gli scavi archeologici che sono stati effettuati nell’area, a partire dal 1981, hanno mostrato un ambiente in buono stato di conservazione, con gli altari ed i banchetti ancora in loco, e tracce di affreschi lungo le pareti laterali.
Oggi tutto il materiale rinvenuto è esposto negli attigui locali del Museo.

La parte superiore del bassorilievo rappresentate la tauroctonia, l’unica conservata, mostra il dio nell’atto dell’uccisione del toro. Si distinguono chiaramente, ai due angoli, le effigi del Sole (Helios) e della (Selene). Il marmo presenta tracce di doratura. Il frammento di un personaggio che tiene in alto la fiaccola accesa si identifica in Cautes, uno dei due gemelli cosmici che affiancano Mitra, quello che annuncia l’avvento della luce ovvero l’allungarsi delle giornate all’ingresso della Primavera.
L’altro, Cautopates genere identico, tranne che per la posizione della fiaccola, che è rivolta verso il basso: egli, irappresenta l’avvento dell’oscurità, ovvero l’accorciarsi delle giornate che ha inizio all’ingresso dell’autunno.
Notevole anche una testa di leone, che probabilmente apparteneva alla statuina di Aion, il dio che era una personificazione del Tempo (Kronos), le cui spire avvolgono tutto. Il personaggio, infatti, viene rappresentato completamente avvolto tra le spire di un serpente, che è un elemento di terra. Gli attributi, ovvero la testa leonina, le ali ed il cratere simboleggiano, rispettivamente, gli altri tre elementi il fuoco, l’aria e l’acqua.

Vedi anche: Il Mitreo della Crypta Balbi

ROMA. Mitreo di via Giovanni Lanza.

Roma, Musei Capitolini, inv.2976
Da Roma Esquilino, Mitreo di via Giovanni Lanza presso la chiesa di San Martino ai Monti (1885)
Marmo bianco a grana grossa
Alt. 32,5 cm.; lungh. 44 cm.; spess. 3,8 cm.
Lastra quadrangolare con campo a forma di arco ribassato, occupato da un bassorilievo raffigurante Mitra tauroctono, accompagnato – come di consueto – dal serpente, dal cane, dallo scorpione, dal corvo messaggero dek Sole, infine dalle protomi di Sol con corona radiata e di Selene con crescente lunare; il dio, giovane e imberbe, indossa l’usuale abbigliamento orientale; per il particolare della zampa anteriore sinistra del toro, sillevata in aria nell’estremo tentativo di rialzarsi, lo schema iconografico del rilievo è riconducibile al gruppo C 1 della Bewegungsphase nella classificazione proposta da Volkommer (Volkommer 1991; Volkommer 1992, p. 599, n. 134).
La lastra, datata al 200 d.C., appartiene al piccolo mitreo sotterraneo rinvenuto, insieme a un iseo, a Roma nella domus tardoantica di via Giovanni Lanza (area degli Horti Maecenatis), allestito con sculture di reimpiego in ambienti precedentemente adibiti a cantina (oltre al rilievo mitraico, statuette di Cautopates di fine II e III secolo d.C. e un capitello ionico rovesciato come altare; S. Ensoli in Aurea Roma 2000, pp. 524-525, nn. 162-163).
La convivenza nella residenza patrizia dei culti di Iside e Mitra, oltre a ribadire una distinzione fra pratiche cultuali di destinazione femminile (Iside) e maschile (Mitra), depone a favore di strette connessioni tra le due divinità, sia per l’identificazione (almeno a partire dall’età di Caracalla) di Mitra con Serapide, sia per la presenza di dèi alessandrini in taluni mitrei (per esempio nei Castra Peregrinorum) e di Mitra in santuari isiaci (M. Papini in Rito segreto 2005, p. 274.
Datazione: 200 d.C.

Bibliografia:
– Volkommer 1992, p. 599, n. 134;
Aurea Roma 2000, p. 524, n. 161 (S. Ersoli, con bibliografia precedente);
– Ambrogio e Agostino 2003, pp. 312, 414, n. 233 (S. Ersoli);
– Rito segreto 2005, p. 274 (M. Papini);
Rivoluzione dell’immagine 2007, p. 112 (F.P. Arata).

Fonte: “Costantino 313 d.C., Electa, Milano 2012, p. 222” – Catalogo mostra a Palazzo Reale a Milano 2012/2013

Tratto da “Roma Sotterranea” di Simone Santucci
Negli scavi del 1883, a quattro metri di profondità in via Giovanni Lanza 128, dietro alla chiesa di san Martino ai Monti del quartiere esquilino, emerse una ricca domus di epoca Costantiniana, di cui successivamente si rinvennero una biblioteca e un ninfeo.
Detti ambienti, in un tempo remoto già adibiti a cantina, erano accessibili da una porta con architrave in travertino e due rampe di scale, e contenevano una piccola edicola domestica con le statue di culto originarie.
Questo larario era però già frutto della trasformazione di un sacello isiaco a carattere privato del II sec. d.c.
Nel larario si conservavano infatti diciassette statue di divinità e lari domestici, tra cui Iside-Fortuna, Serapide, Ercole, Horus-Arpocrate, Afrodite, Dioniso, Apollo, Ecate, Cibele e alcune statuette di lares familiari.
Possiamo conoscere l’aspetto dell’edicola solo grazie alla litografia del Ronci che la disegnò prima che l’edicola venisse ignorantemente abbattuta. Accanto al larario un altro passaggio introduceva ad una scala che immetteva ad un ambiente ancora sottostante, più antico del resto della domus.
Qui le pareti si presentavano in opera reticolata e doveva trattarsi di un ambiente di servizio, che nel IV sec. venne riadattato a mitreo.
Al suo interno con grande stupore vennero trovati ancora al loro posto elementi votivi ed oggetti legati al culto mitriaco. Ai piedi della prima rampa di scale due nicchie alloggiavano le statuette dei due portatori di fiaccola Cautes e Cautopates.
Sopra una tavola di marmo sorretta da due mensole, anch’esse marmoree, invece era poggiato il rilievo di Mitra che sacrifica il toro (Mitra tauroctono).
In piccole cavità nei muri vennero rinvenute lucerne ed i resti di sette torce che dovevano alludere ai sette gradi di iniziazione del culto mitraico. Al centro dell’ambiente era posto un capitello ionico che fungeva da altare.
(RODOLFO LANCIANI – Ancient Rome in the light of recent discovertes – London 1888)

Localizzazione: Roma
Data ultima verifica: 27 dic 2024
Rilevatore: Feliciano Della Mora

ROMA. Mitreo sotto la Basilica di Santo Stefano Rotondo.

La basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio è un luogo di culto cattolico del V secolo che sorge a Roma sul Celio. Fu conosciuta anche come Santo Stefano in Girimonte, Santo Stefano in Querquetulano, Santo Stefano in capite Africæ.
Sorgeva in prossimità della caserma romana dei Castra peregrina, alloggi delle truppe provinciali, ed in corrispondenza di un mitreo, realizzato durante il periodo di funzionamento della caserma ed utilizzato dai soldati stessi. Questo non deve stupire, in quanto il mitraismo era la religione più popolare tra l’esercito, e proprio questa sua caratteristica ne permise un’enorme diffusione in ogni angolo dell’impero.
Nel momento della sua realizzazione, intorno al 180 d.C., il mitreo occupò inizialmente un ambiente di forma rettangolare piuttosto ridotto, di circa 4 metri per 10; nel secolo successivo l’abbattimento di un muro permise di raddoppiarne le dimensioni, tali da fargli assumere una forma quasi quadrata.
Nei pressi si trovava un’ampia residenza dei Valeri (domus Valeriorum).
Nel mitreo, al di sopra del primo altare, c’è una nicchia in cui era affisso un altorilievo in stucco rappresentante Mitra Tauroctono. Di questa presenza si può essere certi perchè sono evidenti, sull’intonaco bianco che ricopre le pareti della nicchia, le linee guida per il fissaggio dell’altorilievo. Si vedono, inoltre, i resti dei grandi chiodi di ferro che fissavano l’altorilievo alla parete.
Intorno a questo rilievo l’intonaco della nicchia mostra una stesura pittorica azzurra. Secondo la traccia lasciata sull’intonaco, l’altorilievo doveva misurare, in larghezza, m. 1, 20 metri.
Dell’altorilievo si rinvennero molti frammenti tra cui la testa dorata di Mitra, oggi esposta al Museo Nazionale Romano, Collezione Epigrafica delle Terme di Diocleziano. L’altorilievo rappresenta Mitra che nasce dalla roccia tenendo nelle mani una torcia accesa ed un pugnale.
Lungo le pareti lunghe furono costruiti due podi, sui quali prendevano posto i seguaci, mentre sulla parete di fondo trovò posto un altare con edicola all’interno della quale si trovava la raffigurazione a rilievo in stucco dorato della tauroctonia (uccisione del toro) da parte del dio.
Raffigurati invece tramite affresco vi erano, ai lati dell’edicola, le rappresentazioni della Luna e del Sole. Solo la prima è ancora visibile.
La parete nord del Mitreo aveva la decorazione a specchi bianchi con elementi vegetali in verde, quando il vano era adibito ad alloggiamento delle truppe.
Per la nuova funzione di mitreo venne dipinta, sul primitivo intonaco, una larga specchiatura a croste marmoree di giallo antico. Tale decorazione consiste in un pannello più semplice alternato ad uno più complesso. Il primo comprende uno specchio di giallo antico racchiuso in rettangolo di porfido, il secondo, invece, consiste in un pannello giallo antico, affiancato da un riquadro di rosso antico che delimita una superfice di cipollino entro la quale è iscritto un rombo di porfido. Questo, a sua volta, delimita uno spazio di giallo antico entro il quale è un disco di porfido.
La parete sud del mitreo venne completamente ridipinta di rosso. Nella parte ad ovest dell’ingresso, furono affrescati due grandi crateri bianchi, ad imitazione del marmo, con due colombe sul bordo. Il cratere è rappresentato frequentemente sia sui rilievi mitriaci, sia nei luoghi di culto essendo il simbolo dell’acqua.
Il mitreo fu abbandonato repentinamente, probabilmente a seguito di una devastazione violenta dello stesso, destino purtroppo comune ad altri edifici adibiti allo stesso culto. E’ difficile dare una datazione certa a questo evento, che probabilmente ebbe luogo intorno alla fine del IV secolo, a seguito dell’editto di Tessalonica ad opera dell’Imperatore Teodosio.
Successivamente venne distrutta la parte alta dell’aula, della quale quindi non possiamo più vedere il soffitto, anche se il ritrovamento di parti di intonaco sul retro delle quale erano visibili i segni delle canne, fanno presupporre che esso avesse un andamento in piano.
Gli ambienti furono poi oggetto di un poderoso riempimento con materiale di risulta, propedeutico ai lavori di costruzione della chiesa che nascose così per circa 1500 anni questa importante testimonianza del passato.

Info:
Via Santo Stefano Rotondo, 7, 00184 Roma RM – Telefono: 06 4211 9130

Fonte: www.romasotterranea.it

Bibliografia:
Elisa Lissi Caronna: “Il mitreo dei Castra Peregrinorum” Ed. Brill, 1986

ROMA. Museo Nazionale Romano, Mitra che uccide il toro.

Rilievo policromo raffigurante Mitra che uccide il toro.
La scena costituisce il momento culminante del mito, in cui il sangue del toro ucciso feconda la terra.

ROMA. Museo Nazionale Romano. Rilievo mitraico.

Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 205837
Da Roma, Mitreo dei Castra Peregrinorum sotto Santo Stefano Rotondo (1973-1975)
Marmo con resti di policromia
Alt. 90 cm; largh. 148 cò; spess. 6 cm.

Il rilievo rappresenta Mitra tauroctono nella consueta veste orientale, secondo la tipologia saldamente codificata che lo vede assistito da Cautes e Cautopates e accompagnato da serpente, scorpione, corvo, mentre l’ambientazione cosmica della scena è suggerita dalla presenza della uadriga guidata dal Sol sulla sinistra e dal carro di Selene trainato da buoi sulla destra. Interessanti e meno usuali sono i due uccelli inseriti ai piedi di Cautes e Cautopates, rispettivamente un gallo a simboleggiare la luce e una civetta a indicare il buoi; altrettanto rara la figura di Hesperos con fiaccola, librata in aria davanti alla Luna, per la quale un puntuale confronto è stato individuato nella Patera di Parabiago (M. Papini, in Rito segreto 2005, p. 272).
La tipologia del rilievo rientra nel gruppo C 2 (Bewegungsphace II) della classificazione Volkommer (Volkommer 1991; Volkommer 1992, p. 601, n. 160).
Straordinario è lo stato di conservazione della decorazione policroma, in ocra gialla, nero, rosso, con largo uso dell’oro sul volto, sul cappello e sull’abito di Mitra.
La lastra appartiene al rifacimento, datato alla fine del III secolo d.C., del Mitreo allestito già intorno al 180 d.C. nei Castra Peregrinorum sul Celio (Lissi Caronna 1986, Lissi Caronna 1993 con bibliografia precedente), dove peraltro venivano praticati anche altri culti, per Giove Ottimo Massimo, Mercurio, Iside-Regina, Apollo, Telesforo, per il Gernius dei Castra, ecc. (per i culti nei castra Panciera 1997-1998).

Datazione: fine del III secolo d.C.

Bibliografia:
– Lissi Caronna 1986, pp. 31 ss, tav. VIII-IV,
– Volkommer 1992, p. 601, n. 160, Rito segreto 2005, pp. 270-272 (M. Papini).

Fonte:
“Costantino 313 d.C., Electa, Milano 2012, p. 221” – Catalogo mostra a Palazzo Reale a Milano 2012/2013

ROMA. Ostia antica. Mitreo della Planta Pedis.

Il Mitreo del Piede-suola è stato installato in una sala adrianea costituito da filari di mattoni e pilastri di tufo. Il santuario aveva avuto tre navate. Nella stanza a est del santuario sono alcune vasche e un pozzo. Nel muro occidentale di questa stanza è l’ingresso principale del Santuario e due porte collegavano la centrale e la navata sinistra.
La porta occidentale è bloccato da una panca bassa, pochi gradini conducono dalla navata centrale, alla parte posteriore della navata destra, e ad una piccola stanza con una nicchia nel muro curvo ovest.
Le mura di opus vittatum furono costruite sul lato destro della navata centrale. Dei piccoli podi sono stati fissati contro questo muro e contro i pilastri sul lato sinistro. Aldisopra dei banchi sono ricavate piccole nicchie, in una delle quali sono state rinvenute ossa di animali.
Nel retro del santuario c’è un grande nicchia di tufo decorata a stucchi, su uno sfondo giallo. che accoglie un altare a gradini.
Al primo livello è un mosaico geometrico in bianco e nero, il secondo livello è decorato con marmo, al centro di terzo livello, contro la parete di fondo, c’è una base in muratura. Di fronte alla nicchia di travertino ci sono due basi di marmo, probabilmente le statuette di Cautes e Cautopates.
Tra i banchi c’è un semplice mosaico bianco e nero, con alcune tessere gialle e rosa, diviso in due scomparti uguali da bande nere.
Nella parte vicino all’ingresso sono le figure di un serpente e l’impronta di un piede, sotto il mosaico c’è un piano più antico con l’impronta di un piede sui mattoni. Sarebbe il piede di Mitra, sul quale gli iniziati poggiavano il loro piede.
Nella muratura dell’altare nella nicchia è stata trovata una moneta di Valeriano (253-259 d.c.), con un busto del Sol sul retro.
Sull’altare c’è l’iscrizione:
PR(o) SAL(ute) AVGG(ustorum duorum) PR (o) SAL (UTE) AVGG (duorum ustorum)
S(oli) I(nvicto) M(ithrae) S (oli) I (nvicto) M (ithrae)
FLORIVS HERMADIO FLORIVS HERMADIO
SACERDOS S(ua) P(ecunia) F(ecit) Sacerdos S (ua) P (ecunia) F (ecit)

Gli oggetti trovati:
Un altare di marmo (0,30 x 0,34, h. 1.00). In fondo è uno spazio curvo vuoto, forse per un piccolo busto.
Frammenti di un rilievo marmoreo, presumibilmente di Mitra che uccide il toro con due figure di accompagnamento: Sol e Luna. I raggi del Sole sono dipinti di rosso.
Una vasca marmorea tonda, con iscrizione sul bordo:
INVICTO MITHRAE D(onum) D(edit) M(arcus) VMBILIVS CRITON CVM PYLADEN VILICO – INVicto MITHRAE D (onum) D (edit) M (arcus) VMBILIVS CRITON CVM PYLADEN VILICO

Una dedica da Hermes, schiavo di M. Iulius Eunicus:
SILVANO SILVANO
SANCTO SACRVM Sancto SACRVM
HERMES HERMES
M. IVLI EVNICI M. IVLI EVNICI

Il santuario fu costruito nella seconda metà del II o inizio del III sec. d.c., con modifiche della seconda metà del III sec..

Fonte:
www.romanoimperio.com

ROMA. Riapre il Mitreo Barberini. Visite guidate per scoprire il gioiello archeologico.

Riapre al pubblico dopo un periodo di chiusura forzata, il Mitreo Barberini, luogo di culto dedicato alla divinità Mitra tra i meglio conservati a Roma che prende il nome dal Palazzo Barberini, dove nel 1936 è stato scoperto durante alcuni lavori edilizi. Per la precisione, il Mitreo si trova nell’ambiente seminterrato della vicina Palazzina Savorgnan di Brazzà, ed è un gioiello archeologico e architettonico la cui struttura risale al II secolo d.C. e che sarà possibile fruire il 12 e il 16 settembre, giornate in cui la Soprintendenza Speciale di Roma promuoverà visite guidate gratuite su prenotazione.
2-Mitreo-Barberini“È una gioia riaprire un monumento così significativo e consentire di nuovo ai visitatori di conoscere un luogo ricco di fascino e di mistero al centro di Roma, come il Mitreo Barberini”, spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. “Due giornate per di più a ingresso gratuito, arricchite dalla guida sapiente di Simona Morretta, archeologa responsabile del sito, che saprà svelare ogni aspetto del luogo e dei preziosi affreschi in esso contenuti”.
6-Mitreo-BarberiniMitra è una delle divinità adorate nelle religioni misteriche dal I secolo a.C. al V d.C., e il suo culto veniva praticato in ambito induista, persiano ed ellenistico-romano. In particolare, nella cultura ellenistica, Mitra era assimilato alla figura di Apollo, mentre nella mitologia romana era il dio dei guerrieri. Una delle sue rappresentazioni più diffuse è quella della Tauroctonia, in cui Mitra è nell’atto di uccidere un toro; iconografia che è presente anche nel Mitreo Barberini, ambiente collocato all’interno di precedenti strutture del II secolo d. C. di circa 12 x 6 metri, coperto con volta a botte e banchine laterali: qui un affresco raffigura, in alto, la volta celeste con i segni zodiacali, e dieci riquadri raccontano la storia e le imprese di Mitra con le personificazioni di Sole e Luna. La Tauroctonia vede Mitra, affiancato come da Cautes e Cautopates, sacrificare ritualmente il toro.

7-Mitreo-BarberiniAutore:  Desirée Maida

Fonte: www.artribune.com, 11 sett 2021

Roma: il 12 e 16 settembre 2021
Riapertura Mitreo Barberini – Via XX Settembre, 2
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link forms.gle/qPaj5KvMUPkvWU9u9 www.soprintendenzaspecialeroma.it

Localizzazione: Roma

SANTA MARIA CAPUTA VETERE (Ce). Il Mitreo, nel rione Sant’Erasmo.

La città di Capua non fu inferiore a Roma per nulla, e se il suo colosso fu il più ricco e decorato del mondo Romano, come Roma, annoverava tra i suoi monumenti di culto un Mitreo, anch’esso riccamente decorato, il più bello di tutti quelli presenti nell’impero forse.
Il culto di Mitra, di origini orientali e specificamente di origini Persiane, fu portato a Roma quasi sicuramente dai prigionieri di guerra poi destinati ad essere dei gladiatori.
mitero03Decorato mirabilmente con un ciclo di affreschi di pregevolissima fattura, ancora oggi nonostante l’incuria del tempo, l’azione aggressiva dell’umidità poiché è sottoposto al livello stradale di diversi metri e, la negligenza dell’uomo nel custodirne l’integrità, lascia intravedere tutta la freschezza della sua esecuzione.
Il suo ritrovamento fu frutto del caso, esso fu rinvenuto durante il corso di uno scavo per la costruzione di un edificio in un vicolo della via Pietro Morelli nel 1922 (a’ chiazza e Sant’ermo) vicolo che oggi porta il suo nome.
A struttura sotterranea, è formata da una camera, che misura circa m. 12 di lunghezza per 3 di larghezza, soffitto con volta a botte e lucernai che lasciano passare la luce che proviene dall’esterno, il Mitreo, era situato nei pressi dell’antico Capitolium, foro principale della metropoli Capuana.
mitreo04Ai margini della struttura, vi sono i posti a sedere per la collocazione degli adepti che partecipavano alle funzioni, tutt’intorno sulle pareti laterali sono presenti raffigurazioni illustranti i riti d’iniziazione degli adepti che, per essere ammessi, erano sottoposti a prove dolorose per vari gradi; concludevano le prove con una sorta di battesimo nel sangue dell’animale sacrificato, (taurobolio) il soffitto è decorato con un motivo di cielo stellato.
Il vero capolavoro dell’intera struttura però è la raffigurazione del “Taurocedio”, posto sulla parete centrale, su uno sfondo roccioso,
il dio Mitra raffigurato con un vestito tipicamente orientale di colore rosso riccamente decorato, cappellino frigio, brache attillate e mantello azzurro con sette stelle rappresentanti i sette pianeti, con un gesto atletico ma nel contempo senza mostrare fatica ne sforzo alcuno, premendo il ginocchio sul dorso dell’animale, affonda nel collo del toro che tiene con la testa tirata all’indietro un pugnale, tutt’intorno sei figure che rappresentano: il sole, la luna, l’oceano, la terra e due arcieri ministri del dio (Cautes e Cautopates).
Atrio del Mitreo. Il grande Fascio littorio in foto vi era originariamente presente.Ai piedi del toro un serpente che occupa l’intero spazio e un cane che si avventa sull’animale ferito leccandone il sangue che sgorga copioso dalla ferita mortale.
L’entità e la bellezza di questo santuario, ci lascia presupporre che i seguaci di Mitra, a Capua fossero molto numerosi, e pur vero però che Capua fu la città dei Gladiatori i quali, come detto in precedenza portarono il culto di Mitra in occidente.
Il dio Persiano uccidendo il toro, rinnova l’intera natura. La dottrina di Mitra riferisce che esso (come Gesù), alla fine dei tempi ritornerà per salvare il mondo, e con un nuovo taurocedio lo rinnoverà e con esso il genere umano.

Frammento di iscrizione trovato nel Mitreo di Santa Maria Capua VetereAutore: Raffaele Masucci

Fonte: www.ilportaledelsud.org, Gennaio 2010

Testa di Minerva trovata nel Mitreo di Santa Maria Capua Vetere

 

Lucerne romane trovate nel Mitreo di Santa Maria Capua Vetere

 

 

 

 

 

capua mitracapua mitra 2

Localizzazione: Rione Sant'Erasmo, Santa Maria Capua Vetere (Ce)
Periodo artistico: II sec. d.C
Note storiche:

Il Mitreo fu scoperto nel 1922, ma per un decennio per visitare l’ipogeo si doveva scendere mediante una botola rudimentale con scale a pioli di legno. Già in occasione di un convegno sui monumenti della città (1925), i dotti auspicavano un intervento dall’alto, una specie di petizione al ministro della Pubblica Istruzione, on. Pietro Fedele, per la creazione di un atrio coperto e scale in muratura.
Il tempo passava e, nel corso di una visita (1930) della principessa Maria Josè, novella sposa del principe Umberto II, costei si rifiutò di entrare nel mitreo, impresa spericolata per una donna, nonché regale. Così, nel giro di due anni, l’avv. Fratta, podestà, che già aveva contribuito generosamente alla sistemazione dell’anfiteatro di propria tasca, realizzò la stanza d’accesso e le scale in muratura, all’accesso alle quali furono incastonati un rilievo di gesso, riproducente la Tauroctonia, ed una lapide in latino, che ricorda l’evento, opere eseguite dallo scultore Amedeo Ventriglia.
Inoltre, un enorme fascio littorio di epoca romana in pietra, fu incastonato nel muro accanto alla lapide (tra le prime vittime della rabbia iconoclastica resistenziale, sfogata all’indomani del 25 luglio 1943).
L'emblema fascista, scardinato e rimosso, e si trova nel recinto dell'Anfiteatro Campano, appena si entra sulla sinistra . Nella prima immagine allegata è possibile vedere il fascio di cui si parla.
Nel Mitreo sono stati scoperti vari residui di materiali archeologici, che qui enumeriamo nella parte mediana della cripta:
- frammento di antefissa in terracotta, che riproduce in bassorilievo a stampo un gruppo di centauri;
- un recipiente di terracotta per acqua di forma ovoidale;
frammento di una lastra marmorea con resti di rilievi ornamentali;
- due piccole basi di marmo ed una di travertino;
frammenti di una colonnina scanalata di terracotta;
- due frammenti di lastre marmoree con resti di rilievi decorativi;
- tre frammenti di transenne marmoree e di tufo;
- un frammento di lastra marmorea rettangolare con resti di un’iscrizione;
- numerose lucerne fittili, di colore rossiccio, frammentate;
- un’anfora di terracotta grossolana, frammentaria all’orificio ed alla base appuntita;
- piccola coppa di terracotta grezza.
Inoltre, nello scavo delle fondazioni di un muro di rinforzo a sostegno della volta, si è raccolta fra i pietrami una testina fittile di Minerva.
Questi reperti archeologici non sono visibili nel Mitreo, probabilmente si trovano nei magazzini di qualche museo ma non in quello locale, tuttavia in un muro del Mitreo esiste un bassorilievo marmoreo dove si vedono scolpite le figure di Amore e Psiche, che alludono al mito dell’anima elevata dall’amore mistico, accolto nella tradizione funeraria e raffigurato spesso nelle catacombe. Il piccolo rilievo, derivato da qualche monumento funerario romano, risale al II-III secolo d.C..
La diffusione a Capua dei culti di Cibele, di Serapide, di Iside ed, in particolare, di Mitra era stata sostenuta da Giacomo Rucca, che riporta un’epigrafe catalogata come apografa da Theodor Mommsen (Cil., 10.3793) e pubblicata da Julius Beloch (Inscr. 411), ubicata nel giardino Teti fino a qualche decennio fa, che attestava la presenza del dio persiano a Capua e, di conseguenza, della cripta:
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SEX FIRMIVS CHARITO
EX VOLVÑ ET NVTV
MITRAE FEC
Tuttavia, la città era troppo grande per avere un solo Mitreo, e sicuramente ce ne erano altri, forse andati successivamente distrutti o forse ancora da scoprire.
La chiusura del mitreo si pone nella seconda metà del IV secolo d.C. L’edificio fu spogliato degli arredi e dei rivestimenti più preziosi; la figura di Mitra fu privata di una gemma che era incassata all’altezza del collo e il viso sfigurato; la galleria di culto fu parzialmente interrata anche con  materiale  in  uso  nel  monumento  stesso  (vasi, lucerne).
Modalità  non  dissimili  furono seguite, ma alla fine del V secolo d.C., per la sconsacrazione del culto praticato nel sacello di via de Gasperi: abduzione degli arredi sacri e cancellazione del volto dell’immagine di divinità dipinta su una delle pareti del vano di culto sotterraneo.
In allegato la prima immagine mostra il grande simbolo fascista che era presente al Mitreo.
Le tre foto seguenti, in bianco e nero, sono del 1924 e mostrano alcuni dei reperti trovati nel Mitreo.


Illustrazione opera:

L’interesse maggiore della cripta consiste nella tauroctonia. Il grande affresco semicircolare (diametro di base 3,40 m e altezza 2,70 m) è incorniciato da una sottile striscia verde dello spessore di un paio di centimetri e, nella parte inferiore, da una fascia alta 0,40 m, dipinta ad imitazione del marmo antico.
E’ raffigurata una grotta circondata da massi, dipinta in colore brunastro sullo sfondo, che si distacca sul cielo azzurro chiaro. Al centro spicca la figura del giovane dio in costume orientale e berretto frigio, rappresentato nell’atto di immergere la spada nella cervice di un bianco toro. Con il ginocchio destro poggiato sulla groppa e il piede sulla coscia, il nume con la sinistra trattiene la bestia per le narici e con la destra vibra il colpo. Il volto rosato è quasi distrutto a causa, sembra, al momento della scoperta di una sassata.
Sotto Mitra il toro, caduto sulle zampe anteriori, contrae le membra nello spasimo supremo della morte: la testa rivolta verso l’alto, la bocca e le narici aperte e gli occhi spalancati.
Dalla coda spuntano tre spighe dorate e dalla sua ferita scorrono rivoli di sangue, che un cane, dal pelo fulvo maculato, corre a leccare. Invano un giallo scorpione tenta di impedire il miracolo e un lungo serpente, dalle squame brunastre e dal ventre verde, striscia al di sotto per raccogliere il sangue.
Il nume indossa una tunica rosso-vermiglio, simbolo dello sfarzo orientale, con un bordo verde e frange giallo-oro sia all’orlo della tunica che a quello delle maniche molto corte. Da queste ultime fuoriescono maniche, aderenti al braccio, con all’estremità bordi simili a quelli della tunica. Dalla scollatura un po’ larga è visibile un’altra tunica verde-azzurra, bordata d’oro.&nbsp Dalla cinta gli pende il fodero del pugnale, legato alla spalla con una striscia verde. Il mantello, gonfiato dal vento, è rosso con ricami in oro all’esterno e la fodera sottostante è azzurra con sette stelle in giallo-oro, simbolo evidente della volta del cielo con i pianeti.
Ai lati di Mitra stanno i due dadophoroi in costume frigio, armati di arco e faretra. Sono, rispettivamente a sinistra e a destra, Cautes (Sol Oriens) con la face sollevata e Cautopates (Sol Occidens) con la face abbassata. Simboleggiano la doppia incarnazione del nume: il sole all’alba e al tramonto, la fanciullezza e la morte, la primavera e l’inverno. Il primo indossa una tunica giallo-oro con bordi verdi, un mantello e un pileus rossi. Il secondo ha solo il berretto frigio in rosso, mentre la tunica e le anassiridi sono grigiastre ed il mantello è bianco.
In alto a sinistra compare il busto del Sole con un raggio di luce che dal nimbo radiato in oro, che gli circonda la capigliatura rossiccia, si dirige verso Mitra. E’ ricoperto da un manto rosso e regge uno scettro dorato. Davanti a lui, appollaiato su una roccia sporgente, è presente il corvo, suo messaggero
A destra si staglia la Luna, che brilla di fioca luce riflessa. Indossa un mantello bianco e la carnagione chiara contrasta con il colore rosso-bruno della capigliatura, che scende sulle spalle e sul petto.
In basso, ai lati della scena, sono raffigurate due teste più grandi delle altre: a destra Tellus, una donna dalla carnagione scura e dai capelli verdi, che simboleggiano la vegetazione a sinistra Oceanus, barbuto con chele di aragosta sul capo. I capelli e la barba sono azzurri in contrasto con il colore rosso-bruno del volto e delle chele.
Altre pitture oggi visibili chiaramente, oltre alla tauroctonia, sono i due dadophoroi, rappresentati nei pannelli lungo le pareti laterali, alti m. 1,30, in costume orientale. A destra, nel secondo pannello, Cautes solleva la fiaccola al di sopra di un’ara fiammeggiante e al suo fianco è raffigurato il gallo, simbolo evidente del sorgere del Sole. A sinistra, nel primo pannello, Cautopates abbassa la fiaccola al di sopra di un’ara accesa.
Nel terzo pannello, sempre a sinistra, è incastonato un bassorilievo marmoreo con la rappresentazione di Amore e Psiche. Il giovane, nudo ed alato, regge la fiaccola nella mano sinistra e con la destra prende per il braccio Psiche, alata e velata da una veste trasparente, di cui regge l’orlo.
Nella lunetta della parete di fronte all’altare è dipinta la Luna, una giovane donna dai capelli castani legati dietro il capo, coperta da un manto bianco svolazzante. In piedi su una biga, regge le redini e incita con la frusta i cavalli, uno bianco e uno nero. La pittura, ancora ben visibile al momento della scoperta, è oggi leggermente deteriorata e il fondo è ridotto ad una massa verdastra.
Sulle facciate dei podia prolungati si trovano altre pitture realizzate con tecnica sommaria. Già scarsamente visibili all’epoca della scoperta, oggi sono per lo più cancellate. I monocromata in rosso su fondo bianco rappresentano varia scene dell’iniziazione dell’adepto, il quale nudo e accompagnato dal mystagogus e del sacerdote attraversava i diversi gradi di iniziazione, che come dice San Gerolamo (ep. 107,2 ad Laetam) erano sette: Corax, Nymphus, Miles, Leo, Perses, Heliodromus e Pater.

Bibliografia:
1.CUMONT F., Relazione del ritrovamento del mitreo di Capua Vetere, in Comptes-Rendus de l’Academie des Inscriptiones et Belles Lettres, 1924
2.
MACIARIELLO N., Politeismo e mitraicismo a Santa Maria Capua Vetere, 1939
3.
MINTO A., Scoperta di una cripta mitraica a S. Maria Capua Vetere, in Notizie degli scavi. Atti della R. Accademia Nazionale dei Lincei, 1924
4.
PERCONTE LICATESE A., Capua antica, edizione Spartaco, S. Maria Capua Vetere, 1997
5.
Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta (a cura di), Santa Maria Capua Vetere: guida alla storia e all’arte della città, Santa Maria Capua Vetere, 1996.

La scheda è stata realizzata da Graziano Daniela Maria.


Fruibilità: E’ possibile visitare il mitreo tutti i giorni escluso il lunedì con un unico biglietto che comprende anche la visita all’Anfiteatro e al Museo dei Gladiatori, siti in Piazza 1° Ottobre.
Data ultima verifica: 01/06/2010
Rilevatore: Graziano Daniela Maria

SCOZIA. Il mitreo di Brocolita Carrawburgh (Cumbria).

L’insediamento romano di Brocolita, in Inghilterra, si trovava a ridosso del Vallo Adriano, nell’odierna località di Carrawburgh, in Cumbria. Tra i pochissimi resti che sono rimasti a noi oggi, spicca però il tempio di Mitra, il quale almeno in pianta si è ben conservato, che è stato datato attorno al III sec. d.C.
Costruito dai militari di stanza nel vicino forte romano di Carrawburgh, i suoi resti furono scavati nel 1949 da I. A. Richmond e J. P. Gillam. La loro analisi del sito ha permesso di ricostruire almeno tre stadi di sviluppo della costruzione. Il tempio più antico era molto più piccolo, ma comprendeva già l’anticamera e l’usuale navata principale con i banconi laterali.
Il tempio venne successivamente ampliato, con l’allargamento dei banconi laterali, e l’inserimento di nuovi elementi come le statue di Cautes e Cautopates e lo scavo di un pozzetto per lo scolo e la raccolta del sangue sacrificale, situato presso l’anticamera, laddove doveva trovarsi anche un braciere rituale alimentato con uno speciale combustibile fatto di pigne del Mediterraneo.
Un certo numero di oggetti risalenti a questo periodo si è conservato all’interno del tempio, come la paletta di ferro utilizzata per mantenere vivo il fuoco (un compito che spettava agli adepti del grado di Leone) che fu trovata poggiata su uno dei banconi laterali e che oggi è esposta, insieme ad altri oggetti nel Great North Museum di Hancok, a Newcastle-upon-Tyne (Tyne and Wear).
Questo secondo tempio venne distrutto negli anni 296-7 ma parte dei suoi arredi si salvò, e venne utilizzata per il terzo ed ultimo tempio, quello di cui oggi vediamo i resti adagiati nella splendida campagna attorno al Vallo.
Di questi arredi fanno parte tre altari scolpiti, tra i quali spicca certamente quello dedicato da Marcus Simplicius Simplex. Esso, infatti, reca al centro la figura di Mitra, che indossa una tunica in stile romano e regge con una mano la frusta tipica del dio del Sole. La sua corona solare a sette raggi è forata, affinché lasciasse trapelare la luce di una lampada posta nella nicchia scavata sulla parte retrostante. Al momento del ritrovamento presentava ancora tracce di pittura rossa e verde, a riprova del fatto che le sculture di arredo dei mitrei, che oggi appaiono così scure e cupe, erano in realtà molto vivaci.
Gli altri due altari contengono invece solo delle iscrizioni; in uno troviamo la dedica di un certo Lucius Antonius Proculus, del quale viene indicato anche il grado militare: Prefetto della Prima Coorte dei Bataviani. Non è inusuale trovare indicato il grado militare del committente, giacché, come sappiamo, il Mitraismo era un culto maschile diffuso prettamente nell’ambiente militare; il grado mitraico invece non è mai indicato, a ragione del fatto che il culto aveva comunque carattere iniziatico e lo scultore che eseguiva il lavoro non era certamente tenuto a sapere. Il terzo altare reca invece la dedica di un tale Aulus Cluentius Habitus, e dall’iscrizione si capisce che il dedicante era un italiano, proveniente da Larinum sugli Appennini. Il riferimento a Larinum data questo manufatto al 198-211 d.C.
Delle due statue dei Dadofori, visibilmente e deliberatamente distrutte, o sfigurate, solo quella di Cautes, riconoscibile dalla torcia sollevata, è rimasta nel sito pressoché intatta, a parte la testa. Dell’altra, invece, la statua di Cautopates, non è rimasto che un frammento della base. Un solo frammento rimane anche del bassorilievo con la tauroctonia, che costituiva il punto focale di tutto il rituale mitraico. Esso si trovava solitamente dietro l’altare e veniva mantenuto coperto da una tenda o un panno fino al momento culminante del rito, quando veniva cerimoniosamente scoperto oppure quando veniva tirata una tenda dal soffitto che inviava la luce del sole direttamente sul rilievo.
Una caratteristica insolita di questo mitreo è il ritrovamento, al suo interno, di una statuetta raffigurante una Dea Madre. Il suo notevole deterioramento fa pensare che essa sia stata lungamente esposta agli agenti atmosferici e che quindi essa doveva trovarsi originariamente all’esterno del tempio. Se gli archeologi si domandano con curiosità cosa ci facesse una Dea Madre in un tempio relativo ad un culto riservato ai soli uomini, possiamo suggerire che entrambi i culti avevano un denominatore comune: lo svolgimento dei rituali in luoghi sotterranei e lo stretto legame esoterico con le correnti di energie della terra.

Info:
Il mitreo di Carrawburgh è oggi monumento protetto dall’English Heritage, e può essere visitato liberamente percorrendo la pittoresca statale B6318, che costeggia il Vallo di Adriano ed è costellata di altri importanti siti archeologici romani, come quello del forte di Housesteads, dove si trovava un altro importante mitreo.
Le coordinate del sito sono: 55° 2′ 1.68″ N, 2° 13′ 21.34″ W.

Fonte: https://www.angolohermes.com/Speciali/Inghilterra/Carrawburgh/Carrawburgh.html