UDINE. Museo Archeologico. Gemma mitraica.

Su una linea di base è raffigurata la scena del sacrificio mitraico del toro.
Al centro, il dio persiano Mitra, che colpisce a morte il toro con un coltello; davanti al toro balza, da sinistra, un cane per leccare il sangue sparso; Cautopates, che tiene una fiaccola rivolta verso il basso; dietro il toro sta Cautes con una corta fiaccola verso l’alto.
Al di sopra della scena di sacrificio si vede al centro un corvo, al di sopra di Cautopates; i busti della divinità lunare Selene (in latino: Luna) con il crescente, del dio del sole Elio (in latino Sol) con corona radiata e frusta, con cui egli governa i cavalli del sole.
Altri simboli sono posti fittamente nella gemma e precisamente: un delfino, due strani oggetti, che forse cono copricapi, uno con la punta verso il basso, l’altro con la punta verso l’alto; una corona radiata, un caduceo, un fulmine, sei stelle, un’aquila, una spada, una Harpe oo Akimates (spada falcata); una tartaruga, un ramo di palma con una testa o un teschio al centro.

La scena nota del sacrificio di Mitra comprende normalmente anche un serpente, che lecca il sangue del toro, e uno scorpione, che stringe i testicoli del toro; questi due animali mancano nella gemma.
Il sacrificio mitraico ebbe luogo al tempo della creazione e produsse la crescita dei cereali e delle erbe salutifere. Mitra era un vecchio dio dell’Iran e dell’India, il cui nome significava £Patto”; solo in epoca tarda egli fu identificato con il Sole. I Romani vennero a conoscenza del sacrificio mitraico per la prima volta nel 67 a.C. in Cilicia, ma solo nel II e III sec. d.C. si diffuse in tutto l’impero romano il culto di Mitra.
Il culto di età imperiale di Mitra comportava un cerimoniale molto complesso ed organizzato in riti segreti e sotterranei, tra cui il più importante era il sacrificio del toro.
Un uomo, una personalità sconosciuta, forse un mago, rinnovò l’antico culto mitraico e riformò l’antica religione dei consacrati. Il successo di questa religione orientale fu così grande in tutto l’impero che possiamo dire che solo il cristianesimo ebbe maggiore diffusione.
Il mitraismo era fondato su un sistema basato sul sette, in cui i credenti potevano raggiungere sette livelli di consacrazione. Ogni livello era sotto la protezione del dio di un pianeta. Questi erano i nomi degli dei e dei rispettivi livelli: 1. Coras (corvo), l’inviato del sole presso Mitra, sotto la protezione di Mercurio; 2. Nymphus (promesso sposo) sotto la protezione di Venere; 3. Miles (soldato) sotto la protezione di Marte; 4. Leo (leone) sotto la protezione di Giove; 5. Perses (il persiano) sotto la protezione della Luna; 6. Heliodromus (il Sole sulla quadriga) sotto la protezione del Sole; 7. Pater (padre) sotto la protezione di Saturno.
Ogni personaggio principale del sacrificio corrisponde a un livello e a un dio del pianeta: il corvo appartiene a Mercurio,; il serpente a Venere; lo scorpione a Marte; il cane a Zeus; Cautopates (= vespero o la stella della sera) alla Luna; Cautes (=lucifero o la stella del mattino) al Sole e Mitra a Saturno.
I templi sotterranei di Mitra (cavità naturali o edifici artificiali) rappresentavano il cielo, con le costellazioni nella parte superiore e simboli in più luoghi. Nel mitreo di Felicissimus a Ostia (Roma) i simboli dei sette livelli sono rappresentati in un mosaico … (vedi scheda specifica).
E’ dunque evidente che alcuni dei simboli della gemma si riferiscono ai sette livelli. In questo caso vi sono due serie di simboli: quelli senza vita e quelli viventi. Il primo gruppo è al completo: il caduceo di Mercurio, la spada di Marte, il fulmine di Zeus, l’Harpe o l’Akinates della Luna (che era anche l’arma di Perseo, l’antenato dei Persiani), la corona radiosa del Sole, i due oggetti inusuali, che sono forse copricapi, uno con la punta verso il basso, l’altro con la punta verso l’alto, potrebbero riferirsi a Venere e a Saturno-Mitra. In questa serie solo il simbolo di Venere è del tutto sconosciuto. Il sistema di simboli viventi è invece incomprensibile e non è affatto indiscutibile. L’aquila si riferisce sicuramente a Zeus, il corvo è l’animale sacro a Mercurio, ma egli è già uno dei personaggi principali della scena del sacrificio. La tartaruga può riferirsi a Venere o piuttosto a Mercurio, il ramo di palma può essere simbolo del Sole, ma il teschio al centro del ramo può avere a che fare con Marte o la Vittoria; il delfino può riferirsi a Venere o a Cautopates ( e persino alla Luna) (le statue delle due divinità, da Merida in Spagna, hanno un delfino come simbolo)…

Fonte:
Attilio Mastrocinque, Una gemma mitraica da Udine, in “Gemme Romane da Aquileia”, Museo Archeologico di Udine, Società Friulana di Archeologia, 1996, pp. 45.48

Inv. 1138/152 – Fine II sec. d.C. – inizi III sec. d.C. – Corniola ovale, di color giallo – 28,2x24x6

Bibliografia: Tomaselli 1993, pp. 46-47

Localizzazione: Udine, Museo Archeologico

VIENNA. Mitra tauroctono.

Rinvenuto a Monastero di Aquileia il 25 novembre del 1888 ed approdato, non senza polemiche, l’anno seguente nelle collezioni imperiali di Vienna, questo rilievo in marmo bianco (91 x 61 x 32 cm.) rappresenta un’eccezionale testimonianza artistica, oltre che un importante sempio del culto rivolto a Mitra, divinità che occupo’ un ruolo di grande rilievo nella cultura romana, la quale presenta anche diverse somiglianze con la figura del Cristo.

Localizzazione: Kunsthistorisches Museum
Illustrazione opera:

L'opera, che per la sua forma ovale sembra essere stata commissionata nella Mesia o nella Dacia durante la seconda metà del II sec. d.C., colpisce per l'altissima qualità esecutiva e per lo straordinario stato di conservazione, dovuto forse al suo intenzionale occultamento alla fine del IV sec., quando furono ufficialmente proibiti i riti pagani.
Nella scena sono descritti, con raffinata sapienza, i principali elementi della religione mitraica, ben comprensibili agli iniziati: in una grotta il dio (raffigurato in costume orientale) sgozza un toro e con il suo sangue feconda la terra assistono al cruento episodio un serpente, un cane, uno scorpione, un corvo (tutti animali legati al mito) e tre pecore inoltre compaiono Apollo con quadriglia, allusivo al Sole, Diana-Luna, e gli assistenti di Mitra, Cautes e Cautopater (con le fiaccole), che simboleggiano l'alba ed il tramonto, nonchè l'alternarsi delle stagioni astronomiche.

(da Paolo Pastres (a cura di) Arte in Friuli, dalle origini all'età patriarcale Società Filologica Friulana, Udine 2009 pag. 10-11).


Data ultima verifica: 14/06/2011
Rilevatore: Feliciano Della Mora