ANGERA (Va). Il mitreo.

E’ l’unico mitreo conosciuto fino ad oggi in Lombardia ove al suo esterno sono ancora visibili antiche incisioni legate ai culti misterici oltre a diversi incavi rettangolari predisposti per accogliere lapidi e rilievi votivi.
L’Antro di Mitra ad Angera è una cavità naturale di forma ellittica, misura 7,50 metri per 4,70 ed è alta al centro 4,80 m.
Nell’età romana la si denominò Antro di Mitra associandola a luogo sacro al culto di una divinità orientale che, secondo la dottrina Zarathustra, trovava dimora in ripari costruiti dalla Natura e non dall’Uomo.
Il culto di questa divinità orientale era approdato ad Angera perchè in questa località si apriva il secondo porto del Lago Maggiore (il primo era quello di Locarno), quindi una territorio ricco dedito al commercio e quel Dio veniva per l’appunto invocato a protezione dei commerci e a favore dei commercianti.

Fonte: www.romanoimpero.com

ANGERS (F). Un tempio di Mitra nella città degli Andicavi.

Perché Christian Goudinau si entusiasmi, ci dev’essere un buon motivo! Il professore, titolare della cattedra di Antichità Nazionali al Collège de France, considera infatti come un evento eccezionale la scoperta, inattesa, di un santuario dedicato a Mitra nella parte occidentale della Gallia. Il secondo finora ritrovato nell’Ovest del Paese, dopo quello venuto alla luce a Bordeaux nel 1986.
Il rinvenimento di un tempio mitraico risale agli inizi di maggio e ha avuto luogo ad Angers, nella regione della Loira, durante le indagini svolte da archeologi dell’INRAP (Institut National de Recherches Archéologiques Préventives). La scoperta apre nuove prospettive per la lettura della storia religiosa e sociale della cittadina francese, l’antica Iuliomagus (Mercato di Giulio Cesare) romana.
Gli scavi hanno interessato un’area di 9000 mq, sulla quale sorgeva la vecchia clinica Saint-Louis, e hanno svelato fin dall’inizio la presenza di un insediamento gallo-romano importante, che si suppone dovesse essere già abitato sotto il regno di Augusto: sono ben visibili gli assi viari principali della città, il cardo e il decumanus, con i fossati e i marciapiedi.
Inserito nella cantina di una delle due ricche ville venute alla luce, le cui prime fondazioni risalgono al I secolo d.C., il santuario dedicato a Mitra è databile al III secolo, quando questo culto era al suo apogeo. Il perimetro del tempio – 10 x 7 m – è perfettamente leggibile. Si distinguono il vestibolo, i tamburi delle colonne, la base dell’altare e le due panchine laterali destinate ai banchetti rituali.
Il mitraismo è una religione misterica e monoteista di provenienza indo-iraniana, approdata in Occidente con i legionari romani a partire dal II secolo d.C. Lo storico greco Plutarco riferisce che i Misteri debbono la loro origine ai pirati della Cilicia, che li praticavano intorno al 67 a.C., quando furono deportati da Pompeo in Grecia. Il compimento delle funzioni, riservate ai soli uomini, si svolgeva nella piú totale oscurità: per partecipare bisognava essere iniziati, si veniva marchiati con il ferro e ci si impegnava a mantenere il segreto circa i contenuti dell’insegnamento. Ecco perché non esiste alcuna documentazione scritta in proposito, se non quella redatta dai Padri della Chiesa, cioè dai piú virulenti oppositori del mitraismo, che consideravano come «il travisamento satanico dei riti piú sacri della religione».

*** Local Caption *** Mithra veille sur toutes les découvertes
La statuette du Dieu Mithra, découverte l’an dernier, sur le chantier de l’ancienne clinique Saint-Louis.

«La scoperta di un tempio mitraico ad Angers – spiega Jean Brodeur, responsabile scientifico dello scavo – dimostra come la città vivesse al ritmo della società romana. Sappiamo, grazie a Cesare, che la VII legione, comandata da Publio Crasso, aveva svernato su questo territorio abitato dalla popolazione gallica degli Andicavi, fra il 57 e il 56 a.C. Ma la certezza di un’occupazione permanente del suolo angevino da parte di truppe romane e di personale amministrativo dell’impero, fra il I e il V secolo, è recentissima».
Grazie alla presenza dei militari, la città doveva essere piuttosto ricca. Lo dimostrano le centinaia di monete trovate all’ingresso del mitreo, insieme ad altri oggetti importanti, concentrati là dove doveva esserci un armadietto che li conteneva: lampade a olio, frammenti di un lampadario in terracotta con motivi di visi nubiani, fibule in bronzo caratteristiche dei funzionari romani del IV secolo, e un vaso zoomorfo a forma di cervide dall’iconografia del tutto inedita.
I frammenti della testa del dio Mitra, intenzionalmente ridotta in pezzi, prima che il tempio fosse dato alle fiamme, dimostrano la volontà di cancellare ogni traccia dell’esistenza di questa religione.
«La distruzione dolosa del santuario verso la fine del quarto secolo coincide probabilmente – continua Jean Brodeur – con l’arrivo del primo vescovo ad Angers, che può aver cristianizzato il luogo costruendovi accanto una chiesa: quella di St-Germain (poi rasa definitivamente al suolo nel 1875), che viene menzionata soltanto in epoca carolingia, ma secondo me è ben anteriore. Lo provano i sarcofagi cristiani del IV e inizio V secolo, rinvenuti nelle vicinanze della chiesa nel 1867, ma “riscoperti” ultimamente nei depositi del museo dove erano stati erroneamente catalogati».

Autore: Daniela Fuganti

Fonte: http://www.archeo.it, giugno 2010

AQUILEIA (Ud). Mitreo.

Rilievo scultoreo di Mitra, conservato presso il Museo archeologico nazionale di Aquileia.

Note storiche:

Dopo l'incendio del tempio in cui si venerava Iside-Fortuna nel I sec. d.C. venne costruito un nuovo edificio sacro nella zona immediatamente a sud-est del procedente in località Monastero vi si veneravano Iside e Serapide ed anche altre divinità, quali Mitra.
Ad Aquileia occorre rimarcare come, a tutt'oggi, non esista alcuna documentazione circa l'unico mitreo oggetto di rinvenimento alla fine dell'Ottocento e da cui proviene il rilievo dove il dio sacrifica il toro, ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna di esso si conosce solo l'ubicazione di massima in un quartiere situato ad oriente del fiume che alimentava il porto canale.
Le numerose testimonianze di sculture, epigrafi e oggetti cultuali testimoniano l'importanza del culto e la sua lunga durata sin oltre il V secolo.


Illustrazione opera:

Fonte:
&nbsp- Franca MASELLI SCOTTI, Lo sviluppo urbano e i grandi edifici pubblici, pag. 122-123, in Luigi FOZZATI (a cura di), Aquileia, patrimonio dell'umanità. Magnus Edizioni Srl, Udine, 2010, pp. 336.

Didascalia immagine:
Rilievo del sacrificio del toro da parte di Mitra, rinvenuto alla fine dell'800 nel quartiere orientale del porto.
Kunsthistoriches Museum di Vienna


Data ultima verifica: 15/01/2013
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BELGRADO (Serbia). Museo Nazionale, Rilievo del dio Mitra.

Provenienza e attuale collocazione: Tekija (Transdierna), oggi conservato presso il Museo Nazionale di Belgrado.
Materiale. marmo
Dimensioni: altezza 37 cm, larghezza 59 cm.
Datazione: II-III secolo
Il rilievo presenta in due campiture il rito del sacrificio del toro (tauroctonia) e altre scene della vita di Mitra.
Nella porzione centrale del rilievo campeggia Mitra che, mentre preme col ginocchio sinistro sul dorso del toro e lo trattiene dalle narici con la mano sinistra, sta conficcando il pugnale nell’animale.
La testa del dio è danneggiata.
Due dadofori reggono le torce, l’uno abbassata, l’altro sollevata.
Un cane si avventa sul collo del toro, uno scorpione lo punge e un serpente si abbevera dalla ferita.

Bibliografia:
Zorovic L. 1968, p. 84, n. 28; Cermamovic-Kuzmanovic A. 1970, pp. 147-151, T.II/I.

Data ultima verifica: 21 aprile 2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BELGRADO (Serbia). Museo Nazionale, Rilievo del dio Mitra.

Provenienza e attuale collocazione: Smederevo (Vinceia), oggi conservato presso il Museo Nazionale a Belgrado.
Materiale: marmo.
Dimensioni: altezza 61 cm, larghezza 67,5 cm.
Datazione: III secolo.
Il rilievo raffigura una scena canonica della vita di Mitra. La porzione centrale della tavola rettangolare riproduce l’uccisione del toro ad opera del dio.
Sotto il toro figurano un serpente ed uno scorpione. Il dio è affincato da Dadofori, di cui uno tiene la torcia rivolta in alto, l’altro in basso.
Nella porzione superiore compaiono due teste di cavallo a simboleggiare il carro del Sole.
In basso corre l’iscrizione: D/DEC.AEDIL/COL.VIM.EXVOTOIMP.

Bibliografia: Ratkovic D. 2013, p. 311, n. 73

Data ultima verifica: 21 aprile 2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

BELGRADO. Museo Nazionale, rilievo in marmo.

Rilievo del dio Mitra in marmo, III sec. d.C., da Smederevo (Vinceia), ora al Museo Nazionale di Belgrado.

BELGRADO. Museo Nazionale, rilievo in marmo.

Rilievo in marmo del dio Mitra, fine II – inizio III sec. d.C., da Tekija (Transdierna), ora al Museo Nazionale di Belgrado.

BISENZIO (Vt). Il mitreo di Visentium, a cura di Marco Morucci.

Durante l’Impero Romano dal I secolo a. C. si iniziò ad adorare il dio Mitra.
Il culto mitraico derivato dal zoroastrismo persiano era una religione misterica e nel II secolo a. C. circa fu costruito un tempio anche nella zona di Visentium (Bisenzio – Lago di Bolsena – Vt).
Nelle vicinanze si trovano diversi gruppi di tombe etrusche a camera, la zona limitrofa è conosciuta col nome di Grotte del Mereo, si può quindi supporre che la caverna dove si svolgevano i culti mitraici fosse in realtà una tomba riadattata ad uso sacro.
La grotta si presenta con un corridoio al centro e dei podia a destra e sinistra dove gli adepti potevano sdraiarsi per partecipare ai banchetti ed alle cerimonie dedicate al dio Mitra.
Lunga circa 11 mt. e larga 5 alta circa 2,30 presenta nel fondo una grande nicchia centrale con timpano in rilievo che doveva avere ai lati due pilastrini scolpiti nelle cui basi solitamente venivano situate le statue dei geni mitraici Cautes e Cautopates, i portatori della fiaccola di Mitra che simboleggiano l’alba e il tramonto.
Nel centro della parete interna della nicchia si possono osservare i fori delle grappe che un tempo dovevano sorreggere una lastra rettangolare con l’effige del dio.
Appena sotto il timpano scolpito si trova una grossa fossa dove si presume sia stata l’ara sacrificale, sotto i podia si possono ancora scorgere le sette nicchie riferite ai sette livelli di purificazione della sfera planetaria e sei cippi, tre per lato, scavati nel tufo dove venivano riposte le statue degli dei.

Autore: Marco Morucci – marcomorucci60@gmail.com

CASTELGANDOLFO (ROMA). Antiquarium di Villa Barberini, statua di Leontocefalo.

Statua in marmo alta 68 cm, rinvenuta nel 1933 quando la Villa Barberini, in parte situata sulle rovine della Villa Albana di Domiziano, fu aggiunta alla residenza di campagna papale di Castel Gandolfo. Inventario nº 36.419.

La figura è in piedi davanti ad un trono, il corpo indossa solo un perizoma. Ha una testa di leone con la bocca aperta; quattro ali sono attaccate alle sue spalle. Sul petto ha un occhio; sullo stomaco e sulle ginocchia teste di leone. Ha quattro braccia, le cui mani sono spezzate.
Ai suoi piedi un’idra ed una testa di leone a destra ed un Cerbero seduto a tre teste (di cane, di leone e di ariete) a sinistra. Su entrambi i lati un tronco su cui si avvolge un serpente. Quello di sinistra striscia verso l’alto, l’altro appoggia la testa sopra quella di Cerbero.

Link:
https://www.mithraeum.eu/monument/276

Rilevatore: Angela Crosta

CAVRIGLIA (Ar). Mithra. Un dio orientale in Valdarno.

Due percorsi che corrono paralleli:
cavrigliauno segue gli studi e le scoperte di Alvaro Tracchi, appassionato storico e archeologo che, a partire dagli anni ’60, indaga nel territorio di Cavriglia, per capire se i Romani sono passati di qui e cosa hanno lasciato.
Il secondo percorso si svolge invece … sottoterra!
Si tratta del culto di Mithra, dio iranico che viene “adottato” dalle popolazioni mesopotamiche e che arriva a Roma, portato dai legionari di stanza nelle estreme terre orientali dell’Impero.
Il culto di Mithra si svolgeva in sale che dovevano riprodurre la mitica grotta in cui il dio era nato e dove aveva ucciso il “toro cosmico”, simbolo del Male che deve essere sconfitto per poter generare nuova vita. Così, i devoti di Mithra si riunivano in luoghi sotto il livello della strada, ipogei cui si accedeva tramite scale, oppure criptoportici, cioè sale voltate, nascoste alla vista dei più.
Sette gradi di iniziazione, che dovevano portare il fedele ad abbandonare la realtà che conosceva e abbracciare completamente i nuovi princìpi.
Non sappiamo con precisione cosa prevedesse il culto, ma abbiamo i nomi dati all’iniziato nelle singole fasi e, tra II e III secolo d.C., vediamo come il culto di Mithra si associ alle conoscenze astronomiche: a ogni fase corrisponde un pianeta, cioè il dio che sovrintende il pianeta.
E così, mentre Tracchi procede nelle indagini archeologiche in superficie, consultando gli scritti di Sacchetti e degli altri che, nei secoli, avevano trovato frammenti di marmo, mattoni antichi, pezzi di muri, e comincia a formulare le proprie ipotesi, il giovane Mithra rimane paziente ad aspettare di essere scoperto!
Chi avrà portato Mithra a Cavriglia?
Un veterano romano, ritiratosi in una villa non lontano dalla via Cassia?
Un senatore, affascinato dalla religione della salvezza?
Oppure, nella zona della Pieve di Cavriglia esisteva una mansio romana, cioè un posto di sosta, dove riposarsi e cambiare i cavalli? E proprio qui, qualche anonimo devoto, decise, in un momento imprecisato forse del II secolo d.C., di allestire un Mitreo?
Le domande rimangono senza risposta, quel che è certo è che il giovane dio del Sole rivede la luce nel 1976: il gesto dello sgozzamento del toro lo identifica con certezza.
All’emozione della scoperta si aggiunge un brivido: il luogo del ritrovamento corrisponde alla pieve di Cavriglia! Il giovane Mithra, intorno al III secolo d.C. viene associato al Sol Invictus, un culto molto popolare soprattutto tra gli Imperatori romani, e il solstizio d’inverno è identificato come il giorno della nascita di Mithra nella grotta mistica. Quel giorno è individuato con il 25 dicembre.
Mithra ci parla di sacrificio e di rinascita: il suo culto si scontra con il Cristianesimo negli anni di Costantino (312-315 d.C.) e perde nella gara tra religioni.

Info:
Mithra. Un dio orientale in Valdarno, fino al 31 dicembre 2017
Cavriglia (Ar) – Auditorium del Museo Mine
Tel. 055.3985046 – www.minecavriglia.itinfo@minecavriglia.it
ORARIO DI APERTURA DEL MUSEO: da mercoledi a domenica  ore 10.00-13.00; sabato e domenica ore  15.00-18.00; chiuso il lunedì
Tariffe: Biglietto Intero: € 5,00; Biglietto Ridotto: € 3,00 ragazzi under  12 anni; adulti oltre 65 anni gruppi di oltre 10 persone; per gli studenti delle scuole di altri comuni.
Dott.ssa Paola Bertoncini – Dott. Andrea Ventura