IRAN. TAQ-E-BOSTAN. Rilievo rupestre con Mitra.

Il sito, nei pressi della città di Kermansha conserva una serie di grandi rilievi rupestri di epoca sassanide, la dinastia iraniana che governò nell’Asia occidentale dal 226 al 650 d.C.
Uno dei rilievi raffigura la cerimonia di incoronazione di Ardashir (Artaserse) II (379-383 d.C.) da parte dal suo predecessore Sapore II (o il dio zoroastriano Ahura Mazdā) che gli consegna l’anello infiocchettato, simbolo di investitura reale.
I due personaggi sono in piedi davanti o sopra la figura distesa dell’imperatore romano Giuliano l’Apostata (361-363 d.C.) della cui sconfitta Ardashir svolse un ruolo importante durante il regno di Sapore II (309-379 d.C.).
A sinistra è la figura del dio Mitra, con corona solare, che detiene un Barsom tra le mani e si erge su un fiore di loto. Egli è il protettore dei giuramenti ed è testimone di questo patto.
(Il Barsom o Baresman è un utensile del culto zoroastriano, formato da un fascio di rami di melograno o di tamerice, il cui numero dipende dal tipo di servizio religioso nel quale sono utilizzate. Il Barsom simboleggia il mondo vegetale e viene deposto sopra due supporti in forma di luna crescente. Con esso si ringrazia Ahura Mazdā per la creazione del mondo. Per approfondire: https://www.avesta.org/ritual/barsom.htm ).

Immagine da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Taq-e_Bostan

 

ITRI (LT). Il mitreo.

Ai confini del territorio di Gaeta con quello di Itri, in località S. Giacomo, vi sono i resti di una villa romana, di imponenti dimensioni, che mostra, in una delle concamerazioni, la testimonianza della sua trasformazione in un sacello pagano, installato dai fedeli in un criptoportico della villa del I secolo a. C., il cui nucleo esterno mostra tracce dell’opus reticulatum delle ville di età repubblicana. Si può ipotizzare che il suo proprietario fosse un adepto del mitraismo e che abbia realizzato un luogo di culto in una parte della sua casa.

La costruzione, nota nella zona con il nome “Le Grotte”, era costituita da tre ambienti, circa delle medesime dimensioni (4,90; 4,20; 3,58 m). Due archi a tutto sesto, aperti nelle pareti laterali dell’ambiente centrale, l’unico oggi esistente, servivano a metterli in comunicazione tra loro. Tramite fori aperti nelle volte delle due camere laterali, e per appositi canaletti, l’acqua vi affluiva dal versante di una vicina collinetta e scendeva da una sorta di scivolo aprentesi nella parete ed incorniciato da un frontoncino dove veniva convogliata da alcuni condotti collegati con due vasche accoppiate di uguale altezza e larghezza poste in un ambiente retrostante.
I due archi sono ora murati e rivestiti, come le rimanenti pareti, di cemento, formato da lapillo e da cocciopesto.

La stanza era probabilmente un luogo di culto del dio Mitra, sorto su una costruzione già esistente, che presentava elementi di raccoglimento e di mistero, simili a quelli di una grotta naturale.
Al di sopra del Mitreo c’è un insediamento medievale con varie costruzioni e pozzi, ed i resti della Chiesa di S. Giacomo.
La cosiddetta “Cisterna delle Finaidi”, citata con questo nome in due documenti, del 1732 e del 1832, doveva essere l’antico Mitreo.
La cisterna serviva da abbeveratoio in epoca medievale e fu citata anche in documento del 1689.

Oggi il sito versa in stato di grave degrado e necessita di restauri urgenti.

Bibliografia:
De’ Spagnolis Marisa, Il Mitreo di Itri, E.P.R.O., E.J.Brill, Leiden, 1980

Link:
https://www.tuttogolfo.it/notizie/storia__e_storie/il-mitreo-di-itri-gaeta-nonostante-labbandono-conserva-intatta-la-sua-sacralita/

Immagini del mitreo di Itri da:
https://www.facebook.com/fausto.forcina.photography/posts/il-mitreo-di-itri-gaetaalle-falde-del-monte-cefalo-in-localit%25C3%25A0-sgiacomo-sussiste/2557317131210238/

Vedi anche:
Itri, La Cisterna delle Finaidi è il Mitreo di San Giacomo, Alfredo Saccoccio
Il Mitreo di Itri-Gaeta, nonostante l’abbandono, conserva, intatta, la sua sacralità » Tuttogolfo

KARLSRUHE (Germania). La ricomposizione di un rilievo mitraico tra Roma e Carlsruhe.

Presentato al pubblico a Karlsruhe (Germania) un rilievo in marmo lunense con raffigurazione di Mitra tauroctonos, ricomposto grazie ad un accordo di collaborazione fra la Direzione Generale per le Antichità, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e il Badisches Landesmuseum di Karlsruhe, sulla scorta di una ipotesi avanzata dallo studioso svizzero Rolf Andreas Stucky già alla fine degli anni ’80 del secolo scorso che aveva attribuito il frammento lapideo con volto di Mitra, pervenuto al Museo di Karlsruhe attraverso un commerciante svizzero, al rilievo conservato al Museo delle Terme di Diocleziano (inv. 164688).

Note storiche:

Nel 1964, a Roma, in località Tor Cervara, in un’area interessata da residuati bellici in parte inesplosi, erano stati recuperati 57 frammenti, con significative tracce di colore, di un grande rilievo mitriaco, databile al II sec. d.C., privo tuttavia della porzione con la testa di Mitra (E. Lissi Caronna, in BdA, 50, 1965, p. 91 ss.).
L’Accordo culturale, stipulato nel novembre 2013, ha permesso la presentazione al pubblico del rilievo finalmente ricomposto, nell’ambito della mostra “Iside, Mitra, Cristianesimo, I culti orientali nell’Impero Romano” inaugurata il 16 novembre al Museo di Karlsruhe, mentre, a partire dal 19 maggio 2014, è prevista l’esposizione permanente della scultura presso il Museo Nazionale Romano.


Illustrazione opera:

L’intervento di ricomposizione, particolarmente complesso e difficoltoso per le dimensioni e il peso dell’opera, è stato effettuato a Karlsruhe in stretta collaborazione tra il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e quello del Badisches Landesmuseum.
Una nuova importante iniziativa si aggiunge quindi a quelle già realizzate in passato, da segnalare come esempi di positiva collaborazione con le istituzioni tedesche, nel rispetto dei principi della Convenzione Unesco del 1970 e nello spirito della cooperazione amministrativa prevista dalla Direttiva 93/7/CEE del Consiglio, in aderenza alle specifiche dichiarazioni deontologiche formulate per il patrimonio archeologico, tra cui la fondamentale Dichiarazione di Berlino sui prestiti e sugli acquisti di oggetti archeologici nei musei, redatta nel 1988 in occasione del XIII Congresso Internazionale di Archeologia Classica, e sulla scia della Dichiarazione di Roma che nel 2002 ha sancito una stretta collaborazione tra le principali istituzioni museali dei due Paesi.
Sono da ricordare in particolare l’accordo concluso nel 1991 con gli Staatlichen Museen di Berlino per la ricomposizione del sarcofago di Pianabella con il mito di Achille, attualmente esposto nel Museo Ostiense e la restituzione nel 2006, da parte dell’ Antikensammlung di Kassel, di una testa di satiro in marmo rubata nell’Antiquarium annesso alla Villa di Orazio a Licenza, nei pressi di Roma inoltre, nel 2012, il Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo ha riconsegnato all’Italia un cratere apulo a volute a figure rosse, rubato dalla Collezione Sansone di Mattinata (FG).

Nota sul restauro del rilievo, a cura della dr.ssa Bandini, Funzionario Restauratore-Coordinatore, Responsabile del Settore Restauro I della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.
Sulla ricomposizione del rilievo con Mitra tauroctonos inv. n° 164688 (parte conservata nel Museo delle Terme di Diocleziano e parte nel Badisches Landesmuseum di Karlsruhe.
Il grande rilievo in marmo lunense con raffigurazione di Mitra tauroctonos in questione è costituito da 57 frammenti – fra loro assemblati e incollati – i quali vanno a comporre due blocchi contigui e combacianti. L’opera fu portata alla luce nel 1964, in stato di grave frammentarietà, durante un’azione di bonifica da residuati bellici inesplosi effettuata in località di Tor Cervara (sulla Via Tiburtina) ed è probabile che proprio l’esplosione di un ordigno abbia determinato la suddivisione del rilievo in così molteplici parti.
Subito dopo il ritrovamento ed a seguito del suo ingresso nelle raccolte del Museo Nazionale Romano (avvenuto nell’agosto 1965), il rilievo fu ricomposto dal restauratore F. Blasetti e collocato in una delle ‘Grandi Aule’ delle Terme di Diocleziano.&nbsp&nbsp&nbsp&nbsp&nbsp
In occasione degli interventi attuati in preparazione del ‘Grande Giubileo del 2000’, il rilievo fu oggetto, nel 1999, di un restauro che ha previsto – oltre ad un’accurata pulitura ed una revisione dei vecchi incollaggi – anche il risarcimento delle lacune e specialmente di quelle maggiori osservabili&nbsp al centro dell’opera.
Recenti accordi culturali istituiti fra la Direzione Generale per le Antichità e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (ambedue organi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), nonché il Badisches Landesmuseum di Karlsruhe (Germania), hanno concretizzato l’ipotesi – avanzata da uno studioso (lo svizzero Rolf Andreas Stucky) già alla fine degli anni ’80 del secolo scorso – secondo cui un frammento lapideo con volto di Mitra, acquisito per donazione dal Museo di Karlsruhe, fosse pertinente al rilievo da Tor Cervara conservato nel Museo delle Terme di Diocleziano.&nbsp&nbsp
L’ipotesi di attinenza è stata verificata sia da preliminari studi dimensionali, sia da prove con calchi, nonché definitivamente comprovata dal posizionamento del frammento di Karlsruhe nel contesto del rilievo afferente alle collezioni del Museo delle Terme. Infatti, in occasione della mostra “Iperium der Götter: Isis - Mithras - Christus: Kulte und Religionen im Römischen Reich” (Mitra, Iside, Cristianesimo. I culti orientali nell’Impero Romano”) – che a partire dal novembre 2013 sino a maggio 2014 risulta allestita nel Badisches Landesmuseum di Karlsruhe – è stato materialmente possibile ricongiungere le varie parti poiché tutte presenti contemporaneamente nella cittadina tedesca.&nbsp
L’intervento di ricomposizione e restauro si è presentato da subito complesso e difficoltoso poiché, elemento non secondario, si trattava di movimentare brani lapidei del peso di tonnellate e di quintali!&nbsp Inoltre, il frammento di Karlsruhe si andava a posizionare al centro del rilievo, quale sorta di tassello ‘ad incastro’ posto all’interno di un grande puzzle marmoreo. Ciò ha comportato la messa a punto di calibrate procedure di ‘cuci e scuci’ che hanno interessato porzioni – più o meno grandi – dei due blocchi del rilievo provenienti dal Museo delle Terme, nonché lo studio e la realizzazione di sistemi di ancoraggio atti a consentire il corretto posizionamento e la tenuta strutturale del brano collocato nella compagine d’assieme dell’opera e ciò volendo intenzionalmente mantenere la suddivisione in due parti del grande altorilievo.&nbsp&nbsp&nbsp&nbsp
Queste complesse operazioni sono state attuate e portate felicemente a compimento grazie ad una stretta e proficua collaborazione instauratasi fra i restauratori della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (in primis Alessandro Lugari) ed i colleghi del Badisches Landesmuseum di Karlsruhe, i quali tutti hanno congiuntamente collaborato con efficace sinergia. Per giunta, la trepidazione del lavoro nel suo complesso svolgimento si è unita all’eccitazione per la straordinarietà dell’evento che si stava pian piano attuando in forza della cooperazione che ha coinvolto istituzioni e tecnici dei due Paesi – Italia e Germania – attivando così una sorta di ‘volano virtuoso’.
In questo modo, passaggio dopo passaggio, il dolce volto di Mitra – dalle labbra carnose e dagli espressivi occhi intarsiati – ha ritrovato la sua originaria collocazione restituendo significato, espressione e valore estetico – in una parola ‘vita’ – ad un’opera altrimenti destinata all’oblio.

Autore: Giovanna Bandini, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma

Roma, 29 gennaio 2014


Data ultima verifica: 30/01/2014
Rilevatore: Feliciano Della Mora

KLAGENFURT (A), Comunità mitraica di Virunum.

Dai reperti, in primo luogo dalle iscrizioni, risulta che dalla seconda metà del secolo II d.C. anche nella Carinzia romana che era in un certo senso la parte centrale della provincia romana del Norico – e soprattutto nel capoluogo della provincia stessa, nel municipium Claudium Virunum sullo Zollfeld, il culto di Mitra e la venerazione di questa divinità erano molto diffusi;…
Gli scavi, effettuati dal Landesmuseum fi.ir Karnten (museo regionale della Carinzia) a Virunum e ripresi nel 1992 portarono alla luce, in quello stesso anno, un reperto di straordinaria importanza, facendo apparire, ad un tratto, il culto di Mitra a Virunum in un’ottica completamente nuova e diversa. Si tratta di una lastra di bronzo (dalla dimensione di circa 0,90 per 0,60 m e circa 32 chili di peso) con la più grande e lunga iscrizione romana in bronzo mai trovata in tutta l’Austria e nell’area Nord dell’Italia, cosicché si può anche parlare della “Tavola di Virunum”, come la ha già chiamata un collega italiano…

Leggi tutto nell’allegato: Comunità mitraica di Virunum, Gernot Piccottini

da Klagenfurt, Società Filologica Friulana, 2000, pgg. 25-34.

MARINO (Roma). Il Mitreo.

Mitra, dio della speranza e della resurrezione, anticipa il cristianesimo.
Nei primi secoli dell’impero il mitraismo ebbe un’enorme diffusione in Italia forse superiore a quella del cristianesimo. Il dio Mitra ha origini antichissime il suo culto si sviluppò in India e in Iran, e in entrambi i paesi ebbe un forte legame con il sole.
Fig. 2Importato dai soldati romani, questo culto variò rispetto alla versione orientale. La festa del Mitra romano creatore, dio della speranza e della resurrezione, cadeva il giorno del solstizio di inverno, il giorno della nascita del sole. Non furono mai eretti templi in suo onore, perché il mitraismo non è una religione, ma un culto misterico. Gli adepti passavano attraverso sette porte (come sette erano le prove da superare per diventare iniziati) per giungere in uno scantinato, dove si doveva consumare un pasto comune.
Sono tre in Italia i mitrei dove la scena del culto misterico è dipinta: uno è il Mitreo Barberini a Roma, un altro è il mitreo di Santa Maria Capua Vetere e il terzo quello di Marino.
Fig. 7La particolarità che distingue il Mitreo di Marino rispetto agli altri due è la tecnica esecutiva del dipinto realizzato ad encausto (o incausto) direttamente sull’intonaco signino della cisterna.
Al centro del dipinto, risalente al II secolo d.C., si trova Mitra, vestito all’orientale, con berretto frigio, tunica e calzoni rossi; indossa anche un mantello blu volteggiante puntinato di stelle. Guarda verso il Sole che lo irraggia; dall’altra parte c’è la Luna, nera che volta la faccia a Mitra guardando in basso.
Sotto al Sole e alla Luna ci sono due dadofori vestiti alla persiana, portatori di torce, uno con la torcia alzata con mantello rosso (Cautes) il giorno, la vita il positivo) l’altro con la torcia abbassata (Cautopates) con mantello blu, la notte, la morte, il negativo).
Fig. 1Mitra sta sgozzando il toro bianco tagliando la giugulare, mentre un cane e un serpente bevono il sangue del toro e uno scorpione morde i testicoli del toro. Dalla coda della vittima escono alcune spighe di grano, simbolo della rinascita della Terra. Ai lati della scena principale ci sono otto riquadri con le principali imprese della vita di Mitra.
Ai lati diverse rappresentazioni narrano la vicenda, della quale l’affresco centrale è la conclusione. Saltano agli occhi alcune figure, tra cui Giove in lotta contro i Titani, forse simbolo della vittoria contro il caos. Segue la rappresentazione di Saturno sdraiato, dai romani assimilato a Cronos, il tempo. Saturno era anche il dio dell’Età dell’oro e nel mitreo è rappresentato con la falce in mano.
Mitra nasce da una roccia; Mitra cavalca il toro bianco; Mitra sceso dal toro lo trascina per le zampe posteriori nella grotta dove avverrà il sacrificio; Mitra inizia ai suoi misteri il Sole inginocchiato davanti a lui; le due divinità si stringono la mano destra e divengono alleati; Mitra fa uscire l’acqua da una roccia colpita da un suo dardo (come Mosè, san Pietro e più tardi san Francesco).
Fig. 12Nell’affresco principale il toro ucciso è senz’altro un animale sacro: figura d’origine indoeuropea molto comune, il toro è presente persino nella cultura ebraica dove spesso Dio muggisce; la tauromachia vive tuttora nella corrida spagnola. Il cane che beve il sangue rappresenterebbe la costellazione del cielo (si vede anche nel mantello di Mitra) nel periodo estivo, oppure si ricorderà che nella mitologia greca il cane era animale sacro a Diana, dea associata alla luna. Il serpente corrisponderebbe alla costellazione dell’Hydra, mentre altri lo considerano legato agli inferi (in molte culture primitive il fatto che i rettili mutassero la pelle era letto come evidente segno di rigenerazione). Lo scorpione, nella tradizione mazdea, rappresenta Ahriman principe delle tenebre, signore del male, inviato per impedire la fecondazione della terra (molti vi vedono invece un elemento positivo, legato alla creazione).
www.studio21.itLa luna si trova sul lato opposto del sole, è nera, volta la faccia a Mitra guardando in basso…
Una cosa è certa: questo dio, creatore dell’universo, è la prima anticipazione del concetto di cristianesimo e la testimonianza del tramonto del politeismo.

Vedi anche: MITREO MARINO – informazioni

www.studio21.itwww.studio21.itLe pitture del Mitreo di Marino sono state individuate casualmente nel corso di lavori edilizi nel Secondo Dopoguerra.
Questo capolavoro rappresenta uno degli episodi più rilevanti e suggestivi della pittura romana di epoca imperiale.
L’ottimo stato di conservazione ha del miracoloso, date le condizioni ambientali dell’edificio che è ricavato in una cisterna scavata nel banco tufaceo ai piedi del rilievo su cui sorge il paese.
Ciò consente di apprezzare in tutto il suo sviluppo il ciclo iconografico caratteristico del racconto salvifico della religione di origine persiana incentrata su Mitra.
Questo dipinto rappresenta il giovinetto ispirato dal Sole, compie il rito allusivo alla fecondità che scaturisce dal sacrificio del toro (tauroctonia).
Il sacrificio avviene alla presenza dei suoi alfieri Cautes e Cautopates alla presenza della Luna che pare ritrarsi di fronte alla rivelazione divina, mentre sui lati si trovano una serie di quadretti illustranti la teologia del Mitraismo.
Questi dipinti attestano un altissimo livello artistico della pittura alla fine II secolo d.C., anche in un episodio senza dubbio secondario e marginale sia per dislocazione che per committenza. Proprio questo ultimo aspetto è illustrato dalle iscrizioni con i nomi dei donatori della decorazione e di altre sistemazioni dell’edificio, personaggi di modesta condizione sociale ma evidentemente facoltosi al punto di finanziare i lavori.
Sulla pertinenza del monumento sono state avanzate diverse ipotesi, la più suggestiva quella secondo cui si doveva trattare del luogo di culto riservato agli operai ed al personale delle vicine cave di peperino (lapis Albanus).

Localizzazione: Marino (Roma)
Periodo artistico: II sec. d.C.
Note storiche:

I lavori di riqualificazione funzionale e tecnologica del Mitreo di Marino (RM) sono recentemente terminati ed ora il sito è fruibile al pubblico..
Per la prima volta sarà possibile visitare un luogo tanto caro alla comunità di Marino, che è rimasto nascosto e inaccessibile per troppo tempo a causa delle infiltrazioni di acqua e della forte umidità costantemente presente nel luogo.
Il luogo di culto vero e proprio di Mitra, dio di origine persiana, che tanto successo ebbe nel mondo romano nel II e III secolo d.C., si presenta come un ambiente completamente ipogeo scavato in profondità nella roccia di peperino, ricavato all’interno di una cisterna e reso ancora più impenetrabile da un edificio costruito all’inizio degli anni ’60.
La sfida del nuovo progetto di allestimento museale, teso alla riqualificazione e valorizzazione del sito, è stata quella di rendere “accogliente” un ambiente difficile, date la collocazione e le condizioni microclimatiche estreme che lo caratterizzano ma che al contempo ne hanno garantito la perfetta conservazione.
L’intervento è stato realizzato dal Comune di Marino, sotto l’alta sorveglianza dei funzionari Gabriella Serio e Claudia Castagnoli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, diretta dall’arch. Lisa Lambusier, e finanziato dal Segretariato Generale del Ministero della Cultura. Il coordinatore di tutte le attività di progettazione e allestimento è stato l’arch. Emanuela Todini, mentre la nuova identità visiva, grafica e video è stata realizzata dallo Studio 21.

Fonte:
Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti - sabap-met-rm.comunicazione@beniculturali.it
Palazzo Patrizi Clementi, via Cavalletti 2, 00186 ROMA - Tel. 0667233002-3


Fruibilità: Info: Museo Civico Umberto Mastroianni Largo Jacopa de’ Settesoli – Marino Mitreo - Via Borgo Stazione 12 - Marino
Data ultima verifica: 17/09/2021
Rilevatore: Feliciano Della Mora

MODENA. Gallerie Estensi, rilievo con Phanes.

Phanes o Fanes (in greco antico significa luce) era una divinità primigenia della procreazione e dell’origine della vita nella cosmogonia dell’Orfismo, la religione misterica sorta in Grecia nel VI secolo a.C. e che sembra abbia influenzato il Mitraismo.
Il mito racconta che egli emerse agli albori dell’universo dall’uovo cosmico quale principio primo ed unico, da esso si generò tutto.
Scarse sono le raffigurazioni di Fanes; una famosa, ma controversa e probabilmente associata con Aion, è questa conservata a Modena, forse proveniente da un mitreo di Roma, dove è raffigurato come un bel giovane, con le ali e con piedi caprini, avvolto dalle spire di un serpente e con tre teste (ariete, toro e leone, forse ad indicare tre costellazioni importanti) che emergono dal suo busto.
La figura è circondata dallo Zodiaco. Ariete e Bilancia, legati agli equinozi, sono sopra il capo e sotto i piedi del dio. Agli angoli le teste di quattro venti: due anziani barbuti e due giovani: in alto sono Zefiro e Noto; in basso Borea ed Euro.

Un’iscrizione la individua come opera legata al Mitraismo: “Euphrosy/n[e] et Felix. P(ecunia) p(osuit) / Felix pater” che significa “Eufrosin… e Felice. Offerta col proprio denaro dal pater Felice.
Pater era il più alto grado degli adepti mitriaci. Il nome Eufrosin… è cancellato nella desinenza finale, probabilmente perché, se era Eufrosine, le donne sembra che non fossero ammesse ai culti di Mitra. Se fosse stato un nome maschile non si comprende il motivo dell’erasione.

Link:
https://www.mithraeum.eu/monument/327

Rilevatore: Angela Crosta

MONTALTO DI CASTRO (Vt). Il mitreo di Vulci.

Il culto di Mitra, divinità persiana, fu l’ultimo in ordine di tempo a penetrare nell’impero romano. Questa era considerata la divinità della luce e del sole era al centro di un culto la cui caratteristica fondamentale era fondata sull’iniziazione del fedele ai misteri ed agli ideali di purificazione i quali permettevano di vincere la perpetua lotta contro il male assicurandosi al momento del trapasso l’appoggio del Dio Mitra per il conseguimento dell’immortalità. Il momento centrale del culto era l’uccisione di un toro da parte di Mitra.
L’edificio è composto da un’anticamera e da una stanza a pianta rettangolare lungo le cui pareti corrono due banconi, sostenuti da una serie di sei archetti a tutto sesto, sui quali dovevano trovare posto gli iniziati. In posizione centrale si trova un’altare in nenfro, mentre sulla parete di fondo è presente una cavità atta a contenere la statua di culto.
Lo scavo ha evidenziato i segni di una distruzione violenta del mitreo, avvenuta intorno all’ultimo venticinquennio del IV secolo d.C., molto probabilmente da porre in relazione con l’Editto dell’imperatore Teodosio che, nel 380 d.C., decretando il Cristianesimo religione di Stato.
Il gruppo raffigurante Mitra in atto di uccidere il toro, fu scolpito in un solo blocco, là ove il marmo veniva a mancare e cioè per le braccia, le mani, il pugnale, si ricorse a parti agginute, messe in opera mediante perni. La testa del dio fu lavorata a parte, per essere inserita nell’apposita cavità a cuneo. Secondo un uso frequente nella scultura romana, il gruppo fu eseguito riutilizzando un grande blocco di marmo già lavorato e pertinente ad una grande statua danneggiata; ne fanno parte le numerose tracce di pieghe visibili nella parte posteriore, in basso, che l’artista non rifinì perché destinata, dopo la messa in opera della scultura, a rimanere nascosta allo sguardo. Il giovane Dio indossa, come di consueto, chitonisco cinto e manicato,il suo agile corpo è semidisteso sul dorso del toro e il busto è tutto proteso in avanti nel compimento dell’impresa; con la mano sinistra egli ha già afferrato per le froge l’animale, mentre la destra è in atto di vibrare il colpo mortale. Conclude la composizione l’ardito svolazzo del mantello del dio che, allacciato sulla spalla destra da una fibula rotonda, ricade dietro le spalle ove, raccolto in un unico fascio di pieghe, tocca la coda ritta del toro, già trasformata nel fertile fascio di pieghe.
vulci 4Nella parte anteriore del gruppo, balza la snella figura del cane, per lambire il sangue che sgorga dalla ferita; nella parte centrale della composizione, sotto il ventre del toro, lo scorpione e il serpente.

Fonte: Museo della Badia di Vulci

vulci 5

MONTE SANT’ANGELO (Fg). Santuario di San Michele Arcandelo.

Il Santuario di San Michele Arcangelo è uno dei complessi storico-religiosi e architettonici più belli e interessanti al mondo.
La parte superiore è costituita dal campanile angioino e dal portale romanico, mentre nel livello inferiore si trovano la grotta, il museo e le cripte.
MSA 1Al Santuario sono legate diverse apparizioni e fenomeni a dir poco sovrannaturali: il primo, risale a quando la grotta era ancora dedicata al dio pagano Mitra, quando, si dice, che ad un ricco proprietario che voleva recuperare la sua bestia scoccando una freccia, questa si sia rivoltata contro ferendo l’uomo; da allora l’arcangelo apparve in sogno al vescovo ordinandogli di costruire un santuario cristiano, e così fu.
MSA 3Come Mitra, custode delle mandrie bovine, esigeva continui sacrifici di tori, così Michele, sia sul Gargano sia su Mont Saint Michel, si è manifestato attraverso il prodigio del toro. Nel culto di S. Michele sembrano allora ritrovarsi e mescolarsi vari miti pagani e ciò è dimostrato dal fatto che vari luoghi di culto cristiani a lui dedicati sorgono sovente sulle MSA 4fondamenta di precedenti edifici pagani.

MUGGIA (Ts). Il mitreo di Elleri.

… A riprova dell’importanza e forse della funzione sacra che il sito continua ad avere in età romana c’è la stele mitraica (ora al Museo Civico archeologico di Muggia), che considerazioni paleografiche della dedica riportano al II secolo d.c.; il suo rinvenimento in frammenti nella chiusura dell’accesso all’abitato fornisce il termine post quem grazie ad una moneta di Magnenzio.
La stele opistoglifa presentava su un lato il consueto sacrificio del toro, sull’altro il banchetto rituale di Mitra e il sole alla presenza degli iniziati, che, fatto piuttosto raro, erano caratterizzati nell’aspetto dal grado di iniziazione: in questo caso ci rimane il corvo, ben riconoscibile dalla testa d’uccello…
Rimane … da individuare il mitreo, che per la tipologia tipica di questo tipo di edifici sacri dovrebbe essere, almeno parzialmente, scavato nella collina, e, se ancora esistente, nascosto da rovine…

Fonte: Il_castelliere_di_Elleri_Un_progetto_di valorizzazione, di Franca Maselli Scotti, Fabiana Pieri, Paola Ventura.
Dopo una sintesi delle campagne di ricerca che si sono svolte sul castelliere di elleri a partire dalla fine dell’ottocento fino alle indagini più recenti, sono sommariamente illustrate le sue principali fasi, con continuità di vita dall’età del bronzo all’epoca romana medio-imperiale, riservando particolare attenzione alle forme dell’insediamento ed alle vie di accesso.
Da queste premesse infatti ha preso avvio nel 2004 il progetto di valorizzazione dell’area a cura del comune di Muggia d’intesa con la soprintendenza per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia: si dà quindi conto degli interventi già attuati, volti a rendere meglio accessibile e comprensibile il sito archeologico; viene poi presentato il progetto del secondo lotto, di prossima realizzazione, che prevede l’ampliamento dell’area visitabile, inserendo nel percorso di visita anche la necropoli di s. barbara.
In parallelo saranno condotte ulteriori verifiche sul terreno, mirate all’approfondimento di alcuni punti nodali ancora in parte irrisolti, integrate da studi ed analisi per una migliore conoscenza globale del sito.

NAPOLI. Il Mitreo della Crypta neapolitana.

Nota anche come Grotta vecchia di Pozzuoli, fu costruita in età augustea dal liberto L. Cocceio Aucto, architetto di Agrippa, ammiraglio di Ottaviano, secondo Strabone (V, 4, 6) artefice anche del Portus Iulius, della “Grotta di Cocceio” e della Crypta romana a Cuma.
54826790-800x600Menzionata nella Tabula Peutingeriana e ricordata oltre che da Strabone anche da Donato, Seneca, Petronio ed Eusebio, la galleria risulta scavata interamente nel tufo per una lunghezza di m 705, una larghezza originaria di m 4,50 ed un’altezza m 5 ca., illuminata e ventilata da due pozzi di luce obliqui.
La scarsa visibilità all’interno della struttura portò già durante il vicereame spagnolo alla realizzazione di un sistema di illuminazione costituito da lanterne sorrette da funi tese tra pali; nel 1806, con Giuseppe Bonaparte, vi si installarono due file di fanali tenuti costantemente accesi, mentre dalla metà dell’Ottocento si utilizzarono fanali a gas, di cui uno, della fine del secolo, rinvenuto nei recenti lavori di risistemazione.
In seguito alle opere di allargamento ed abbassamento del piano stradale, nonché di pavimentazione eseguite in più fasi da Alfonso d’Aragona nel 1455, da don Pedro di Toledo nel 1548, da Carlo di Borbone nel 1748 e dal Comune di Napoli nel 1893, la grotta ha perso buona parte della sua antica fisionomia.
Ai lati dell’ingresso sono visibili due nicchie affrescate: quella di sinistra con una raffigurazione di Madonna con Bambino databile al XIV secolo, quella di destra con il volto dell’Onnipotente di incerta datazione.
tomba-di-virgilioPetrarca nell’Itinerarium Syriacum ricorda una cappella di piccole dimensioni denominata di Santa Maria dell’Idria, realizzata da un eremita proprio nei pressi dell’ingresso alla grotta. Durante il restauro aragonese o nel corso dei lavori eseguiti all’epoca del vicereame spagnolo, fu rinvenuto il bassorilievo in marmo bianco con la raffigurazione di Mitra datato tra la fine del III e l’inizio del IV sec. d.C. conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Testimonianze relative al dio orientale Mitra sono note in Campania a partire dal II sec. d.C., in contrapposizione al sempre più diffuso cristianesimo; la presenza del rilievo nella Crypta ha fatto ipotizzare l’eventualità che ci si trovi di fronte a un luogo di culto mitriaco: il mitreo è solitamente identificato nello spelaeum, la caverna cosmica, all’interno della quale, fin dalle più antiche testimonianze iconografiche, è raffigurato il sacrificio del toro. E’ probabile che i culti misterici abbiano influenzato non poco la superstizione popolare, che alla grotta ha sempre associato qualcosa di misterioso e magico, al punto che il solo attraversarla indenni era considerato un vero e proprio miracolo.

Info:
Parco Vergiliano a Piedigrotta – Salita della Grotta, 80122 Napoli NA
Telefono: 081 669390
Apertura 9 – 18
Gestore per la tutela: SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER IL COMUNE DI NAPOLI
Proprietà: Ente MiBAC
Email: ssba-na@beniculturali.it