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ROMA. Il Mitreo del Circo Massimo.

Nei pressi del lato settentrionale del Circo Massimo, si rinvennero nel 1930 una serie di muri in mattoni, conservati per più di cinque metri ed appartenenti a un edificio pubblico di incerta individuazione, databile al II sec. d.C. Tra questi ambienti, nella metà del III secolo, venne adattato un mitreo modesto in ampiezza e dalla pianta singolare, ma che ha conservato ricche decorazioni e testimonianze archeoloogiche sui rituali mitraici.
Si possono riconoscere tra l’altro una serie di ambienti rettangolari affiancati collegati a scale per l’accesso al piano superiore, ora scomparso, con altre stanze più piccole.
La navata principale del mitreo fu sistemata trasversalmente rispetto all’asse di quettro stanze parallele riutilizzate, sfruttando le ampie porte, che in origine le collegavano.
Da un primo vano, con funzione di atrio, si entrava nel secondo, pavimentato con mattoni quadrati databili agli inizi del IV secolo, e nel quale un tramezzo isolava una piccola stanza forse utilizzata come sacrestia. Nelle due sale seguenti venne sistemato il vero e proprio mitreo: nella prima si costruì un basso bancone a piano inclinato, mentre nella seconda se ne poterono adattare due simmetrici, così come voleva il cerimoniale. In questa parte il pavimento è di lastre di marmo e così sono rivestiti i podi. Nello spessore del muro della porta tra il primo ed il secondo vano erano ricavate delle nicchie con basi, nelle quali dovevano essere collocate le statue dei dadofori, mentre le mensole qui conservate dovevano sostenere le colonnine delle edicole di altre divinità.
Il terzo vano era il più importante, perchè vi si svolgevano i rituali: nella soglia della porta era una vaschetta ricavata da un dolio murato, che doveva raccogliere il liquod lustrale; nella parete di fondo, dove era un arco, c’era un altare con edicola, forse il sacello del dio Mitra. Ai lati dell’arco sono conservate le basi per le statue del Sole e della Luna; mentre nel pavimento erano i piedestalli delle immagini di Kronos e del deus ex petra (Mitra fanciullo nascente dalla pietra). Sulla parete di fondo restano ancora, a sinistra, due mensole forse per un’altra edicola sacra e. a destra, un piccolo rilievo con Mitra che uccide il toro nell’antro con ai lati le immagini del Sole e della Luna.
Ma il reperto più interessante è un grande bassorilievo, rinvenuto fuori posto e dedicato al dio da T. Claudius Hermes. Vi sono rappresentati al centro il dio Mitra con il mantello al vento che uccide il tor, poi ancora uno scorpione, un serpente e un cane; vi sono anche due rilievi con il Sole e la Luna, e un dio Mitra più piccolo, che trasporta nella grotta il toro, infine i diadofori Cautes e Cautopates.

Fonte:  Carlo Pavia, Claudio Moccheggiani Carpano. Roma sotterranea e segreta. Arnoldo Mondadori Editore, Roma, 1985