NAPOLI. Il mitreo di vico San Carminiello ai Mannesi.

I napoletani di inizio ‘900 la conoscevano bene. Era la Chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, in Vicolo San Carminiello ai Mannesi. Perché “Carminiello”? Perché percorrendo quella stradina si arrivava ad una chiesetta in cui tutto era minuto, tutto sembrava ispirare tenerezza. Perché “Mannesi”? Perché in quei luoghi lavoravano i falegnami (detti mennesi dal latino “manuensis”, che lavoravano con le mani, artigiani).
Carminiello-ai-MannesiQuella chiesa era lì dal XVI secolo. A fine 800 ne parla il Chiarini, citando i recenti restauri, alcune statue interne, e lamentando le dolorose sottrazioni indebite ad opera di ignoti. Insomma, una chiesetta senza troppe pretese, collocata però in un contesto di strade di tutto rispetto: Vicolo San Carminiello ai Mannesi era infatti una perpendicolare di Via Duomo, parallela meridionale a Via dei Tribunali.
Nel 1943, con i sanguinosi bombardamenti su Napoli, quel poco di mura che proteggevano gli interni della chiesetta di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, crollò. Dalle ceneri della chiesetta rinacque un tesoro assopito da secoli. Rivide la luce quello che oggi è conosciuto come Complesso Monumentale di Carminiello ai Mannesi. Di cosa si tratta non è semplice dirlo, visto che parliamo di diverse stratificazioni storiche.
Leggere la storia di questo sito archeologico è come leggere i cerchi concentrici di una sezione di quercia. Tutto ciò che nel tempo è stato costruito in questo posto, risulta giustapposto a qualcosa di precedente. E risalendo a ritroso attraverso quelle tracce si giunge fino all’antichità dei romani. Più precisamente alla Napoli della Roma repubblicana.
Il primo strato, quello più antico, come detto, appartiene ad un periodo storico compreso nei primi quattro secoli prima di Cristo. Lo si legge nell’opus mixtum (latericium e reticularum), la cui caratteristica principale è quella di resistere ai terremoti. Difatti è ancora lì. Del periodo repubblicano anche il pavimento in mosaico a tessere bianche e nere.
Alla Roma imperiale di fine primo secolo d.C. appartiene invece un complesso termale di cui si ha traccia attraverso una vasca superstite. Il livello di avanzamento raggiunto dagli ingegnosi romani per il loro relax, prevedeva addirittura quattro vasche differenziate per utilizzo: vasca per bagni caldi, vasca per bagni a vapore, vasca per bagni tiepidi e vasca per bagni freddi.
Nel secondo secolo d.C. fu invece fondato il pezzo forte del complesso di Carminiello ai Mannesi: il mitreo.
Le rappresentazioni romane di Mitra lo ritraggono quasi sempre nell’atto di uccidere un toro, e questa raffigurazione la ritroviamo anche nel complesso monumentale di Carminiello ai Mannesi. In realtà nel mitreo di Carminiello è visibile solo parte di questa raffigurazione, e cioè le spighe di grano scolpite in luogo della coda del toro.
Le spighe di grano sono il retaggio di un’antica simbologia della fertilità. Dal sacrificio del toro, infatti, Mitra sprigiona quella forza vivificante in grado di creare il cosmo e l’universo. La fertilità, la nascita, la generazione, tutto è racchiuso in quelle tre spighe di grano che si scorgono con difficoltà in quanto resta del bassorilievo raffigurante la tauromachia di Mitra, a Carminiello.
Il toro invece è sicuramente un’influenza greca. Non possiamo evitare il parallelismo con il Minotauro di Teseo, o con quelle rappresentazioni che vedono Nike alle prese col sacrificio di un toro. Altre contaminazioni simboliche di dubbia provenienza sono lo scorpione, il corvo, il serpente, il cane, il sole, la luna, due lampadofori.
Lo scorpione pizzica i testicoli del toro, il serpente succhia il suo sangue, il corvo ed il cane hanno ruoli non chiari, perchè poche sono le fonti testimoniali del racconto mitologico, il sole e la luna sono l’essenza di Mitra, i due lampadofori reggono altrettante fiaccole, l’una verso l’alto, l’altra verso il basso, e simboleggiano sicuramente i cicli di vita e morte.
Il mitreo di San Carminiello ai Mannesi sembra un tempietto atipico. Non ha nulla dei templi e degli altari dedicati alle altre divinità. Somiglia piuttosto ad una grotta, o sembra volerne riprodurre l’effetto. Il culto di Mitra, difatti, era spesso celebrato nel sottosuolo, abitudine dovuta alla leggenda secondo cui Mitra sarebbe nato in una grotta il 25 dicembre.
Vi ricorda niente quest’ultima circostanza? Ricorda molto da vicino la nascita di Gesù Cristo, anch’egli sceso sulla terra per aiutare il genere umano, com’era nella funzione originaria del Dio Mitra persiano. E proprio il Cristianesimo, che tanto bene attecchì, col tempo, nell’impero romano, rischiò inizialmente di soccombere sotto i colpi di un mitraismo che riscuoteva a Napoli e a Roma un enorme successo.

Fonte: www.vocedinapoli.it, 26 lug 2017

Orari di apertura: Il complesso è sempre visibile dalla strada oppure visitabile su richiesta prenotando al numero 081 440942

forcella

NAPOLI. L’area archeologica di San Carminiello ai Mannesi, a Forcella.

Passeggiando per via Duomo, tra case e balconi e lenzuola stese al sole, si cela l’area archeologica di Carminiello ai Mannesi. Parliamo di una delle poche strutture di epoca greco-romana visibile a cielo aperto, nel centro urbano di Napoli.
Il sito archeologico di Forcella venne scoperto per puro caso nel 1943. Il complesso archeologico occupa l’area per la maggior parte libera da fabbricati distrutti durante il bombardamento aereo della Seconda Guerra Mondiale.
forcellaGran parte del sito archeologico, che occupava la superficie di un intero isolato, è in buona parte ancora sotto il livello dei fabbricati moderni.
Qui siamo in presenza di “frammenti di archeologia” inseriti in un contesto estremamente vivo come è il centro antico di Napoli.
Perché “Carminiello”? Qui sorgeva una chiesetta in cui tutto era minuto. Perché “Mannesi”? In questi luoghi lavoravano i falegnami (detti mennesi dal latino “manuensis”).
Una costruzione monumentale multistrato, piuttosto articolata edificata alla fine del I secolo d.C. come domus di un ricco personaggio che, in età imperiale venne trasformata in un lussuoso complesso termale.
In epoca imperiale, appunto, fu costruito un Mitreo in due ambienti del piano inferiore. In un dipinto si riconosce il profilo del dio Mithra mentre sta uccidendo un toro, un sacrificio necessario per fecondare la terra.
A partire dal V sec. d. C. inizia un periodo di degrado, alcuni ambienti dell’edificio romano furono riutilizzati per scopi più disparati: deposito, parcheggio abusivo, gli ambienti inferiori vennero adibiti anche a ospitare gli animali per l’allevamento.
In età medievale sul sito archeologico venne impiantata una chiesetta che nel corso del Cinquecento venne annessa alla Chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, poi rinomata del Carminiello per le sue ridotte dimensioni.
forcellaGli scavi di Carminiello ai Mannesi sono stati aperti al pubblico solo dal 1993 e si possono visitare solo in particolari circostanze.

Autore: Lucio Boccalatte

Fonte: www.napoli-turistica.com, 30 set 2020

 

Vedi iniziative in corso per il recupero dell’area archeologica, vai a: https://www.archeomedia.net/napoli-il-complesso-archeologico-carminiello-ai-mannesi-da-meraviglia-tombata/

Localizzazione: Napoli
Data ultima verifica: 03/10/2020
Rilevatore: Feliciano Della Mora

ORBETELLO (GR). Antica città di Cosa, resti del Mitreo.

Accanto alla Basilica, a Sud-Est, sono ancora visibili le rovine del complesso Curia-Comizio, deputato alle attività dei magistrati e all’assemblea degli abitanti.

Nel corso del II secolo d.C. nel basamento della sala Sud-Est della Curia fu ricavato un Mitreo. Lungo i muri sono ancora visibili le tipiche piattaforme di terra laterali e le basi per le statue – forse – di Cautes e Cautopates; l’altare, in muratura, si trovava sul fondo dell’ambiente.

A seguito dei lunghi periodi di abbandono della città, il complesso perse la sua funzione originaria e fu probabilmente abbandonato.

Nella fotografia, il basamento visto da nord est, ingresso all’ambiente poi trasformato in mitreo, parete della Curia, in fondo il Chalcidicum della Basilica.

Fotografia:
https://dhc.aarome.org/islandora/object/FU:3048

Vedi nota generale su Cosa: Cosa (colonia romana)

 

OSTIA (Rm). Nella Domus dei capitelli di stucco recuperato rarissimo rilievo dipinto del dio Mitra.

Il rinvenimento della parte inferiore di un rilievo di Mitra in stucco durante i lavori di restauro della Domus dei Capitelli di Stucco ha dato il via al prosieguo delle scoperte: con questo sale a quota 20 il numero di mitrei rinvenuti a Ostia.
Ma cos’è un mitreo? é il luogo di culto riservato alla divinità orientale Mitra, una divinità salvifica e misterica i cui adepti venivano “iniziati” al culto. Anche se era un culto “nascosto” tuttavia ebbe molti seguaci nei secoli centrali dell’impero. L’alta concentrazione di mitrei a Ostia lo conferma.
La scoperta è una rara rappresentazione della divinità realizzata in stucco dipinto. In attesa di avere ulteriori dettagli dalle analisi che verranno realizzate nei prossimi giorni prima della messa in sicurezza dell’oggetto, si tratta di un frammento di circa un metro che, appunto, sarà sottoposto a verifiche e restauro.

Fonte: www.stilearte.it, 15 feb 2022

Localizzazione: Ostia

PARIGI (F). Museo del Louvre, Bassorilievo mitraico del III secolo.

Il culto importato del dio persiano Mithra si fondava sulla concezione d’una lotta vittoriosa delle forze del bene contro demoni malefici.
Il cane balza a succhiare l’anima che uscirà dalla ferita per riportarla al dio.

PETRONELL (A). Bad Deutsch-Altenburg Museum Carnuntinum. Rilievo mitraico.

Bad Deutsch-Altenburg Museum Carnuntinum, inv. 4408
Da Carnuntum (presso Petronell)
Calcare – Alt 36,5 cm; largh. 41 cm; spess. 14 cm.

Lastra qquadrangolare con bassorilievo raffigurante Mitra tauroctono, in un campo a forma di arco ribassato, indicante forse la grotta nella quale ha luogo l’uccisione, il è rappresentato nell’atto di immergere il coltello nel fianco del toro, su cui grava con tutto il peso del corpo.
L’abbigliamento allude all’origine orientale (persiana) della divinità; indossa, infatti, berretto frigio, corta tunica altocinta, anayrides e mantello svolazzante per l’impeto del gesto. La tauroctonia di Mitra si correda di una serie di animali che paiono beneficiare degli effetti del sacrificio: un cane lambisce il sangue della ferita, uno scorpione serra i genitali del toro e un grande serpente striscia in primo piano, mentre la spiga che emerge dalla coda dell’animale sacrificato rivela la connessione dell’atto divino con la fecondità agraria.
Due personaggi Cautes e Cautopates, simili nell’abbigliamento e nelle ridotte dimensioni, assistono alla tauroctonia ognuno con una fiaccola accesa e volta rispettivamente verso l’alto e verso il basso, evocando così il sorgere e il tramontare del sole, in stretta connessione con l’aspetto solare della personalità divina di Mitra, spesso identificato con Helios/Sol.
Infine i busti di Sol con corona radiata nell’angolo di sinistra e quello di Selene nell’angolo di destra estendono a una dimensione cosmica l’impresa divina che assume il valore di atto demiurgico, finalizzato a mettere in moto la grande macchina dell’universo (per i rilievi con tauroctonia vedi Volkommer 1991, Volkommer 1992).
Il mitraismo si diffonde nell’impero romano tra la fine del I e il IV secolo d.C. come “creazione” religiosa nuova, in quanto strutturata su un imprescindibile nucleo esoterico-iniziatico, totalmente estraneo all’originario culto del Mitra iranico; i misteri di Mitra, riservati soltanto agli uomini, prevedono infatti un itinerario sacro scandito da prove iniziatiche di progressiva durezza (Hier, Epistulae I 27,2) al termine delle quali il fedele arriva a stabilire un rapporto di intima familiarità con il dio.
Piuttosto limitata in Oriente, la fortuna dei misteri di Mitra è invece ampia e profonda nelle regioni occidentali dell’impero, negli ambienti cittadini, ma specialmente militari (vedi Mysteria Mithrae 1979; Merkelbach 1988, Sfameni Gasparro 2005 con altra bibliografia).
La stessa Carnuntum (da cui proviene il rilievo in oggetto), castrum fondato nel 16 d.C. sul Danubio e in seguito più volte ristrutturato, ebbe almeno tre mitrei, oltre a un santuario a Giove Dolicheno (Jobst 1992, Cencic, Jobst 2004; l’importanza del culto di Mitra in questo centro pannonico del limes è confermata dal fatto che nell’autunno del 308 d.C., tenendosi a Carnuntum una sorta di vertice tra Diocleziano, Galerio e Massimiano sul problema della successione nell’ambito del sistema tetrarchico, gli imperatori, convenuti a conclusione della riunione, restaurarono un luogo di culto di Sol Invictus Mithra, invocato come fautor imperii sui (CIL, III, 4413); si compiva così, insieme al gesto di pietas, anche una sorta di tardivo riconoscimento ufficiale del mitraismo.

Datazione: inizio del III sec. d.C.

Bibliografia:
– Jobst 1992, pp. 44-45, n. 37

Fonte:
“Costantino 313 d.C., Electa, Milano 2012, p. 220-221” – Catalogo mostra a Palazzo Reale a Milano 2012/2013

PONZA (Lt). Il mitreo.

«Anche Ponza ha il Mitreo che purtroppo non è visitabile e pare risulti molto rovinato. È’ situato in salita degli Scarpellini, nelle fondamenta dell’antico Palazzo Tagliamonte, in piazza Gaetano Vitiello, sulla Punta Bianca, inglobato in un negozio di nautica.”
Viene descritto così dal Tricoli [Tricoli Giuseppe, Monografia per le isole del gruppo Ponziano, Stamp. Marcellino, 1855]: “TEMPIO DI MITRA- Nel cennato Palazzo vi è questo speco lungo palmi 50, e 32 largo, avendo nei lati delle celle a fabbriche reticolate, nel mezzo un corridojo largo palmi 8, colla porta a levante ed in fondo la nicchia con vari residui di bassi-rilievi e figure mutilate sulle pareti, non che gli avanzi dell’ara. Nella parte sinistra si veggono tre teste di cavalli ed altrettante di cavalieri, e al di sotto un uomo ignudo. Sulla volta, anche a basso rilievo col diametro di palmi sei, vi sono 12 segni dello zodiaco situati in forma circolare per indicare la grandezza del mondo, avendo nel centro un serpente di palmi cinque ripiegato col gobbo ad oriente, che, a seconda della teologia dei Fenici, denotava il demone felice, buono, e conservatore della natura vivente, per la sua lunga vita, e per l’annuale rinnovazione. Al dire di Plutarco e di Stazio, quivi si esercitavano i misteri di Mitra, mantenuti fino al quarto secolo.”

Ma non solo il Tricoli racconta del Mitreo. Il Dies sicuramente lo ha visitato perché ne fa un’accurata descrizione in “Ponza perla di Roma“, 1950.
L’archeologo olandese, Vermaseren [Vermaseren M.J., The Mithraeum at Ponza, Brill Archive, 1974] lo ha visitato nel 1969 e lo descrive così: “Nei pressi del secondo porto (Ponza, all’epoca, aveva tre porti: Venere, Circe e Diva) fu scoperto un Mitreo circa un secolo fa. Esso è rimasto pressoché sconosciuto e trascurato. E’ situato sotto palazzo Tagliamonte alla salita Scalpellini e vi si poteva entrare attraverso il fabbricato che lo ospitava lo studio fotografico di Biagio D’Arco. L’entrata originale allo speleo è ora parzialmente ostruita dalle fondamenta del palazzo…Comunque il tempio mitraico dell’isola di Ponza è degno di attenzione per la decorazione della volta antistante la nicchia. Qui è rappresentato anche in stucco, ma ad alto livello artistico, uno zodiaco che desta interesse non solo tra gli specialisti dell’arte mitraica ma anche tra i vari studiosi dell’importante scienza dell’astronomia e della sua spesso tanto disprezzata ma influente sorella astrologica.”
Pare, secondo Vermaseren, che ci fosse un’entrata laterale, chiusa da una porta di legno, sulla scalinata che porta sugli Scarpellini, scendendo otto gradini c’è un pianerottolo e dopo altri due ci si ritrova nel tempio. Forse Vermaseren è entrato proprio da qui.
A proposito del Mitreo, Silverio Lamonica ha pubblicato un bellissimo libro, “Il culto di Mitra a Ponza“, [Caramanica Editore, 2012] che ritengo molto interessante.*
*Testo e immagini sono tratte da:
https://frammentidiponza.blogspot.com/2016/02/il-mitreo-di-ponza.html

Nota importante:
Il 23 luglio 2020, scrive il quotidiano La Repubblica: “Il mitreo di Ponza può pure restare un magazzino dove stipare la merce di un negozio di articoli per la pesca. La tutela del bene archeologico, la sua valorizzazione e fruibilità possono pure attendere. Il Tar di Latina ha accolto infatti il ricorso della proprietaria dell’immobile dove si trova il tempio destinato ai culti mitraici e ha annullato il decreto con cui la Soprintendenza archeologia delle belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, l’8 aprile dello scorso anno (2019), aveva dichiarato la causa di pubblica utilità ai fini dell’espropriazione del bene.”

PTUJ-POETOVIO (Slo). Rinvenimento di cinque mitrei.

Città sorta sulla Drava nella Pannonia Superiore da un insediamento preromano (tedesco: Pettau, sloveno: Ptuj, in Slovenia).
Campo di legionari sulla strada, importante sia strategicamente che per il commercio, che conduce da Aquileia al Danubio e dalla quale qui si dirama la via di comunicazione O-E lungo la Drava verso la Mursa (Itin. Ant., 129).
Sede della legione VIII Augusta, dall’epoca di Claudio della XIII Gemma (Tac., Hist., iii, i: riunione dei capi dell’esercito fedeli a Vespasiano nel campo invernale a Poetovio).
Elevata a colonia da Traiano: Colonia Ulpia Traiana Poetovio, appartenente alla tribù Papiria. Il confine occidentale. del territorio cittadino coincide con il confine della provincia verso il Norico, a S-E l’ager Poetovionensis si estende fino ad oltre Aquae Iasae (C. I. L., iii, 4117); a N confina con la regione di Flavia Solva e Savaria, a S con Siscia e Neviodunum.
Probabilmente alla epoca di Adriano viene istituita la statio Poetovionensis del publicum portorii Illyrici ossia del vectigal Illyrici.
Nel III sec., soprattutto al tempo di Gallieno, si sono trattenuti nella città più volte considerevoli distaccamenti di legionarî.
Nel IV sec. Poetovio appartiene al Norico mediterraneo (Itin. Hieros., 561, 4; Ammian. Marc., xiv, ii, 20; Tab. Peut.); nel 351 avviene sul campo di Poetovio la battaglia tra Costanzo e Magnenzio (Zosim., ii, 46); nel palatium extra muros nel 354 fu imprigionato il Cesare Gallo (Ammian. Marcell., I. c.); nel 388 avviene presso Poetovio la battaglia decisiva tra Teodosio e Massimo (Ambros., Epist., 4o, 23).
Verso la fine del IV sec. la città, o per lo meno la parte della città situata a S della Drava, viene distrutta dai Goti.
Prisco (Frag., 8) nomina Poetovio come luogo di nascita della madre dell’ultimo imperatore romano di occidente Romolo Augustolo.
Di tanto in tanto la città fu sede del proconsole e centro dell’amministrazione civile provinciale; dalle iscrizioni è confermata l’esistenza a Poetovio del tabularium della provincia della Pannonia Superiore.
Nelle iscrizioni sono più volte nominati impiegati del posto doganale e tra gli impiegati municipali sono nominati duumviri e triumviri iure dicundo, prefetti, duumviri q. q., questori e decurioni.
L’esistenza del cristianesimo viene confermata per la prima volta a Poetovio nell’epoca di Diocleziano dal vescovo Vittorino (Corp. script. eccl. lat., xlix).

La Drava ha demolito considerevoli parti della città, tra cui anche il campo dei legionari, la cui posizione sulla riva meridionale è accertata dalla scoperta dell’acquedotto del campo. La riva settentrionale, sulla quale era probabilmente situato il centro dell’antico insediamento, ha inoltre sofferto per le sopraedificazioni moderne; in particolare i resti della fortezza romana sul castello furono modificati da successive fortificazioni. Parti dei ponti di pietra costruiti sotto Adriano sono stati trovati nel letto del fiume. I grandi edifici scoperti nella periferia occidentale potrebbero essere gli horrea appartenenti al posto doganale.

Nella parte occidentale di Poetovio, nell’odierna Spodn. Hajdina, è situato anche il cosiddetto mitreo di Poetovio eretto e arredato dal personale del posto doganale verso la metà del ii secolo e considerato come il mitreo più antico sul territorio delle provincie romane lungo il Danubio.
Costruito a metà del II secolo dagli addetti ai dazi, il tempio è tutt’ora conservato sul sito del rinvenimento. È possibile ammirare le pietre con le incisioni e le raffigurazioni in bassorilievo dei miti e degli attributi associati al dio Mitra nonché i passi dei suoi discepoli. Su una delle pietre sacrificali nella parte centrale si intravede nel plastico la nascita di Mitra dalla roccia. Spicca, inoltre, l’altare a colonna con la statua del dio Mitra mentre trasporta un toro (Transitus = Ant. Jnschr. aus Jugsl., 292). La statua nel Transitus è una di solo due ancora preservate al mondo.

Nelle immediate vicinanze fu scavato il secondo mitreo, un po’ più grande, esso pure opera di impiegati doganali e di due soldati e molto distrutto, i cui resti furono trasferiti nel museo cittadino.

Il terzo mitreo, più spazioso e di epoca più recente, si trova coperto da una costruzione di protezione a Zgorn. Breg, all’incirca 600 m a O della riva della Drava. La ricostruzione e l’attrezzatura definitiva risalgono agli appartenenti dell’ufficio centrale dei distaccamenti di truppe che, all’epoca di Gallieno, si trovavano a Poetovio. Il loro praepositus eresse pro salute Gallieni un altare (Ant. Inschr. aus. Jugsl., 313), sul quale nella parte anteriore è rappresentato il patto di amicizia tra Mithra e il dio del sole, sul lato destro il miracolo dell’acqua di Mithra e a sinistra ci sono le sue armi. Un’ara votiva con il gruppo frammentario a tutto tondo di Mithra che uccide il toro (Ant. Inschr. aus Jugsl!., 314), una seconda con la rappresentazione in rilievo della nascita dalla roccia con cinque figure. (Ant. Inschr. aus Jugsl., 316) e una terza con il dio Sole e il genio sacrificante (Ant. Inschr. aus Jugsl., 315), furono erette da graduati delle legioni V Macedonis e XIII Gemina. Del quadro dell’altare principale si sono conservati solo frammenti. Il busto di una dea a grandezza naturale potrebbe provenire da un santuario della Magna Mater annesso al mitreo.

Nel 1957 a seguitom di scavi sulla curva della collina del castello, in piazza Muzejski trg1, ed alla profondità di 1,4 metri vennero individuati vari blocchi di marmo orizzontalmente posizionati e che rappresentavano una parte di un lastricato o/e strada: tra loro c’era un rilievo con la rappresentazione di Sol. La piastra del IV mitreo, dal II sec., è conservata nel lapidario del Museo Regionale.

La ricchezza dell’eredità archeologica della Poetovio romana si è conclusa con la scoperta del V Mitreo nel 1987.
Nell’atrio orientale dell’Hotel Mitra è allestita una mostra con alcuni dei reperti trovati nell’area della Poetovio romana. Si possono vedere i resti del Mitreo V ed il materiale rinvenuto attorno agli altri templi di Ptuj.
Nel giardino di Mitra, come è anche conosciuto l’atrio, si erge anche la copia della statua della nascita di Mitra. Stando all’iscrizione è dedicata alla giovane divinità che nasce dalla roccia attorno a cui è attorcigliato un serpente. Nella mano destra tiene un pugnale incompleto, mentre in quella sinistra un frammento di fiaccola. La statua originale è esposta nel Mitreo I a Spodnja Hajdina.

Vicino ai mitrei a Spodn. Hajdina si trovava un modesto sacello delle divinità materne indigene invocate quali nutrici auguste, il cui culto locale è attestato a Poetovio da una serie di rilievi votivi (Ant. Inschr. aus Jugsl., 324-335), che le mostrano con un lattante in braccio. Egualmente a Spodn. Hajdina, nella parte della città chiamata vicus Fortunae (C.I.L., iii, 10875), accanto ad un tempio di Vulcano e di Venere è identificato un tempio della Fortuna. Numerosi sono i monumenti sacri anche ad altre divinità, in particolare a Giove Ottimo Massimo (anche con soprannomi come culminalis, depulsor, praestes, praestitus), il cui tempio probabilmente sarà stato sul castello, e vi sono pure diverse testimonianze del culto degli imperatori. Furono istituite necropoli accanto a tutte le strade e al limite occidentale un cimitero chiuso con monumenti di soldati in servizio attivo e di veterani. La stele sepolcrale, alta quasi 5 m, di un decurione e duumvir i. d. (Ant. Inschr. aus Jugsl., 389), che nel Medioevo fu adoperata come berlina e fu considerata come insegna della città, si trova dinanzi alla torre della chiesa parrocchiale probabilmente ancora nello stesso posto. Il monumento della prima metà del II sec., riccamente ornato, mostra nella figura principale l’Orfeo musicante sotto gli animali mentre nei piccoli riquadri dei lati stretti sono rappresentate figure bacchiche. Intorno alla torre cittadina è raggruppata una quantità di monumenti per un piccolo museo all’aperto: altari consacrati a Giove Ottimo Massimo, a Serapide, al dio Sole, rilievi di Marte, delle nutrici e di Silvano, blocchi in rilievo con decorazione figurata, ma per lo più pietre tombali, soprattutto stele, accanto alle quali però anche una pietra in rilievo senza incisione con la figura della sella curule dalla tomba di un duumvir i. d. e altri oggetti.
Il museo cittadino nell’ex chiostro domenicano contiene, oltre ad una ricca collezione di molteplici piccoli ritrovamenti, in particolare oggetti di terracotta, scarsi resti d’intonaco di parete, ad esempio un pezzo di fregio con. uccelli simili ad aironi dipinti con stile pastoso tra piante acquatiche, e un gran numero di piccoli frammenti di rilievi e di sculture provenienti soprattutto dal secondo mitreo.
Nel Lapidarium ci sono resti di architettura (pezzi di cornicioni riccamente ornati e capitelli) di grandi costruzioni pubbliche, una statua acefala con corazza di grandezza superiore a quella naturale, trovata nella Drava, un’ara votiva a Giove Ottimo Massimo per Settimio Severo con figure in rilievo di Giove e Giunone (Ant. Inschr. aus Jugsl., 272) e altri monumenti sacri, ma soprattutto monumenti sepolcrali di forme diverse: blocchi in rilievo con ornamenti figurativi e decorativi di edicole sepolcrali, statuetta di Icaro, pigne e parecchi leoni sepolcrali, stele, nonché urne decorate di pietra per deporvi le ceneri, una speciale forma, preferita a Poetovio, di monumento sepolcrale di famiglia.
Frammenti di lastre e di pilastri di recinzione paleo-cristiani furono trovati nelle vicinanze della chiesa parrocchiale della città; due candelieri di bronzo dallo stesso luogo (Ant. Inschr. aus Jug., 443, 444) si trovano ora a Vienna nel Kunsthistorisches Museum.

Bibliografia:
– C.I.L., III, p. 510, nn. 4015-4121, p. 1746, nn. 10868-10894, 15184-15186;
– M. Abramić, Archäolog. Funde in Pettau, in Österr. Jahreshefte, XVII, 1914, suppl., col. 87 ss.; id., Poetovio. Führer durch die Denkmäler der römischen Stadt, Vienna 1925;
– id., Časopis za zgod. in narod., 28, 1933, p. 137 ss.;
– A. Conze, Römische Bildwerke einheimischen Fundorts in Österreich, II, Vienna 1875 (Denkschriften d. Philos.-histor. Kl. d. Akad. d. Wiss., vol. XXII);
– E. Diez, Die Aschenkisten von Poetovio, in Österr. Jahreshefte, XXXVII, 1948, p. 151 ss.;
– V. Hoffiller-B. Saria, Antike Inschriften aus Jugoslavien, Zagabria 1938, p. 120 ss.;
– J. Klemenc, Ptujski grad v kasni antiki (Le château de Ptuj à l’époque de la décadence romaine) Lubiana 1950;
– J. Klemenc-B. Saria, Archaeolog. Karte von Jugoslavien: Foglio Rogatec, Zagabria 1939;
– B. Saria, in Pauly-Wissowa, XXI, 1952, cc. 1167-1184;
– A. Schober, Die röm. Grabsteine von Noricum und Pannonien, Vienna 1923;
– id., Römerzeit in Österreich2, Vienna 1955; I. Mikl, Poetovio, in Das Altertum, 9, 1963, p. 84 ss.

Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/poetovio_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Antica%29/

Info:
Museo Regionale di Ptuj, ore 10,00 – 17,00 – Muzeijski Trg SI 2250 Ptuj – tel- +386 02 7879230
La chiave per la visita del I Mitreo si trova presso la famiglia Zupanic a Spodnja Haidina 40 tel. +386 02 7820771
La chiave per la visita del III Mitreo si trova presso la famiglia Femec, K Mitreju 3

ROMA, Ostia Antica, Mitreo Aldobrandini.

Addossato nel tardo II sec. ad una delle torri e ad un tratto del lato orientale delle mura del I sec. a.c., nella proprietà della famiglia Aldobrandini, in una zona non accessibile al pubblico, fu scavato nel 1924 solo nella parte settentrionale addossata alla torre. Si conservano la fine dei banconi laterali.
L’estremità nord era leggermente rialzata e preceduta da un’area pavimentata in marmi colorati e limitata da pilastri in laterizio e da una tavola in lastre di marmo; sul fondo è presente un altare in lastre marmoree con l’iscrizione di dedica da parte del pater Sesto Pompeio Massimo, sacerdote del Sole.
L’iscrizione menziona il rivestimento in marmo dei banconi (indicati come praesepia e segnalando la loro lunghezza complessiva di 68 piedi), di un trono e di un rilievo in marmo, quest’ultimo in sostituzione di una pittura su stoffa, danneggiata dall’umidità.

Fonte:
www.romanoimpero.com

ROMA, Ostia Antica, Mitreo di Fruttuoso.

Fu ricavato nel podio destinato ad ospitare il tempio collegiale della corporazione degli stuppatores, iniziato sotto Alessandro Severo e mai realizzato; sotto la parte anteriore del podio è presente un corridoio trasversale, accessibile lateralmente.
Da un lato del corridoio una porta con scalini permette di arrivare alla stanza interna, dove il pavimento era stato abbassato e fu costruita una volta a crociera più alta di quella inizialmente prevista.
Nel mitreo vi erano i banconi sulle pareti, dipinte di bianco ed una piccola nicchia sul muro di fondo, tra colonnine in marmo, in origine rivestita di cementizio ad imitazione della grotta natale del Dio e dipinta di blu, che doveva ospitare una piccola statua; davanti alla nicchia erano supporti in marmo per una tavola e due piccoli basamenti, uno in marmo e uno in travertino, dovevano ospitare le statue dei geni Cautes e Cautopates.
Una piccola cornice marmorea riporta l’iscrizione di dedica da parte di Fruttuoso, patrono del corpus stuppatorum. Il mitreo venne distrutto da un incendio da parte dei Cristiani.

Fonte:
www.romanoimpero.com