ROMA, Ostia Antica. Mitreo di Porta Romana.

Venne realizzato in un ambiente alle spalle di un piccolo sacello affacciato sul decumano massimo nel corso del III secolo in opera listata.
L’ingresso si trovava sul lato nord e sui muri laterali erano allineati i due banconi in laterizio.
All’ingresso si trova una piccola vasca per l’acqua, nei pressi della quale si è conservato un tratto del rivestimento marmoreo del pavimento e dei banconi.
Sul lato di fondo, verso sud, i podi laterali si interrompono e restano le fondazioni di un altare che purtroppo è mancante.

Fonte:
www.romanoimpero.com

ROMA, Ostia Antica. Mitreo Fagan.

Scavato tra il 1794 e il 1802 dal pittore Robert Fagan, doveva trovarsi tra il cosiddetto “Palazzo imperiale” e la foce.
Oggi purtroppo non è visitabile.

Vi sono state trovate delle iscrizioni come:
SIG(num) INDEPREHENSIVILIS DEI C(aius) VALERIVS HERACLES SACERDOS S(ua) P(ecunia) P(osuit)
L(ucius) SEXTIVS KARVS ET …
dove Mitra è definito “indecifrabile” cioà che l’uomo non può comprendere perchè troppo aldisopra di lui.

In un’altra iscrizione nel medesimo Mitreo sta scritto:
C(aius) VALERI
VS HERACLES PAT(er)
ET C(aii) VALERII
VITALIS ET NICO
MES SACERDO
TES S(ua) P(e)C(unia) P(o)S(ue)R(unt)
D(e)D(icatum) IDI(bus) AVG(ustis) IMP(eratore)
COM(modo)
VI ET
SEPTI
MIANO
CO(n)S(ulibus)

Vi fu rinvenuto un gruppo marmoreo di Mitra che uccide il toro, ora ai Musei Vaticani e una statua di Aion, dedicata nel 190.

Fonte:
www.romanoimpero.com

ROMA, Ostia Antica. Sacello delle Tre Navate.

Un caso a parte è costituito dal cosiddetto “Sacello delle Tre Navate” (Regio III, Insula I), che si trova poco oltre il caseggiato del Serapide e le Terme dei Sette Sapienti, una zona, quindi, probabilmente legata ai culti di importazione orientale (Serapide, infatti, è una divinità ctonia, di origine egizia, dell’Oltretomba, della fertilità, del mare: ad essa era consacrato il toro Api). Secondo alcuni, questo ambiente poteva eventualmente essere stata sede di un altro mitreo, se non altro per la forma rettangolare allungata tipica di questi edifici di culto.
Il dubbio nasce dal fatto che la decorazione musiva sembra non concordare con quelle tipicamente associate al culto di Mitra; in particolare, nei pressi di quello che doveva essere stato l’altare, vediamo alcune figure che rappresentano, da sinistra verso destra, una coppa, un altare infuocato ed un maialino, o cinghiale, con accanto un coltello, quindi una probabile vittima sacrificale.
Sappiamo, però, che il culto mitraico era legato alla immolazione di un toro, non di un maiale che non c’entra niente, per cui rimane il dubbio sull’attribuzione di questo luogo ad un culto ben preciso.
Per questo motivo, è stato identificato come “Sacello” e non “Mitreo” delle Tre Navate perdurando l’assenza di elementi più incisivi per la sua identificazione.

Fonte:
https://www.angolohermes.com/luoghi/lazio/ostia/sacello_tre_navate.html

ROMA, Terme di Caracalla, Mitreo.

Scoperto nel 1912, durante gli scavi degli ambienti sotterranei delle terme, risulta essere il più grande tra quelli presenti a Roma. Ricavato nel fitto intrico di sale, corridoi carrabili e ambienti di servizio è databile poco dopo la costruzione delle terme (inizi III secolo d.C.), si compone di cinque ambienti comunicanti con il piano superiore attraverso una scala accessibile dall’esterno nei pressi dell’esedra di nord – ovest, attraverso una piccola porta.
Mitreo_delle_terme_di_Caracalla_piantaAttraversata la soglia marmorea, superato il vestibolo ed altri ambienti di servizio, uno dei quali si presume sia stata la stalla dei tori da sacrificio, si giunge nella sala principale, la cripta sacrale, un’ampia stanza rettangolare con volte a crociera sorrette da pilastri in mattoni; lungo i lati due alti banchi con il piano inclinato verso la parete, i “praesepia”, dove sedevano i fedeli durante le cerimonie; nel pavimento, che conserva ancora la sua copertura originale di mosaico bianco con fasce nere, è interrata una grande olla fittile, chiusa da un anello in marmo, usata verosimilmente per i riti di abluzione.
Poco più avanti una grande e profonda apertura, normalmente utilizzata nei rituali mitraici per la “tauroctonia”, l’uccisione sacrificale del toro sacro, che secondo un identico schema Mitreo delle Terme di Caracalla iconografico, era affrescata al centro di ogni mitreo; in questo caso però la presenza di un cunicolo sotterraneo che metteva in comunicazione l’apertura alle attigue sale di servizio, ha spinto a supporre l’utilizzo della stessa per i riti del “taurobolio”, riconducibile normalmente al culto della Gran Madre, in cui il sacerdote, posto in una struttura sotterranea sovrastata da un piano perforato, inondato dal sangue del toro ucciso sopra di lui, si presentava ai suoi compagni nella fede purificato e rigenerato.
Mitreo_delle_terme_di_CaracallaOltre ad un altare e alcuni frammenti del gruppo statuario di Mitra nell’atto di uccidere il toro, in una delle pareti, unico superstite  dell’intero apparato decorativo, vi è un affresco su cui sono raffigurati il dio e un personaggio munito di fiaccola che tiene nella mano sinistra un disco solare.
Un lungo restauro, ha permesso a novembre 2012 la riapertura del Mitreo.
Con il restauro la fossa sanguinis è stata messa in sicurezza e protetta con una recinzione, sono stati ripuliti tutti gli intonaci dell’aula compreso l’affresco di Mitra ed è stato liberato da uno spesso strato di fango il mosaico a disegni geometrici in bianco e nero che decora il pavimento. E’ stata anche pulita dagli spessi strati di deposito superficiale la petra genetrix, rilievo marmoreo dal quale doveva uscire il busto di Mitra, e sul quale è riconoscibile, tra le rocce, un serpente.
L’estradosso della copertura della navata è stato interamente impermeabilizzato.
Il lavoro più impegnativo è consistito nel rifacimento della volta a copertura del vano retrostante il mitreo e in collegamento con le gallerie sotterranee delle Terme. In questo modo è stata ritrovata l’oscurità originaria della navata permettendo anche di mantenere costante il microclima.
caracallaUn nuovo sistema di luci illumina l’ambiente, sottolineando la scansione e l’ampiezza degli spazi d’ingresso. E’ stata infine ripristinata la grande scalea di travertino dell’estradosso, che poneva in comunicazione il piano delle Terme con il sottostante luogo di culto.

Info:
Viale delle Terme di Caracalla, 52
Rione Celio (Terme di Caracalla) (Roma centro)
Telefono: +39 06 39967700 (lun-ven ore 9-13/14-17; sab ore 9-14)
Sito web: http://www.isromantique.it/categorie/terme-di-caracalla_7/&l=2&p=7&set=0

ROMA. Biblioteca vaticana, statua di Leontocefalo.

Statua in marmo bianco di 165 x 47 cm.), rinvenuta nel Mitreo Fagan (vedi scheda) ora collocata accanto all’ingresso della Biblioteca Vaticana.
Si tratta di una figura umana nuda, in piedi, con testa di leone e bocca spalancata. Dietro le spalle ha due piccole ali e altre due sui fianchi. Queste ali sono state posizionate in direzioni opposte e portano i simboli delle quattro stagioni. Sono decorate con una colomba ed un cigno (in alto a destra), orecchie (in alto a sinistra), un grappolo d’uva (in basso a sinistra), due palme ed una canna (in basso a destra). Il dio è avvolto da sei spire di un serpente, che appoggia la testa sulla sua. Sul petto un fulmine. Nelle mani che preme contro il corpo, tiene con la destra una chiave con dodici fori di trapano e nella sinistra un’altra chiave ed un lungo bastone o scettro con un pomolo.
Sulla base, accanto alla gamba destra del dio, sono un paio di tenaglie ed un martello e, accanto alla gamba sinistra, un caduceo, un gallo ed una pigna.
Tutta la statua era dipinta di rosso.

Testo dell’iscrizione: “C. Valeri/us Heracles pat(er) / et C(aii) Valerii / Vitalis et Nico/mes sacerdo/tes s(ua) p(e)c(unia) p(o)s(ue)r(unt). / D(e)d(icatum) idi(bus) aug(ustis) im(peratore)/ Com(modo) / VI et /Septi/miano / co(n)s(ulibus)”.
Traduzione: “Gaio Valerio Eracle, padre, e Gaio Valerio Vitale e Gaio Valerio Nicome(de)s, sacerdoti, posero a proprie spese. (Statua) dedicata nelle idi di agosto, sotto i consolati dell’imperatore Commodo per la sesta volta e di Settimio Severo”.
Risale al 190 d.C. Secondo Cumont, nonostante la damnatio memoriae di Commodo, il suo nome non venne qui cancellato perché questo imperatore stesso era stato iniziato ai misteri.

Il Leontocefalo, così denominato per la testa di leone, è una divinità del seguito di Mitra, su cui molto si è dibattuto; connessa con il tempo e le stagioni.
Talora è identificato con Aion (Eon), creando però confusione, benchè siano entrambi aspetti simbolici del tempo, sono iconografie diverse.

 

Link:
https://www.mithraeum.eu/monument/116

Rilevatore: Angela Crosta

ROMA. Cemento sui resti archeologici di via della Lega Lombarda: scompare un mitreo.

I cittadini della zona segnalano la ripresa dei lavori, con betoniere in azione sui resti romani.
Nuovo (preoccupante) capitolo della vicenda relativa ai resti della Villa romana ritrovati sotto l’ex deposito Atac di via della Lega Lombarda. Nella giornata di ieri sono state segnalate da parte dei cittadini degli interventi edilizi che mettono a rischio i ritrovamenti. Tutta colpa della costruzione di una soletta di cemento sui resti archeologici. La segnalazione è dei cittadini, da tempo in lotta contro la società proprietaria dell’area e responsabile dei lavori.
L’area, di proprietà privata è attualmente è oggetto di un intervento edilizio che prevede la copertura di una superficie di 11.800 mq.
Nel corso degli scavi preliminari, iniziati nell’agosto del 2010, sono stati rinvenuti dei reperti di inestimabile valore archeologico di cui non si aveva notizia documentata.

Localizzazione: Villa romana ritrovati sotto l'ex deposito Atac di via della Lega Lombarda a Roma.
Periodo artistico: III sec. d.C.
Note storiche:

Come riportato da RomaToday e anche da altri organi di stampa, la direttrice dello scavo ha rilevato che, tra i reperti riportati alla luce, spiccano per la loro particolare bellezza ed integrità dello stato conservativo un Mitreo del III sec. d.C. che conserva anche una sala con un sole disegnato sul pavimento con tarsie marmoree un colombario del III sec. decorato con un sofisticato mosaico ed impreziosito con uno straordinario sarcofago con rilievi di ispirazione cristologica ed altri due sarcofagi in terra cotta nella trama delle olle cinerarie, sono riemerse pitture policrome di girali verdi, azzurri e viola incorniciati da riquadri gialli e rossi una monumentale vasca, di età repubblicana, della lunghezza di 60 mt una necropoli databile tra il I ed il IV secolo che ha riportato alla luce circa 130 sepolture.
E' possibile che l'intero complesso possa essere riconducibile all'insediamento di un Collegium per l'iniziazione al culto mitraico.
Gli scavi hanno inoltre riportato alla luce, un deposito di fossili animali quali corna di cervo, ossa di daino, ippopotamo e bue. In particolare, tra questi, spicca una zanna di quasi tre metri ed un femore, di un Elephas, un antico elefante, databile 650 mila anni fa, il quale rappresenta una rarità rispetto ai già noti giacimenti del Pleistocene presenti sul territorio romano i cui esemplari sono datati al massimo fino a 300 mila anni fa.


Data ultima verifica: 13/06/2012
Rilevatore: Feliciano Della Mora

ROMA. I Carabinieri del Nucleo TCP restituiscono il 59° frammento del MITRA TAUROCTONOS.

“E ora ci aspettiamo il 60° frammento mancante, la mano destra del dio che impugna la spada”.
A dirlo, appena liberato dal drappo bianco che copre il magnifico rilievo in marmo lunense del “Mitra Tauroctonos” (Mitra che uccide il toro), esposto al secondo piano del Museo delle Terme, come viene chiamato comunemente, è Giovanna Bandini a capo del gabinetto di restauro del Museo che con la sua équipe ha provveduto al reinserimento del grande tassello marmoreo raffigurante la testa del toro e la mano sinistra del dio.
Il frammento, databile al II – III sec. d. C., è stato restituito dal Generale Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri della Tutela (TPC), a Daniela Porro, Direttore del Museo Nazionale Romano, presenti il Segretario Generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia e la Curatrice delle Collezioni Archeologiche del Museo di Karlsruhe.
A febbraio sono stati notati due frammenti dai Carabinieri del Nucleo di Cagliari guidato dal capitano Paolo Montorsi durante un controllo amministrativo presso un nuovo negozio di antiquariato del cagliaritano. Poiché a un occhio esperto come il loro sono apparsi subito d’interesse archeologico, è iniziata l’indagine per accertarne la provenienza. Non avendo ottenuto giustificazioni i due pezzi sono stati sequestrati e posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
A questo punto l’attività investigativa si tinge di archeologia. Così s’interpella la Soprintendenza Archeologica di Cagliari che giudica i beni autentici, riconducibili a maestranze qualificate. E nel frattempo iniziano le indagini sul “web” e nella Banca dati dell’Arma ricca di oltre un milione e duecentomila notizie di oggetti da ricercare.
Mitreo di Tor Cervara, Museo Nazionale RomanoUn militare dell’Arma ferma la propria attenzione soprattutto sul grande rilievo delle Terme in cui manca la testa del toro e la mano del dio. E’ un’intuizione, ma supportata da conoscenza e preparazione storica e culturale.
A questo punto viene chiamato in causa il Museo e il gioco è fatto. Tutto ritorna, attinenze formali e stilistiche, sovrapposizioni fotografiche. Non resta che la “prova provata”, ovvero la verifica dell’effettiva pertinenza del frammento con testa di toro al grande rilievo di Mitra. Le parti sono risultate perfettamente combaciabili. Così il 20 aprile avviene la consegna formale del pezzo nelle mani delle restauratrici che hanno provveduto alla pulitura e all’incollaggio del frammento (valore di mercato stimato in due milioni di euro) al fregio.
E’ una storia di quelle che piace ascoltare, un’avventura a lieto fine che supera la fantasia e che vede fra i protagonisti i Carabinieri della Tutela. Ora ci si augura di ritrovare il 60° frammento perché l’opera che vediamo esposta è frutto della ricomposizione di 57 frammenti di marmo trovati nel ’64 in un deposito a Tor Cervara (sulla Via Tiburtina), durante un’operazione di bonifica da residuati bellici. Ad essi si aggiunge ora il frammento recuperato a Cagliari. Ma all’inizio nel ‘65, quando venne collocato nelle “Grandi Aule” delle Terme di Diocleziano (le più grandi della romanità), il “puzzle” aveva altre importanti parti mancanti, come le spalle e la testa del dio. E qui, entra in scena il “Badisches Landesmuseun” di Karlsruhe in Germania. Alla fine degli anni ’80 uno studioso svizzero avanzava l’ipotesi che il frammento di marmo col volto di Mitra donato al museo della città tedesca fosse pertinente al rilievo di Tor Cervara. A questo punto si è mossa la diplomazia e si è giunti alla grande mostra sui culti orientali nell’Impero Romano allestita nel 2013 a Karlsruhe dove è stato materialmente possibile ricongiungere le varie parti deegio presenti nella città tedesca. Ovviamente dopo gli studi preliminari e dopo aver provveduto a tutte le possibili verifiche, e grazie alla proficua collaborazione fra archeologi e restauratori dei due paesi amici e alla grande disponibilità del Museo tedesco.
Al termine della mostra, a seguito di accordi stipulati fra il Museo di Karlsruhe e la Direzione Generale del Mibact, il grande rilievo (che conserva tracce della colorazione originaria, due metri e mezzo per oltre un metro, due tonnellate di peso), questa volta con la testa di Mitra (il 58° frammento), ha fatto ritorno nella sede delle Terme di Diocleziano (le più grandi di tutta la romanità), ed è esposto permanentemente al pubblico. Ancora con qualche lacuna, ma con la testa del toro e la mano sinistra del dio.

Il link al video: https://youtu.be/VvMsMzNfhIc

Info: Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano -Viale Enrico De Nicola 79 – Roma – Tel. 06 – 39967700

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 16 luglio 2017

ROMA. Il Mitreo dei marmi colorati di Ostia Antica.

Nel corso della campagna di scavo 2014 del progetto Ostia Marina è stato individuato un nuovo edificio, un mitreo, situato nel quartiere suburbano fuori porta Marina, lungo via della Marciana, a nord del Caseggiato delle due scale. Si tratta della Caupona (un’osteria/taverna) del dio Pan, in cui, nel corso della seconda metà del IV sec. d.C., sono intervenuti radicali rimaneggiamenti che corrispondevano a un cambio di destinazione d’uso dell’intero edificio, un mitreo!
Una piccola comunità mitraica ha utilizzato la struttura come propria sede per breve tempo dopo averla riadattata alle proprie esigenze. In gran parte sono stati mantenuti in uso i pavimenti musivi del III sec. d.C., ma si è anche attuato un programma di rifacimento integrale dei rivestimenti parietali con zoccolature e pannellature sul tema della marmorizzazione, cioè dell’imitazione di lastre marmoree.
La sala principale della caupona è divenuta probabilmente l’aula delle iniziazioni. Sulle pareti sono presenti graffiti di precisa impronta mitraica e tra questi si segnala un’invocazione al dio Mitra e al dio Crono da parte di un tal Concordius.
Lungo il fianco settentrionale della caupona si disponeva inizialmente un ambiente seminterrato (m 7,20 x 3), che è stato completamente ristrutturato rialzando il pavimento di cm 70, realizzando un pozzo rituale con vera in marmo e uno speciale spazio angolare (destinato probabilmente ad aiuola).
rilievo mitreo ostia anticaL’interno venne dotato di un basso banco, sopraelevato rispetto al pavimento di circa cm 20, per sostenere una lunga kline per banchetti. Sul fondo dell’abside è posta una nicchia che doveva ospitare un elemento d’arredo (forse una cathedra o un trono per il pater); sul muro di fondo è presente una cornice modanata in marmo bianco che doveva fungere da mensola di sostegno di una lastra scolpita (purtroppo perduta) riproducente la tradizionale icona mitraica con il sacrificio del toro.
L’ambiente, stretto e allungato come prescriveva la tradizione, presenta caratteri peculiari che lo differenziano nettamente dagli altri mitrei ostiensi. Come già osservato per il resto della decorazione pittorica di IV sec. d.C., anche qui si ritrova l’intonaco ad imitazione del marmo.
L’ambiente cultuale, molto piccolo, è caratterizzato da una particolarissima pavimentazione multicolore e per tale motivo è stato definito “Mitreo dei marmi colorati”. Si tratta di un pavimento marmoreo realizzato componendo in una trama geometrica un migliaio circa di crustae di reimpiego in giallo antico, africano, greco scritto, cipollino, pavonazzetto, rosso antico, breccia di Sciro, porfido rosso, serpentino, portasanta, breccia corallina, proconnesio, bardiglio e marmi bianchi.
Le ricerche e le pubblicazioni dei risultati sono state condotte da Massimiliano David, docente di storia e culture all’Università di Bologna, sulla rivista Acta Antiqua Academiae Scientiarum HungaricaeVedi anche allegato: Osservazioni sul Mitrei dei marmi colorati di Ostia Antica
Anche la divinità egizia Iside potrebbe anche essere stata venerata in questo mitreo, poiché i ricercatori hanno trovato un manufatto in avorio di provenienza egizia, probabilmente usato come strumento rituale.
L’utilizzo dell’edificio come mitreo sembra sia stato breve. All’inizio del V secolo, con l’ampio diffondersi del Cristianesimo, le autorità romane sono diventate meno tolleranti nei confronti del culto di Mitra e di altre divinità: in quel periodo, il pozzo rituale del mitreo è stato ricoperto e il mitreo chiuse le sue porte per sempre.

Autore: Daniele Mancini

Fonte: www.danielemancini-archeologia.it, 17 dic 2019

ROMA. Il Mitreo del Circo Massimo.

Nei pressi del lato settentrionale del Circo Massimo, si rinvennero nel 1930 una serie di muri in mattoni, conservati per più di cinque metri ed appartenenti a un edificio pubblico di incerta individuazione, databile al II sec. d.C. Tra questi ambienti, nella metà del III secolo, venne adattato un mitreo modesto in ampiezza e dalla pianta singolare, ma che ha conservato ricche decorazioni e testimonianze archeoloogiche sui rituali mitraici.
Si possono riconoscere tra l’altro una serie di ambienti rettangolari affiancati collegati a scale per l’accesso al piano superiore, ora scomparso, con altre stanze più piccole.
La navata principale del mitreo fu sistemata trasversalmente rispetto all’asse di quettro stanze parallele riutilizzate, sfruttando le ampie porte, che in origine le collegavano.
Da un primo vano, con funzione di atrio, si entrava nel secondo, pavimentato con mattoni quadrati databili agli inizi del IV secolo, e nel quale un tramezzo isolava una piccola stanza forse utilizzata come sacrestia. Nelle due sale seguenti venne sistemato il vero e proprio mitreo: nella prima si costruì un basso bancone a piano inclinato, mentre nella seconda se ne poterono adattare due simmetrici, così come voleva il cerimoniale. In questa parte il pavimento è di lastre di marmo e così sono rivestiti i podi. Nello spessore del muro della porta tra il primo ed il secondo vano erano ricavate delle nicchie con basi, nelle quali dovevano essere collocate le statue dei dadofori, mentre le mensole qui conservate dovevano sostenere le colonnine delle edicole di altre divinità.
Il terzo vano era il più importante, perchè vi si svolgevano i rituali: nella soglia della porta era una vaschetta ricavata da un dolio murato, che doveva raccogliere il liquod lustrale; nella parete di fondo, dove era un arco, c’era un altare con edicola, forse il sacello del dio Mitra. Ai lati dell’arco sono conservate le basi per le statue del Sole e della Luna; mentre nel pavimento erano i piedestalli delle immagini di Kronos e del deus ex petra (Mitra fanciullo nascente dalla pietra). Sulla parete di fondo restano ancora, a sinistra, due mensole forse per un’altra edicola sacra e. a destra, un piccolo rilievo con Mitra che uccide il toro nell’antro con ai lati le immagini del Sole e della Luna.
roma, circo massimo, mitreo,Ma il reperto più interessante è un grande bassorilievo, rinvenuto fuori posto e dedicato al dio da T. Claudius Hermes. Vi sono rappresentati al centro il dio Mitra con il mantello al vento che uccide il tor, poi ancora uno scorpione, un serpente e un cane; vi sono anche due rilievi con il Sole e la Luna, e un dio Mitra più piccolo, che trasporta nella grotta il toro, infine i diadofori Cautes e Cautopates.

Fonte:  Carlo Pavia, Claudio Moccheggiani Carpano. Roma sotterranea e segreta. Arnoldo Mondadori Editore, Roma, 1985

ROMA. Il mitreo di San Clemente.

A poche decine di metri dal Colosseo, vicino ai resti del Ludus Magnus e delimitato dal percorso di due antiche strade romane, è visibile il complesso archeologico di San Clemente, sicuramente il più importante per lo studio delle trasformazioni edilizie e dei livelli della città.
In questo luogo la sovrapposizione di resti di edifici – i più antichi risalgono al I sec. a.C. – documentano con chiarezza la situazione morfologica della profonda depressione che in antico esisteva tra le colline del Celio e dell’Esquilino.
Entrando oggi nella chiesa di San Clemente, si scende nei sotterranei attraverso i successivi edifici sacri, prima negli ambienti di epoca romanica, poi nella basilica a tre navate con abside di epoca medievale e infine nel “quartiere” di epoca romana (trivellazioni eseguite in questo sito hanno incontrato tredici metri di materiali e detriti di riporto).
Nella parte profonda scorre ancora acqua sorgiva, forse l’ultima testimonianza (oggi incanalata da moderne condutture) del Fosso Labicano che poco più a valle creava il famoso stagno poi incluso nella Domus aurea.
Lo studio dei resti di epoca romana ha riconosciuto tre gruppi di edifici: un grande muro in blocchi di tufo che delimitava una vasta area (m. 47 per m. 33) e datato al I sec. a.C. (horrea repubblicani?), nel cui interno vennero costruiti una serie di ambienti a volta paralleli dopo l’incendio del 64 d.C.; le stanze al piano terra di un’abitazione con criptoportico e ampio cortile (nel quale verrà poi ricavato il mitreo) datate al II sec. d.C.; una serie di sopraelevazioni e ristrutturazioni, compiute nel III secolo nel precedente edificio, nelle quali si vuole riconoscere il primo titulus Clementi.
Come si è accennato, il cortile scoperto della abitazione del II secolo venne, nel III secolo, trasformato in mitreo. Il primo lavoro fu la costruzione di una volta a botte a sesto ribassato nella quale vennero ricavati, con chiara allusione simbolica, undici lucernari rivestiti di mosaico; nella volta a imitare le asperità delle grotte naturali, vennero inseriti scapoli di pietra vulcanica. Ai lati dell’aula descritta, si costruirono i consueti banconi col piano spiovente. Nel corridoio centrale fu sistemato l’altare dedicato al dio; esso è riccamente scolpito nella facciata principale con la rappresentazione di Mitra che uccide il toro, in basso vi sono lo scorpione e il serpente, mentre sul bordo della grotta immaginaria compare il corvo portatore del messaggio del padre Helios; ai lati infine sono le figure di Cautes e Cautopates. Nella parete di fondo è ricavata una nicchia dove era posta la statua del dio Mitra.

Fonte:
– Carlo Pavia, Claudio Moccheggiani Carpano. Roma sotterranea e segreta. Arnoldo Mondadori Editore, Roma, 1985

Vedi anche: https://www.basilicasanclemente.com/storia/