SCOZIA. Il mitreo di Vercovicium, Housesteads (Cumbria).

Lungo il Vallo di Adriano, pochi chilometri più ad ovest rispetto al mitreo di Carrawburgh, si trovano i resti di un altro importante insediamento romano, l’antico castrum di Vercovicum, oggi Housesteads, sito archeologico di rilevanza curato dall’English Heritage.
Qui, durante alcuni scavi effettuati nel 1898 vennero alla luce i resti di un antico mitreo, che era annesso al villaggio, del quale oggi nulla rimane in situ, se non un cartello di legno che ne indica il sito originario.
Il mitreo consisteva in una lunga sala rettangolare, con dei banconi su ciascun fianco, alla fine del quale venne ritrovato un santuario nel quale era adagiata una singolare statua di Mitra nascente dallo Zodiaco. Questo ed altri importanti manufatti sono stati raccolti e conservati, e si possono oggi ammirare presso il Great North Museum di Hancok, a Newcastle-upon-Tyne (Tyne and Wear).
Il bassorilievo con la rappresentazione dell’uccisione del toro, la tauroctonia, è una delle più grandi e più dettagliate raffigurazioni di questo tipo che si conoscano. La scena è quella classica, il dio è fiancheggiato dai due gemelli portatori di torce, i Dadofori, Cautes e Cautopates. Da notare, soprattutto, la coda del toro che si apre a formare tre spighe di grano, a ulteriore conferma della valenza creatrice dell’atto compiuto da Mitra, e della rinascita spirituale dell’adepto che giungeva fino all’ultimo grado di iniziazione, quello di Pater.

        Altare di Litorius Pacatianus

Assai singolare, invece, e degno di attenzione è il bassorilievo che mostra Mitra che nasce attraverso il cerchio dello Zodiaco, avente però la forma di un uovo e che quindi sta a significare l’Uovo Cosmico. Sebbene la maggior parte delle leggende relative a Mitra sostengono che egli sia nato dalla viva roccia (la cosiddetta petra genitrix), la nascita del dio dall’Uovo Cosmico era maggiormente diffusa tra gli adepti delle Provincie Orientali, che probabilmente erano di stanza ad Housesteads per il presidio del Vallo.
L’uovo ha la forma del cerchio dello Zodiaco, e questo esemplare rappresenta una delle più antiche rappresentazione di questi simboli nella forma in cui li conosciamo oggi. La particolare iconografia associa il dio persiano Mitra al dio-creatore Phanes dei misteri Orfici, anche lui rappresentato come nascente dall’Uovo del Mondo: a conferma della similitudine, presso il Museo Estense di Modena è esposto un bassorilievo orfico che mostra, appunto, il dio Phanes che emerge da uno Zodiaco a forma di Uovo Cosmico.

        Altare di Publicius Proculinus

Gli altri manufatti ritrovati nel sito sono una statua decapitata di Cautes, il Dadoforo che simboleggiava l’Equinozio di Primavera, quando la luce comincia a prendere il sopravvento sulla tenebra, recante una torcia sollevata verso l’alto, ed alcuni altari.
Gli altari mitraici, a volte finemente decorati in bassorilievo, altre volte recanti soltanto una semplice iscrizione con dedica e firma del committente, sono delle importanti testimonianze circa le persone che frequentavano il mitreo e che erano, dunque, degli iniziati. All’interno del Great North Museum di Newcastle ne possiamo ammirare tre.
Il primo altare riporta la dedica di un certo Litorius Pacatianus, e presenta la caratteristica insolita di estendere la dedicazione da parte di tutta la famiglia, quando è noto che il culto di Mitra era strettamente riservato solo ad adepti di sesso maschile. Da come è scritto il nome del dio, “Mytras”, si capisce poi che questo Litorio doveva essere di origini greche.

          Altare mitraico di Herion

Il secondo altare, anch’esso molto semplice, è dedicato al dio da Pubicius Proculinus e menziona anche suo figlio Proculus.
Un po’ più piccolo, ed abbellito con la rappresentazione a bassorilievo del dio con la corona solare a sette raggi, è il terzo altare, che reca la firma di un certo Herion.

Fonte: https://www.angolohermes.com/Speciali/Inghilterra/Housesteads/Housesteads.html

SCOZIA. Il mitreo di Vindobala, Rudchester (Northumberland).

Il Vallo Adriano, l’imponente fortificazione muraria costruita dai Romani al confine settentrionale dei loro possedimenti britannici, al fine di tenere lontani eventuali invasori provenienti dal nord, dalle terre dell’attuale Scozia, era costellato lungo tutta la sua lunghezza da forti militari, che crescevano e si sviluppavano come dei piccoli villaggi. I militari portavano lì le proprie famiglie, crescevano ed educavano i loro figli e professavano i propri culti come se si trovassero a casa, nel proprio paese.
Come per i vicini forti romani di Vercovicium e di Brocolita (che oggi sono, rispettivamente, le località di Housesteads e Carrawburgh), il castrum di Vindobala, che corrispondeva all’attuale città di Rudchester, aveva nelle sue vicinanze un piccolo mitreo che permetteva ai soldati di professare i propri rituali iniziatici.

        Altare di Publius Aelius Titulus

Il tempio sorgeva a breve distanza dal confine occidentale dell’accampamento, e venne scoperto nel 1844 da un fattore locale, che scavando nel suo terreno si imbatté in una statua e in cinque altari. La statua venne successivamente rotta ed è andata perduta, mentre gli altari si sono preservati. La posizione del mitreo venne registrata su una mappa e ciò permise all’archeologo J.P. Gilliam di rintracciarlo, nel 1953, e di compiere su di esso delle indagini più approfondite.
Gilliam delineò nella storia del mitreo almeno due fasi di esistenza. Il tempio originale data tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo: si tratta di una sala rettangolare classica, con un’unica navata centrale e dei banconi ai due lati. Una sorta di piccola anticamera precedeva l’ingresso al tempio, addossata alla parete est e posta asimmetricamente rispetto all’ingresso del mitreo, così che da essa non fosse possibile vedere la sala rituale in linea diretta.

                    Altare di Tiberius                      Claud. Dec. Cornelius Antonius

In una fase successiva il tempio venne ricostruito, i banconi laterali ampliati, riducendo ulteriormente il già angusto spazio riservato agli adepti, e rimuovendo la piccola anticamera. Un podio in pietra, rialzato rispetto al livello del pavimento, venne posto nella zona absidale, probabilmente per il sacrificio rituale del toro.
Non fu trovata traccia della tauroctonia, ossia la rappresentazione in bassorilievo dell’uccisione del toro da parte di Mitra, presente (dipinta o scolpita) in ogni tempio mitraico, mentre delle eventuali statue dei Dadofori (Cautes e Cautopates) furono ritrovate solo le teste, segno di una deliberata distruzione del sito. Indizi mostrano che il mitreo si mantenne operativo per circa un altro secolo, e che dalla metà del IV secolo esso si trovava già in abbandono.
La testa di uno dei due portatori di fiaccola, compagni d’impresa del dio Mitra, una ciotola per il lavaggio rituale delle mani, trovata presso il bancone nord, e tre degli altari che furono ritrovati all’interno sono esposti oggi, insieme ad altri reperti provenienti dagli altri mitrei citati più sopra, nel Museo del Grande Nord (Great North Museum – Hancok) di Newcastle-upon-Tyne (contea di Tyne and Wear). Scarsissimi resti, invece, rimangono del tempio nel sito archeologico di Vindobala, all’interno del villaggio di Rudchester.

        Altare di Lucius Sentius Castus

Particolarmente interessanti e di buona fattura sono gli altari scolpiti. Il primo, dedicato da Lucius Sentius Castus, militante nella Sesta Legione, presenta da un lato del capitello una testa di toro circondata da una ghirlanda, dall’altro un berretto frigio del tipo di quelli indossati da Mitra e dai suoi compagni in ogni rappresentazione. Alla base, invece, si trova un bassorilievo che mostra il dio in lotta con il toro, prima dell’uccisione. Questi elementi iconografici fanno supporre che Lucio Casto fosse stato iniziato al grado di Miles (Soldato) quando fece realizzare l’altare.
Il secondo, che riporta la dedicazione di un certo Tiberius Claudius Decimus Cornelius Antonius, venne realizzato in occasione del restauro del tempio, come l’iscrizione attesta. Caratteristica singolare della realizzazione artistica di questo altare è la presenza, sul capitello, di borchie decorative con incisioni di Fiori della Vita.
L’ultimo dei tre altari provenienti da Rudchester ed esposto nel museo è quello, più semplice e spartano, recante la dedica al Dio Invitto da parte di Publius Aelius Titullus.

Fonte: https://www.angolohermes.com/Speciali/Inghilterra/Rudchester/Rudchester.html

SIRACUSA. Mitreo nella borgata S. Lucia (non accessibile).

Ipogeo consacrato al culto di Mitra. Bene sottoposto a vincolo archeologico ex art.10 D.lgs. 42/04, vincolo diretto. (da scheda di rilevazione n. 251 Piano Paesistico della Provincia di Siracusa – Beni Archeologici). Sito in Via Piave.

“L’esistenza di un santuario mitriaco nella borgata S. Lucia è attestata da una serie di documenti e di monumenti conservati nel locale Museo archeologico. I documenti consistono nella relazione inedita dello scopritore, prof. P. Orsi, contenuta in uno dei «Quaderni dell’archeologo», ed in una serie di disegni di R. Carta, tracciati a matita su un piccolo album del quale occupano due fogli. Trascriviamo la prima e descriviamo i secondi, che pubblichiamo nella fedele riproduzione, nel rispetto delle proporzioni, compiuta per noi dal disegnatore del Museo, sig. Umberto Lazzarini. Un particolare ringraziamento al Soprintendente, Prof. Luigi Bernabo-Brea, che ci ha rivelato l’esistenza dei disegni e liberalmente permette la pubblicazione di tutto il materiale inedito.

a) Dal Quaderno Orsi Inv. n. 57901-Sic.148 con data 14 aprile 1931.
«Si è scoperto a S. Lucia presso l’antico mulino Puleio un ipogeo non funebre con tracce di pitture e stucchi, che niente ha a che vedere con le catacombe, ma che è ridotto in condizioni deplorevolissime.
Si aggiunga che al di sopra di esso si vogliono costruire due casette, anzi si stanno costruendo e si intende trasformare il vano in cloaca di latrina e cucina, al che ho posto un veto assoluto.
Ma le difficoltà per salvare questo pregevole per quanto rovinatissimo monumento sono parecchie e costose. Sto studiando e provvedendo.

b) Dai disegni di Rosario Carta.
(1) II primo disegno, privo di misure e contenente soltanto le linee perimetrali dell’edificio, l’orientamento del medesimo ed alcune indicazioni di massima (lucernaio, nicchia, ingresso antico, ingresso attuale, pozzo) è sormontato dalla seguente dichiarazione: «Siracusa – Santuario mitriaco sotto le costruende case di Tavano Pasquale ed Emilio Maiorca nella borgata S. Lucia.
II riferimento all’ubicazione dell’edificio ed alle «costruende case» concorda con la notizia dell’Orsi, così come conformi a questa (che parla di «tracce di pittura e stucchi») saranno gli elementi forniti dagli altri, più precisi disegni (tracce di basso rilievo in stucco dipinto I), residui di colori e affreschi). Tutto ciò non permette dubbi riguardo al fatto che i due documenti si riferiscano ad un unico ed identico monumento.
(2) II disegno seguente è corredato da tutta una serie di precise misure e di utili indicazioni sulle caratteristiche residue del monumento.
L’edificio è orientato, nel senso della lunghezza, in direzione Est-Ovest e risulta formato da tre sezioni che si susseguono senza alcuna soluzione di continuità e che denomineremo rispettivamente a – f1- y. (Le indicazioni in lettere greche sono aggiunte da noi a quelle del Carta, autore dei disegni originali).
La sezione a misura m 3,80 di lunghezza e m 4,15 di larghezza; nella parete Nord si apre quello che R. Carta indica come «ingresso attuale» (larg. m 1).*

*Testo tratto da:
Sfameni Gasparro Giulia, Il Culto di Mithra, in: “I culti orientali in Sicilia”. Brill, 1973, pp. 281-94

Vedi allegato: Il culto di Mitrha a Siracusa

SIRIA. Dura Europos. Il mitreo.

Dura Europos era un’antica città della Mesopotamia, situata nell’odierna Siria, vicino al villaggio di Salhiyah. Fondata da Seleuco I Nicatore intorno al 300 a.C. sulla riva destra del fiume Eufrate, Dura Europos occupò una posizione strategica lungo le rotte commerciali tra est e ovest. La città cambiò padrone diverse volte nel corso della sua storia, passando sotto il dominio dei Seleucidi, dei Parti, dei Romani e infine dei Sasanidi.
Nel 1928, durante gli scavi archeologici a Dura Europos, fu scoperto un Mitreo, un tempio dedicato al dio Mitra. Il Mitreo di Dura Europos è considerato uno dei templi mitriaci meglio conservati e meglio documentati al mondo.
Il tempio è situato nella parte nord-occidentale della città, vicino alle mura cittadine, grazie al terrapieno difensivo situato tra le torri n. 23 e n. 24.

Il Mitreo di Dura Europos fu costruito tra il 168 e il 171 d.C. da un distaccamento della legione romana III Parthica, che coinciderebbe con le campagne partiche di Lucio Vero. Il tempio è un edificio rettangolare con un’unica abside. In questa fase era pur sempre una camera in una casa privata. Fu ampliato e rinnovato tra il 209 ed il 211, e la maggior parte degli affreschi sono di questo periodo.
Le pareti del tempio erano decorate con affreschi che raffiguravano scene della mitologia mitriaca, tra cui la nascita di Mitra, la tauroctonia (il sacrificio del toro) e il banchetto di Mitra.
Il tabula ansata contenente 210 offerte è dell’epoca di Settimio Severo, Caracalla e Geta. La costruzione fu affidata ad un centurio principe praepositus delle vexillationes della legio IIII Scythica e legio XVI Flavia Firma.
Il Mitreo fu ampliato nel 240, ma nel 256 con l’assedio dei Sasanidi, il santuario entrò a far parte dell’ampliamento delle fortificazioni.

Il Mitreo di Dura Europos è un’importante testimonianza del culto di Mitra, una religione misterica che si diffuse nell’Impero romano nel I secolo d.C. Il culto di Mitra era particolarmente popolare tra i soldati, che vedevano in Mitra un dio protettore e compagno.
La scoperta del Mitreo di Dura Europos ha fornito agli studiosi informazioni preziose sulla religione, la cultura e la società dell’Impero romano.

A seguito degli scavi moderni, il tempio fu trasportato a blocchi a New Haven, nel Connecticut, dove fu ricostruito (ora in mostra permanente), presso l’università di Yale.
Gli affreschi superstiti, i graffiti ed i dipinti sono di estremo interesse per lo studio della composizione sociale del culto. Le statue e gli altari sono stati trovati intatti, come anche il rilievo tipico di Mitra che uccide il toro, con il dio vestito in “costume orientale”.
Come è tipico per i mitrei nelle province romane dell’Oriente greco, le iscrizioni ed i graffiti sono per lo più in greco, o in palmireno o ebreo ellenizzato.
La parte finale del santuario è poi dotata di un arco con una figura seduta accanto a ciascuna delle due colonne di sostegno. Seguendo la forma dell’arco vi è una serie di rappresentazioni dello zodiaco. Queste due figure sono di tipo palmireno in tutti i loro tratti caratteristici e rappresenterebbero i ritratti dei membri più importanti di quella congregazione tra gli ausiliari romani della provincia di Siria.

Mithra era una divinità venerata in una religione misterica diffusa nell’Impero romano tra il I e il IV secolo d.C. Mitra era raffigurato come un giovane dio che emergeva da una roccia, con un coltello in mano ed un toro sotto i piedi.
Il culto di Mitra era caratterizzato da riti segreti che si svolgevano all’interno di templi sotterranei chiamati Mitrei.
I Mitrei erano tipicamente decorati con affreschi che raffiguravano scene della mitologia mitriaca, tra cui la nascita di Mitra, la tauroctonia (il sacrificio del toro) e il banchetto di Mitra.

Il culto di Mitra scomparve con l’avvento del cristianesimo, che divenne la religione ufficiale dell’Impero romano nel IV secolo d.C. Tuttavia, il culto di Mitra ha lasciato un’eredità duratura nella cultura occidentale.
Simboli mitriaci si possono ancora trovare in alcune opere d’arte e architettura, e alcune festività cristiane, come il Natale, potrebbero avere origini mitriache.

Autore: DMF

SLOVENIA. Il mitreo di Rožanec.

Nascosto nel bosco di castagni accanto al villaggio di Rožanec, in Slovenia, si trova un interessante monumento naturale che suscita la curiosità degli storici. Si tratta del mitreo conosciuto col nome del suddetto paesino che ne custodisce i resti. Siamo nella parte più meridionale della piccola Repubblica slovena, in una zona chiamata Bela Krajina (ovvero Provincia Bianca), una piacevole regione collinare poco abitata situata vicino al confine con la Croazia.
A Rožanec i resti del mitreo si trovano in un piccolo avvallamento del terreno circondato e invaso da piante ad alto fusto. Lo spazio che occupa è un’ellissi molto irregolare: misura circa 35 metri sulla direttrice più lunga Nord-Sud e 12 su quella Est-Ovest. E’ attorniato da blocchi di grosse pietre spesso squadrate che sul lato occidentale formano una parete. Su quest’ultima, a circa 60 cm dal suolo, è scolpito il bassorilievo dedicato a Mitra. L’entrata principale si trova a sud, dove esiste un varco tra le pietre di circa 9-10 metri che permette di scendere sullo spazio rituale, dove al massimo potevano raccogliersi 40 iniziati.
La raffigurazione del bassorilievo occupa uno spazio di circa 105 cm x 120 cm; risulta molto deteriorata e ha le caratteristiche classiche, comuni cioè a centinaia di altre arrivate fino a noi, testimonianza del successo goduto da Mitra. Anche in questo contesto troviamo il dio Mitra col berretto frigio e il mantello; incitato da un corvo gracchiante balza al collo del toro su cui si puntella col ginocchio sinistro, lo afferra per le corna e lo sgozza.
Dal sangue sacrificale nasce così il regno vegetale, mentre dal seme del toro si genera il mondo animale. Uno scorpione e un serpente, simboli del male, cercano di ostacolare il sacrificio mentre un cane aiuta Mitra nel suo compito.
La scena è incorniciata da una scenografia ad arco, chiuso da nicchie laterali dove trovano posto i volti simbolici del Sole e della Luna, e le due figure intere dei sacerdoti Cautopates e Cautes.
Sopra la scena vi è la dedica che riportiamo così come pubblicata da Theodor Mommsen nel Corpus Inscriptionum Latinarum (C.I.L. III, 3933):
D(eo) I(nvicto) M(ithrae) / PPP(ublii) Aelii Nepos et / Proculus et Firminus / pro salute sua et suorumque
Possibile traduzione ed interpretazione: “Al dio Mitra invincibile, i pubblici provveditori Nepote, Proculo e Firmino, della famiglia Aelia, (dedicano questo santuario) per la loro salute e per quella dei propri cari”.

La scoperta del mitreo di Rožanec, o il suo riconoscimento come tale, avvenne a metà del XIX secolo, suscitando ben presto l’interesse della Società Storica per la Carniola (antico nome della Slovenia) che ne parlò per prima nel 1856 sulla propria rivista di lingua tedesca. Negli anni successivi il mitreo fu inserito nella monumentale raccolta di iscrizioni latine del già citato Mommsen. Nel 1890, sempre in lingua tedesca, ne accennò lo storico sloveno Anton Von Premerstein ma soltanto nel 1896 si ebbe finalmente una prima descrizione del mitreo, pubblicata in lingua francese nella famosa raccolta che censiva i luoghi dedicati a Mitra, curata da Franz Cumont. L’accademico belga però trascrisse solo una delle tre PPP incise nel nostro bassorilievo.
Caduto l’Impero Austro-Ungarico, di cui faceva parte la Bela Krajina come provincia della Carniola, nel 1919 toccò al neonato stato sloveno, federato della Jugoslavia, organizzare la ricerca e la cura del proprio patrimonio storico e monumentale; è per questo motivo che il dottor Mantuani, direttore del Museo Regionale della Carniola, avviò a Rožanec il primo scavo del mitreo.
I ritrovamenti archeologici fruttarono alcuni reperti e stimolarono ulteriori studi a cui contribuì il nuovo Museo Provinciale che ha tutt’oggi sede nella cittadina più vicina, Metlika. Qui nel 1953 nacque la provvidenziale iniziativa di fare una copia del bassorilievo il quale, nel suo contesto naturale all’aperto, si presenta molto corroso.
Un altro scavo, promosso dallo stato jugoslavo, ha avuto luogo nel 1982 e successivamente nel 1995 su iniziativa della Repubblica di Slovenia indipendente, dalla quale il mitreo di Rožanec è stato elevato a “monumento culturale di importanza nazionale” nel 1999. Gli studi menzionati e le campagne archeologiche concordano nel datare il mitreo al periodo 170 – 200 d.C., epoca a cui tra l’altro risale una moneta bronzea con l’effigie dell’imperatore Marco Aurelio, ritrovata nel medesimo contesto.
Dalla fine del II secolo la dinastia imperiale dei Severi favorì il mitraismo, e infatti a Rožanec sono state rinvenute tre monete di un periodo successivo, coniate al tempo dell’imperatore Probo (276 – 282). A conferma del persistere della possibile frequentazione del mitreo fino all’epoca di Costantino (313 – 335) e forse anche oltre, abbiamo infine una moneta coeva al primo imperatore cristiano.
Gli scavi hanno restituito pochi altri resti di epoca romana, come ossa animali, ceramiche e una lama di ferro (probabilmente di un coltello); è stata inoltre individuata la presenza di un bracere vicino al bassorilievo, ed è stato confermato che il piano di calpestio originale era circa 75 centimetri più in basso dell’attuale, così da far sembrare il mitreo più profondo e quindi più nascosto di quanto non appaia oggi.
Questa ambientazione all’aperto è la caratteristica del sito di Rožanec che più incuriosisce gli studiosi delle religioni perché differisce dalla collocazione sotterranea o in grotta dei mitrei conosciuti. Di certo sappiamo che il sito in questione era una cava di pietre, forse già dismessa al momento della realizzazione del mitreo. L’altra caratteristica insolita per gli storici è la mancanza di grandi insediamenti nella zona del mitreo di Rožanec, che all’epoca si trovava a metà strada del percorso tra due città romane lungo la valle del fiume Sava, cioè le attuali Lubiana (Emona) e Sisak (Sciscia).
La zona mitraica distava circa 80 chilometri da entrambe le suddette città, e comunque lungo una via secondaria in un’area priva di villaggi storicamente documentabili. L’unico insediamento di età romana vicino a Rožanec si trovava circa 5 chilometri a sud, nei pressi dell’attuale cittadina di Črnomelj ed era probabilmente una villa rustica. Comunque, in questa località i resti di pietre e frammenti lapidei ritrovati provengono proprio dalla vicina cava in cui il mitreo è sorto. Curiosamente provengono dalla stessa cava anche la gran parte delle pietre con qualche rilevanza archeologica, ritrovate nella regione di Bela Krajina.
Rožanec non ha fornito altri indizi utili a raccontare la storia del suo mitreo; non è stato trovato l’altare, e le grosse pietre in loco non recano tracce di simboli, o non le recano più. Per avere ulteriori notizie resta l’iscrizione dedicatoria, e in particolare l’interpretazione delle tre PPP che Mommsen risolse con una sola parola “Publii”; anche lo specialista Cumont adottò la medesima decrittazione.
Dunque si tratterebbe di tre personaggi della gens Aelia, cioè Nepote, Proculo e Firmino aventi una qualche funzione pubblica (PPP) e che promuovono l’erezione del luogo di culto dedicato al dio invincibile Mitra (D.I.M.) perché li protegga, unitamente ai loro parenti. La scheda del museo di Metlika, dove si conservano alcuni reperti e la copia del bassorilievo di Rožanec, risolve invece le tre PPP con “Publici Posuerunt Patres” dove la parola Patres definisce i tre dedicatari come iniziati o confratelli di uno dei sette gradi in cui gli adepti di Mitra erano suddivisi. Questa lettura è stata successivamente ripresa in parte da Janez Weiss, uno storico sloveno che nel 2010 ha pubblicato lo studio più recente sul mitreo. Weiss ha tuttavia modificato la lettura così: “Patres Publici Posuit” e soprattutto ha limitato l’interpretazione del ruolo dei dedicatari nuovamente a quello di meri pubblici funzionari.
Le due differenti possibili letture aggiungono un pizzico di mistero ma Weiss è andato oltre, sostenendo che la gens Aelia fosse probabilmente presente già molto prima, nel 181 a.C. alla fondazione della colonia romana di Aquileia, e nel II secolo d.C. la stessa gens si fosse arricchita col commercio.
In effetti Aquileia, al tempo del funzionamento di questo mitreo, era diventata una metropoli tra le principali dell’impero ed era il centro di primaria importanza più vicino a Rožanec, oltre che un polo di enorme attrattiva per i mercanti delle regioni interne. Weiss suppone che i tre Aelii fossero commercianti residenti vicino a Rožanec, impegnati nell’amministrazione locale e abbastanza ricchi da finanziare il mitreo, di cui forse possedevano il terreno dove esso sorgeva, cioè la cava dismessa.
Essi avrebbero abbracciato il mitraismo in seguito ai loro contatti con altri mercanti, magistrati e militari che viaggiavano attraverso la Pannonia, dove la nuova religione si diffuse grazie al favore incontrato tra i pubblici funzionari romani, gli ufficiali delle legioni e soprattutto presso la famiglia imperiale dei Severi.
Forse gli Aelii di Rožanec divennero sinceri e convinti adoratori di Mitra, o forse aderirono al culto per averne un vantaggio sociale od economico, ma si tratta solo di supposizioni. Sappiamo che il carattere iniziatico del mitraismo in quei secoli funse da collante tra gli adepti, e per alcuni di loro favorì l’inclusione in un determinato gruppo di politici o di affaristi; ma in particolare è accertato che il culto di Mitra cementò la coesione tra i commilitoni aderenti, coesione utile a sopportare meglio la vita di soldati ed a fronteggiare con maggior fermezza le prime allarmanti incursioni barbariche ai confini dell’impero. Probabilmente Nepote, Proculo e Firmino non ambivano a tanto, e infatti l’iscrizione non menziona speciali gruppi a cui essi appartenevano e per i quali chiedere la protezione di Mitra, ma riporta solo una umanissima e sempre attuale perorazione per sé stessi e le loro famiglie.
Resta anche il mistero di chi siano stati i frequentatori del mitreo dopo la morte dei tre Aelii, ovvero nel secolo e mezzo successivo. Secondo il primo indagatore, il dottor Mantuani, la scarsità dei ritrovamenti fa pensare ad un uso occasionale del mitreo. Dopo i fondatori e la loro cerchia di iniziati, e dopo i loro possibili discendenti, il santuario potrebbe avere avuto sempre meno frequentatori fino ad essere abbandonato.
Dal V secolo d.C. la regione di Rožanec fu investita dal passaggio dei barbari di Ricimero, dei Visigoti e degli Unni che distrussero Lubiana ed Aquileia; in seguito fu la volta degli Ostrogoti, dei Longobardi, degli Avari e infine degli Slavi che, a piccoli gruppi e progressivamente, si insediarono in questo spopolato territorio dove non c’è più nessuno a serbare il ricordo del mitreo, ormai nascosto dal bosco di castagni.

Fonti bibliografiche:
– T. Mommsen – C.I.L. , 1863 e segg. aggiornato da Berlin – Brandenburgische Akademie der Wissenschaften
– F. Cumont – Textes et monuments figurés relatifs aux mystéres de Mithra, Bruxelles 1896
The Institute for the protection of natural and cultural heritage, Novo Mesto (Slovenia) – Heritage Trails through Dolenjska and Bela krajina, THE ROŽANEC MITHRAEUM, anno non indicato, dal sito belokranjski-muzej.si
– J. Weiss – Iz materilane dediščine Bele krajine: Mitrej na Rožancu, in “Belokranjec”, 2010, 9/XIII

Autore:
– Roberto Neri; le fotografie sono del medesimo, eccetto per la n.3 e 5, che sono di pubblico dominio)

Maggiori informazioni: https://www.duepassinelmistero2.com/studi-e-ricerche/archeologia/il-mitreo-di-rozanec/

STOCCARDA (D). Landesmuseum Wurttemberg, Mitreo di Mundelshein.

Proveniente dal Mitreo di Mundelshein, altare in calcare con raffigurazione della Luna (73x46x26 cm), risalente a circa II-III sec. d.C.

SUTRI (Vt). Mitreo, Chiesa Madonna del Parto.

A poca distanza dall’anfiteatro, alle pendici del colle Savorelli, si apre la piccola chiesa dedicata alla Madonna del Parto, indicata come Mitreo. La chiesa, riferibile al XIII-XIV secolo è interamente scavata nel tufo.
Da un piccolo vestibolo a pianta quadrata, decorato con affreschi raffiguranti la Madonna ed i Santi, S. Cristoforo e la leggenda di S. Michele del Gargano, si passa nell’ambiente principale, a pianta rettangolare allungata, diviso in tre navate da due file di pilastri ricavati nel tufo.
Monumento unico: tomba etrusca, tempio pagano dedicato al dio mitra, chiesa cristiana dedicata dapprima a S. Michele Arcangelo, e poi alla Madonna con il Bambino (S. Maria del Parto). Racchiude oltre duemila e seicento anni di storia e stratificazione culturale ancora intellegibile attraverso le forme, i dipinti ed il mistero che emana.

La struttura mantiene intatte le caratteristiche comuni a molti luoghi del culto Mitraico:
– una navata principale coperta da una volta a botte fortemente ribassata;
– due strette navatelle laterali con copertura piana;
– un lungo sedile che collega i pilastri della navata;
– una serie di gradini posti davanti all’altare;
– una nicchia in cui doveva essere alloggiato il bassorilievo rappresentante Mitra che sacrifica il Toro Cosmico, mai ritrovato.
La copertura della navata centrale presenta una volta a botte, le piccole navate laterali, probabilmente i banconi dell’originario Mitreo, servivano per il banchetto mistico dei fedeli.
Del Mitreo mostra tutte le caratteristiche che generalmente contraddistinguono questi ambienti sotterranei, scarsamente illuminati e privi all’esterno di elementi architettonici.
Il rinvenimento a Sutri di un rilievo del dio Mitra avvalora la tesi del riutilizzo di un luogo di culto pagano, trasformato dai cristiani in luogo sacro; in un secondo momento l’ambiente venne ampliato con le creazione di una zona absidale, a pianta rettangolare, avvenuta mediante il taglio del podio della navata centrale aumentando così lo spazio per le funzioni religiose.
Nell’abside si conservano i resti dell’affresco raffigurante la Natività.
Trasformato, in antichità, in chiesa cristiana, il mitreo venne dedicato prima a San Michele Arcangelo, a cui è riservato l’affresco più significativo dell’ipogeo, e successivamente venne consacrato al culto della Vergine, assumendo il nome definitivo di chiesa di Santa Maria del Parto.

Info:
Gli orari di ingresso al Mitreo sono i seguenti:
– dal martedì al venerdì dalle 10.20 alle 14.40 (accessi ogni venti minuti gruppi max 10 persone)
-sabato e domenica e festivi dalle 10.20 alle 16.20; 16:40 visita accompagnata con illuminazione speciale max 15 persone.

TARQUINIA (Vt). Il mitreo di Poggio della Civita.

Dal 2017 è esposto nel Museo Archeologico Nazionale un gruppo scultoreo romano risalente al II-III secolo d.C. e raffigurante Mitra nell’atto di uccidere il toro. L’opera, eseguita in un unico blocco di marmo bianco dalle misure di 154 x 90,5 x 43 cm è aderente all’iconografia classica della tauroctonia con un cane e un serpente che lambiscono la ferita e uno scorpione stringe tra le chele i testicoli del toro. Il gruppo appoggia su un basamento dello spessore di 7 cm, ricavato dallo stesso blocco di marmo.

Il gruppo scultoreo era stato scavato illegalmente nel 2014 e stava per essere esportato; fortunatamente è stato recuperato nel 2015 dal Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico e, dopo il restauro, è stato musealizzato.

Il gruppo è pervenuto quasi integro; mancano: la testa, la mano sinistra, l’avambraccio destro, il piede sinistro e metà del piede destro del Mitra; le zampe del cane; l’orecchio sinistro, la parte terminale delle corna, la coda, parte della zampa anteriore destra e dello zoccolo sinistro del toro e il serpente di cui resta il punto di attacco sul corpo del toro.
Il basamento manca di una piccola porzione nell’angolo anteriore destro dove appoggiano le zampe posteriori del cane.

In momenti successivi al sequestro sono stati rinvenuti il cane ed una parte del braccio sinistro di Mitra.
Il cane è emerso da uno scavo condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale nell’area archeologica della villa romana di Tarquinia, dove è stato individuato un ambiente con funzioni sacre, forse di mitreo, che era quello in cui era avvenuto lo scavo clandestino.
La villa, detta poi “domus del mitreo”, di cui sono stati indagati 40 ambienti, con continuità di vita che va dal VI sec. a.C. al VII sec. d.C., aveva chiodi votivi con iscrizioni in latino ed una fontana con una riserva d’acqua nascosta nelle sue pareti e presentava zone residenziali, servili e produttive.

La parte del braccio invece fu consegnata spontaneamente ai Carabinieri da chi ne era illegalmente in possesso. Il braccio, anche se privo della mano, combacia perfettamente con la superficie di frattura all’altezza della spalla.

In seguito fu promossa una prima campagna di scavo nel 2014, seguita dal 2016 da altri scavi diretti dal Professor Attilio Mastrocinque e dalla Dottoressa Fiammetta Soriano dell’Università degli Studi di Verona.
L’intervento di scavo archeologico ha avuto l’obiettivo di individuare il sito certo della provenienza del gruppo marmoreo, databile alla fine del II sec.d.C. L’indagine di scavo ha portato al rinvenimento di un altro elemento di marmo facente parte della stessa scultura, costituito da un cane che in origine era appoggiato al ginocchio del toro. Tale importante scoperta costituisce quindi prova inconfutabile della provenienza della scultura dalla Civita di Tarquinia.

Non è stata rinvenuta la parte di basamento della scultura che costituiva l’appoggio delle zampe posteriori del cane, cosa che ne rende complessa la ricollocazione nella sua posizione originale.

Due esemplari simili di questo gruppo scultoreo si trovano a Londra al British Museum e ai Musei Vaticani. Vedi schede.

Link:
https://tarquiniaturismo.com/museo-archeologico-nazionale-tarquiniense/

Vedi anche: Il mitreo_Civita_Tarquinia

Vedi anche: La domus del mitreo di Tarquinia

Vedi anche: La_domus_del_Mitreo_a_Tarquinia_Ricerche

Vedi anche_ Domus del mitreo nell’antica città di Tarquinia

Vedi anche: Tarquinia 2021

Vedi anche: Tarquinia – Polizia ritrova preziosi reperti archeologici appartenenti al dio Mitra

TARVISIO (Ud), fraz. Camporosso in Valcanale. Mitreo.

 

Nel paese di Camporosso la via moderna ricalca quella antica. Per quel che riguarda l’abitato, è ormai assodato che fosse la sede dell’ufficio provinciale della dogana e che mantenesse una certa importanza almeno fino alla tarda età imperiale. Ripetuti sono stati i rinvenimenti nella zona più vecchia del paese, quella occidentale.
L’ultima scoperta importante è di alcuni decenni fa quando, in seguito ad un sondaggio effettuato dalla Soprintendenza del Veneto, venne rinvenuta una struttura identificata come Mitreo nei pressi furono scoperte altre strutture murarie forse relative ad un edificio.
Il culto del dio Mitra era frequente tra i funzionari delle stationes doganali, sia liberi che schiavi e viene attestato, nel centro doganale, dall’iscrizione che porta la dedica di Telesforo, che si definisce Gai Antoni Rufi servus e publici portorii vilicus (1).
La presenza di altre quattro iscrizioni legate all’esistenza della dogana e provenienti da Camporosso ha fugato ogni dubbio circa la funzione di questo importante centro romano. Di queste, una menziona con certezzxa un funzionario doganale, Erminius, che è esplicitamente detto scrutator stationis Bilachiniensis il riferimento ad una diarchia imperiale (Augustorum nostrorum) data l’epigrafe tra la seconda metà del II sec. d.C., all’epoca di Marco Aurelio, e i primi due decenni del II sec. d.C. Questo riferimento ad un addetto all’ufficio doganale va ad aggiungersi ad altre due menzioni presenti su iscrizioni rinvenute nell’800: una nomina, genericamente, un contrascriptor, cioè …un controllore della stazione doganale, quasi sicuramente uno schiavo privato di quel Q. Sabinius Veranus più volte attestato epigraficamente come appaltatore privato dell’esazione dei dazi del publicum portorii Illyrici intorno alla metà del II sec. d.C..

(1) D(eo) I(nvicto) M(ithrae). /Telesphorus, / C(ai) Antoni Rufi / ser(vus), p(ublici) p(ortorii)vilicus, / v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito) (Zaccaria 2001). in Viabilità e insediamenti d’epoca romana nel territorio della Valle del Fella, Mirta Faleschini, in Ce Fastu?, Società Filologica Friulana, 2010.

Vedi anche: https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/tarvisio-fraz-di-camporosso-in-valcanale-ud-antiquarium/

Periodo artistico: II sec. d.C.
Data ultima verifica: 01/12/2010
Rilevatore: Feliciano Della Mora

TREVIRI (D). Scoperta statua di 1600 anni fa. Raffigura Cautes, il compagno del dio Mitra.

Un team di archeologi ha scoperto in un tempio romano di 1.600 anni fa nella città tedesca di Treviri una straordinaria statua di Cautes, compagno di Mitra, il dio romano della luce. Ad annunciarlo è stato il consiglio comunale locale.
Secondo il ministro dell’Interno tedesco, Michael Ebling, durante gli scavi effettuati nel Mitreo (l’area nella quale era venerato Mitra) è stata rinvenuta un’effige alta 1,2 metri raffigurante Cautes, compagno della divinità associata all’alba.
I Mitrei, sottolineano gli esperti, erano costruzioni sotterranee in cui le persone si riunivano per adorare il dio Mitra. Al tempo dell’Impero Romano, il culto di questa divinità era diffuso soprattutto tra i membri della milizia.
Come suggeriscono le prove trovate nel santuario, scoperto nel sito in cui sarà costruita la nuova stazione dei vigili del fuoco, il mitreo fu distrutto e abbandonato alla fine del IV secolo d.C.
Questo tempio, spiegano le autorità, è il secondo mitreo rinvenuto a Treviri, il che conferma l’importanza dell’antica città che allora era la più grande metropoli romana a nord delle Alpi.

Autore: Angelo Petrone

Fonte: www.scienzenotizie.it, 19 apr 2023