TARQUINIA (Vt). Il mitreo di Poggio della Civita.
Dal 2017 è esposto nel Museo Archeologico Nazionale un gruppo scultoreo romano risalente al II-III secolo d.C. e raffigurante Mitra nell’atto di uccidere il toro. L’opera, eseguita in un unico blocco di marmo bianco dalle misure di 154 x 90,5 x 43 cm è aderente all’iconografia classica della tauroctonia con un cane e un serpente che lambiscono la ferita e uno scorpione stringe tra le chele i testicoli del toro. Il gruppo appoggia su un basamento dello spessore di 7 cm, ricavato dallo stesso blocco di marmo.
Il gruppo scultoreo era stato scavato illegalmente nel 2014 e stava per essere esportato; fortunatamente è stato recuperato nel 2015 dal Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico e, dopo il restauro, è stato musealizzato.
Il gruppo è pervenuto quasi integro; mancano: la testa, la mano sinistra, l’avambraccio destro, il piede sinistro e metà del piede destro del Mitra; le zampe del cane; l’orecchio sinistro, la parte terminale delle corna, la coda, parte della zampa anteriore destra e dello zoccolo sinistro del toro e il serpente di cui resta il punto di attacco sul corpo del toro.
Il basamento manca di una piccola porzione nell’angolo anteriore destro dove appoggiano le zampe posteriori del cane.
In momenti successivi al sequestro sono stati rinvenuti il cane ed una parte del braccio sinistro di Mitra.
Il cane è emerso da uno scavo condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale nell’area archeologica della villa romana di Tarquinia, dove è stato individuato un ambiente con funzioni sacre, forse di mitreo, che era quello in cui era avvenuto lo scavo clandestino.
La villa, detta poi “domus del mitreo”, di cui sono stati indagati 40 ambienti, con continuità di vita che va dal VI sec. a.C. al VII sec. d.C., aveva chiodi votivi con iscrizioni in latino ed una fontana con una riserva d’acqua nascosta nelle sue pareti e presentava zone residenziali, servili e produttive.
La parte del braccio invece fu consegnata spontaneamente ai Carabinieri da chi ne era illegalmente in possesso. Il braccio, anche se privo della mano, combacia perfettamente con la superficie di frattura all’altezza della spalla.
In seguito fu promossa una prima campagna di scavo nel 2014, seguita dal 2016 da altri scavi diretti dal Professor Attilio Mastrocinque e dalla Dottoressa Fiammetta Soriano dell’Università degli Studi di Verona.
L’intervento di scavo archeologico ha avuto l’obiettivo di individuare il sito certo della provenienza del gruppo marmoreo, databile alla fine del II sec.d.C. L’indagine di scavo ha portato al rinvenimento di un altro elemento di marmo facente parte della stessa scultura, costituito da un cane che in origine era appoggiato al ginocchio del toro. Tale importante scoperta costituisce quindi prova inconfutabile della provenienza della scultura dalla Civita di Tarquinia.
Non è stata rinvenuta la parte di basamento della scultura che costituiva l’appoggio delle zampe posteriori del cane, cosa che ne rende complessa la ricollocazione nella sua posizione originale.
Due esemplari simili di questo gruppo scultoreo si trovano a Londra al British Museum e ai Musei Vaticani. Vedi schede.
Link:
https://tarquiniaturismo.com/museo-archeologico-nazionale-tarquiniense/
Vedi anche: Il mitreo_Civita_Tarquinia
Vedi anche: La domus del mitreo di Tarquinia
Vedi anche: La_domus_del_Mitreo_a_Tarquinia_Ricerche
Vedi anche_ Domus del mitreo nell’antica città di Tarquinia
Vedi anche: Tarquinia 2021
Vedi anche: Tarquinia – Polizia ritrova preziosi reperti archeologici appartenenti al dio Mitra



Si possono riconoscere tra l’altro una serie di ambienti rettangolari affiancati collegati a scale per l’accesso al piano superiore, ora scomparso, con altre stanze più piccole.
Il terzo vano era il più importante, perchè vi si svolgevano i rituali: nella soglia della porta era una vaschetta ricavata da un dolio murato, che doveva raccogliere il liquod lustrale; nella parete di fondo, dove era un arco, c’era un altare con edicola, forse il sacello del dio Mitra. Ai lati dell’arco sono conservate le basi per le statue del Sole e della Luna; mentre nel pavimento erano i piedestalli delle immagini di Kronos e del deus ex petra (Mitra fanciullo nascente dalla pietra). Sulla parete di fondo restano ancora, a sinistra, due mensole forse per un’altra edicola sacra e. a destra, un piccolo rilievo con Mitra che uccide il toro nell’antro con ai lati le immagini del Sole e della Luna.
Ma il reperto più interessante è un grande bassorilievo, rinvenuto fuori posto e dedicato al dio da T. Claudius Hermes. Vi sono rappresentati al centro il dio Mitra con il mantello al vento che uccide il tor, poi ancora uno scorpione, un serpente e un cane; vi sono anche due rilievi con il Sole e la Luna, e un dio Mitra più piccolo, che trasporta nella grotta il toro, infine i diadofori Cautes e Cautopates.
Mitra, dio della speranza e della resurrezione, anticipa il cristianesimo.





