Fig. 1 a

MARINO (Roma). Il Mitreo.

Mitra, dio della speranza e della resurrezione, anticipa il cristianesimo.
Nei primi secoli dell’impero il mitraismo ebbe un’enorme diffusione in Italia forse superiore a quella del cristianesimo. Il dio Mitra ha origini antichissime il suo culto si sviluppò in India e in Iran, e in entrambi i paesi ebbe un forte legame con il sole.
Fig. 2Importato dai soldati romani, questo culto variò rispetto alla versione orientale. La festa del Mitra romano creatore, dio della speranza e della resurrezione, cadeva il giorno del solstizio di inverno, il giorno della nascita del sole. Non furono mai eretti templi in suo onore, perché il mitraismo non è una religione, ma un culto misterico. Gli adepti passavano attraverso sette porte (come sette erano le prove da superare per diventare iniziati) per giungere in uno scantinato, dove si doveva consumare un pasto comune.
Sono tre in Italia i mitrei dove la scena del culto misterico è dipinta: uno è il Mitreo Barberini a Roma, un altro è il mitreo di Santa Maria Capua Vetere e il terzo quello di Marino.
Fig. 7La particolarità che distingue il Mitreo di Marino rispetto agli altri due è la tecnica esecutiva del dipinto realizzato ad encausto (o incausto) direttamente sull’intonaco signino della cisterna.
Al centro del dipinto, risalente al II secolo d.C., si trova Mitra, vestito all’orientale, con berretto frigio, tunica e calzoni rossi; indossa anche un mantello blu volteggiante puntinato di stelle. Guarda verso il Sole che lo irraggia; dall’altra parte c’è la Luna, nera che volta la faccia a Mitra guardando in basso.
Sotto al Sole e alla Luna ci sono due dadofori vestiti alla persiana, portatori di torce, uno con la torcia alzata con mantello rosso (Cautes) il giorno, la vita il positivo) l’altro con la torcia abbassata (Cautopates) con mantello blu, la notte, la morte, il negativo).
Fig. 1Mitra sta sgozzando il toro bianco tagliando la giugulare, mentre un cane e un serpente bevono il sangue del toro e uno scorpione morde i testicoli del toro. Dalla coda della vittima escono alcune spighe di grano, simbolo della rinascita della Terra. Ai lati della scena principale ci sono otto riquadri con le principali imprese della vita di Mitra.
Ai lati diverse rappresentazioni narrano la vicenda, della quale l’affresco centrale è la conclusione. Saltano agli occhi alcune figure, tra cui Giove in lotta contro i Titani, forse simbolo della vittoria contro il caos. Segue la rappresentazione di Saturno sdraiato, dai romani assimilato a Cronos, il tempo. Saturno era anche il dio dell’Età dell’oro e nel mitreo è rappresentato con la falce in mano.
Mitra nasce da una roccia; Mitra cavalca il toro bianco; Mitra sceso dal toro lo trascina per le zampe posteriori nella grotta dove avverrà il sacrificio; Mitra inizia ai suoi misteri il Sole inginocchiato davanti a lui; le due divinità si stringono la mano destra e divengono alleati; Mitra fa uscire l’acqua da una roccia colpita da un suo dardo (come Mosè, san Pietro e più tardi san Francesco).
Fig. 12Nell’affresco principale il toro ucciso è senz’altro un animale sacro: figura d’origine indoeuropea molto comune, il toro è presente persino nella cultura ebraica dove spesso Dio muggisce; la tauromachia vive tuttora nella corrida spagnola. Il cane che beve il sangue rappresenterebbe la costellazione del cielo (si vede anche nel mantello di Mitra) nel periodo estivo, oppure si ricorderà che nella mitologia greca il cane era animale sacro a Diana, dea associata alla luna. Il serpente corrisponderebbe alla costellazione dell’Hydra, mentre altri lo considerano legato agli inferi (in molte culture primitive il fatto che i rettili mutassero la pelle era letto come evidente segno di rigenerazione). Lo scorpione, nella tradizione mazdea, rappresenta Ahriman principe delle tenebre, signore del male, inviato per impedire la fecondazione della terra (molti vi vedono invece un elemento positivo, legato alla creazione).
La luna si trova sul lato opposto del sole, è nera, volta la faccia a Mitra guardando in basso…
Una cosa è certa: questo dio, creatore dell’universo, è la prima anticipazione del concetto di cristianesimo e la testimonianza del tramonto del politeismo.